Le mie radici affondano in anni di buio mescolati a sprazzi di luce da un amore smisurato per il gioco. Lo spirito è sempre stato quello di piantar semi a caso in tracce poco profonde e raccogliere non era l'obiettivo primario. E io emergo ogni volta inconsapevole della magia, mi levo su un paesaggio desolato e scarno, emergo da uno spazio immenso che mi strugge e m'atterra, intrisa nell'umore gelido che spira tra le scarne trame e posso solo aver voglia, di unirmi all'ondeggiante ballata, perché son ancora avvolta e confusa da inquietanti nebulose e sospinta e cullata dalla risacca. Il tempo, breve, di far capolino tra la spuma, uno, due salti in su, in giù, e tutto va via così com'era comparso, più rarefatto ancora, implode. Buco nero.
sì, è un disegno…?
passo da Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut
In sottofondo tutto Dark night of the Soul, Sparklehorse

