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domenica 18 dicembre 2011

respingente


Scrivo, leggo, dipingo… e ricomincio daccapo. Non farmi complimenti. Ogni volta mi sento contorcere dentro, un intrico di rami e, peli, grandi come rami. Infilo le dita in gola ma non vien fuori nulla. Mi riempio di alcol, fumo per stravolgermi, sperpero ogni grammo della mia anima, ma niente, niente… e dipingo, leggo, scrivo. Sto uno schifo, altrimenti come vorresti chiamarlo? A me sembra uno scarabocchio. Perché non capisci un cazzo di arte. Potrà pur essere sconnesso, disturbato, profondamente devastato, ma è il mio: pensiero e segno. Permane e attraversa i fitti strati. A bordo, io, è un evento: gelo e vuoto insopportabile, atmosfera tesa a raggiungere vette impossibili e un salto nel buio denso, sempre più. In fondo, io, è un ricordo ed è il prossimo accordo, contrappunto necessario che m'introduce alla esplosione doppia. Una vita fa sarei stato felice e lei sarebbe stata soddisfatta di me. Fammi capire, non c'è un finale, non intravedo morale, non sento… mi penso sù; riscrivo: le dita viaggiano ormai attraverso la sabbia, urtano e trasudano solitudine. Viaggio senza limiti e con trasformazione. Pori e vesciche respirano, branchie improvvisate, epidermide trasparente, estremità palmate, abissi accoglienti. Sono ospite inatteso e scomodo ma questo è universo di suoni che non ammette confini, non vieta e non impedisce. Ci sto a meraviglia. Passo… Urgente rinascita, memoria appagante, infinito indefinito. Ci riesco. Scrivo e vomito. Leggo e mangio. Dipingo e mi vedo. Il mio pensiero come un vetro nel quale capovolgermi, riflesso e riverbero. In superficie infrango e ne tiro fuori solo un graffio. Ehi, maschera, ghigni? Dentro, io, è un ritorno ed è l'insegnamento, esagerazione ovvia, nuoto e giaccio nel mio mare d'inverno. IO, malato, risanato, patetico, spietato e folle… pronuncio il mio nome, dico io e subito evoco un personaggio in realtà tanto fantomatico-astratto-arbitrario quanto l'acqua si riconosce nel simbolo H2O piuttosto che sotto forma di grandine, torrente… ne venivi fuori e nascevi... auguri cara.
Jacques Rigaut Agenzia generale del suicidio

venerdì 7 maggio 2010

义和拳

In accordanza con il comune sentire voglio instaurare un clima di serene giustizia e concordia, in contrapposizione con quello di terrore nel quale viviamo da sempre. Mi attivo, su improvvisazione perché nient'altro conosco alla perfezione come il mio lavoro e qualche altra nozione ad arte appresa da autodidatta. Sono cosciente di esserci, mi sforzo di vivere, provo ad essere amabile. Sono stata creata per dar torto, per emergenze sarò in grado di far ragione? Sogno e desidero, con più frequenza, da quando ho scoperto una realtà triste. Sospetto che fra lo spazio di sei note esista una nota nera di quelle che dan fastidio, scolpito in un blocco di rumore bianco, una musica che corrode e sgretola la fonte della corruzione issata in mezzo alla piazza lucida e nuova. Ho avuto una pia visione, dal sonno passo al lucente mattino nel quale tu Strango perirai sul viale delle statue, per niente compianto porco… ha stancato l'effetto copia e non ha affascinato il discorso su due piani. Concessi, sotto forma di capricci, i dazi imposti dai signorotti estranei al bene comune vi condurranno alla rivolta, miei bravi gialli e marziali compaesani, morderete e falcidierete le carni tenere e la parte più delicata del suo corpo tiranno, pugnaci e crudeli, sardonici e impertinenti sadici ratti, date addosso e radete al suolo.



un grazie a Dedalus per l'ispirazione

mercoledì 5 maggio 2010

quando si decise di far il mondo

Fruscia e percuote, è strepito dell'infinito cosmo, animalesco, bestiale barrisce un sax… è una pietra miliare, l'ho ascoltata la prima volta in cuffia da mio cugino, reazione composta al momento in cui ha dato il via, occhi chiusi come mi aveva consigliato. Non ero una bimba a digiuno, ero una bimba a cui le note di Jimi Hendrix, dei Pink Floyd solleticavano le piccole natiche e muovevano le manine sante. Era il tempo in cui in tv si vedevano le gag di vianello e mondaini, i balletti della carrà procace e sensuale, si parlava di rino gaetano diverso e anticonformista e si guardavano i film di bud spencer e terence hill nel cinema paesano.
Mio cugino è sempre stato un precursore dell'educazione moderna, o meglio gli stavo simpatica tanto che mi scattava delle foto nuove, originali, accese e spente allo stesso tempo, volubili e sfocate non perché lui fosse incapace, ma perché a lui piaceva il movimento… ecco proprio qui, minuto 7:37 ho cominciato ad ondeggiare, io imitavo le mosse di una cantante nera dalla folta chioma che avevo visto sullo schermo e quando ho aperto gli occhi per un attimo l'ho visto che mi sorrideva compiaciuto e soddisfatto.
Lo ringrazio ancora oggi, lui sì che m'aveva capito, lui sì che sapeva quello che avrei voluto fare da grande, lui sì che ha avvertito l'onda che mi trasgredisce e mi seziona a metà. Minuto 11 e qualcosa (perché in realtà durava molto più di questa registrazione) rumoreggia e si palesa in tutta la sua bellezza l'intera terra. Dio l'ha ascoltata mentre partoriva il mondo, non può averlo fatto in silenzio. L'avete vista la copertina? … quando si dice musica…







venerdì 16 aprile 2010

uno dei motivi per cui avrei voluto vivere negli anni '70

Pochi, come i Jethro Tull, King Crimson, Gentle Giant, Camel, ELP, sono così longevi, coerenti, veri progressisti; ci trascinano sull'onda del rock, impattandosi, scontrandosi violentemente e coniugano rock viscerale con raffinate sonorità, lirismo e aggressività. Sono dei ricami gli interventi del flauto di Anderson! Questa sì che è favola! Io andrei dietro a uno così!