Quanta amnesia ha ammalato il mondo? Quanti ricordi schiacciati e piantati sotto una spessa coltre di indifferenza, innaffiati dalla disperazione? Dall'altra parte della terra sotto la frenetica spinta spunta il frutto del peccato subito, nasce la coscienza del male assoluto, comincia la ricerca delle ragioni, la fuga alla condanna dei colpevoli. E tanta ossessione s'impossessa del nipote del perseguitato. Tanto rinnovato vigore matura sulla fronte del figlio. Vendetta, rivalsa, maledizione. Tante voci, una moltitudine di voci, un'armonia insana di suoni, la massa informe di bocche aperte in un urlo che non senti chiaro e potente, ma che immagini lancinante, quanto più sordo possa rappresentare un'umanità impotente, violenta, inconsistente, bestiale, inutile, sprecona, speculare, infestata dallo stesso difetto. In superficie non diresti, cominci a scavare ed eviti di ammetterlo, ne ritrovi caratteristiche comuni e segnali incontrovertibili, ma neghi, dubiti, rifletti, capisci. Grigio intorno, fosco dentro.
Ad accogliermi fu il silenzio, il silenzio di una città non ancora morta ma agonizzante, una città che, dopo la dipartita dei soldati, era precipitata in una miseria spaventosa. I pochi turisti che c'erano gironzolavano intorno al Monumento e lungo i due o tre sentieri didattici sul genocidio che il Monumento aveva istituito.
Jachym Topol


