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lunedì 13 giugno 2022

I had this dream…


Digital Illustration. Snow C.

I dreamed her that way, dressed with light snow and freezing drizzle, silhouetted in the blue cobalt sky, while the snow falls and covers everything like a blanket during the winter months.

She had the greenest eyes I had ever seen, that particular green that I only saw two times in my life, in Scandinavia and on the mountains of the region where she lived.

I don't know her. But we talked a lot. About imagination, music, literature, poetry, fantasy, theatre, movies… and colors. We could get along. On almost everything… Or maybe not.

🎧 Bad as me. Nadia Schilling.

I'm out of sight. On almost all the social… My works


and here:

giovedì 26 maggio 2022

antivirus


Digital Illustration. Beyond, Clouds pure essence. 
Number 2. Me in Clouds Series.

What's the excuse for what you put me through… 

You should know. 

But I'm sick of talking about it. That's all. 

I'm tired of holding your head up. 

I'm rigged to blow.


She could write songs. She could do so many things. You ask her to explain before she explodes. What a shame, you wasted it. You, the worst disappointment.

🎧 She. Laura Mvula.


I'm out of sight. On almost all the social… My works


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domenica 19 dicembre 2021

being traversed



Era uno schizzo a matita sul mio taccuino. Ci sono linee di ingressi, muri e tetti che ho fissato nella mia memoria. Ci sono gli odori di tramonti e albe e i colori di terre lontane, diverse. Mai troppo. Perché i luoghi son come le persone. Li scelgo, sono scelta, le scelgo. Anche a mia insaputa. L'ho iniziato a luglio. Lo finisco oggi. Lo manderò non so quando. È quasi impossibile che io ceda qualcosa di mio a meno che io non scelga di farlo pensando a qualcuno. Poca gente può dire di avermi veramente avuta. Anche a pezzetti. Qualcuno mi ha parlato di eternità un giorno. Confermando, se ce ne fosse stato bisogno, una mia visione: l'attimo, o gli attimi, la perfezione di una frazione di secondo, l'unicità e la non ripetibilità di quella. E si può dire che ne abbia vissuta. Ho cercato di fissarlo lì, in quel profilo e in quei capelli leggermente mossi, nelle ciglia, appena visibili, socchiuse a cercare la luce e a godere dell'ombra. Come altri miei lavori è chiaro e oscuro allo stesso tempo. Fuoco e ghiaccio. Luce e tenebra. E ora diventa tuo. Un pezzo di me che annulla la distanza, sfuma le differenze e si dona a te. È un invito sempre valido. Nei miei innumerevoli dubbi, ogni tanto, mi lascio vincere, mi faccio attraversare. Un uomo, l'uomo, mi disse che troppo fuoco e troppo fuoco alla fine si spengono… non ci credevo, ma l'ho lasciato fare.

🎧 Sandpaper kisses. Martina Topley-Bird.

Le scelte, per un po’ sembra possibile rimandarle, ma poi te le ritrovi sempre alle calcagna. E poi comprendi che hai già fatto le tue senza saperlo. Irvine Welsh.

mercoledì 1 settembre 2021

questions

 In my confused dreams, for some time, there is a broken mirror. And in mirror my reflection. Broken it too. Humiliated, tired, disappointed, scarred. I was right, instinctive, kind, direct. More than usual. But in the wrong way. How do you correct the shot? How do you know when you are with the kind person that repays your kindness? Someone would answer: Doing good without expecting anything in return. Totally Free. I answer too. Fuck you. When are you going to stop being humiliated? Now I get the pieces, and put them back together. Perhaps I can.


Ink and gold paints illustration Broken Mirror.

🎧 Untitled #1. Spain.

venerdì 9 luglio 2021

I

When I first arrived on the net world is different. When I first started this blog things were different. Me, I was different, very quiet, but with many ideas in my head. Or perhaps with many heads and a single crazy idea: I had to leave. Vital need for me. Travel is always been escape, passion, consciousness, learning. I wouldn't want it to be over. Because location is important to me. And where I'm staying is a prison to me. Too many bounds. For some people they represent a challenge, but for me they are just limits. Weak, flatness… Killing my life.

I had trouble staying in the lines.


I'm looking for other colors like mine, or a dark background that will make my soul stand out, the shadow that emphasizes my skin.


I don’t know what perfection is. I'm looking for…


I am this and this is me.


 I'm not going to apologize for being me. One man said me: 'You are like your works. All emotion. All emotions'. It's true.

I AM WMultiform. Acrilic paints on paper. 50 x 60. Made on commission. Painting in step. Journey painting.

🎧Exodus. Bob Marley & The Wailers.

giovedì 11 aprile 2013

Moe o Me



Mi son presa tempo. Ben cinque anni. Silenzio. Oro con sfumature violente dalle fortunate e generosissime forme. Il lavoro è stato incessante, le fatiche grevi, ma le pause altrettanto lunghe alla ricerca di equilibri sempre più sottili, affilati, ma che tagliano nel profondo. Del resto ho imparato a far la barba. Sì, col rasoio a scatto e chi si sottopone al mio tocco risulta rilassato, riposato, s'affida a me… a me collo e guance, naso e zigomi e io mi fletto, mi insinuo, mi intono, punto e rado bene. Ho un'ambizione: scoprire cosa c'è sotto quel primo strato di pelo folto, poi sotto il secondo di peluria, e infine sotto il terzo, il più sofisticato, duro, pesante. La bravura sta nell'eleganza del taglio, nella leggerezza dell'addentrarsi… nella densità dei tuoi chiaroscuri, con i quali disegno il perimetro delle tue sensazioni e gioco con le mie. Trovo sempre il bandolo nel vortice dei ricordi, l'essenza della mia confusione. È quella in cui lavoro meglio, vivo bene e t'invito volentieri, a salire, per vedere la mia collezione di dischi scheggiati e cartoline ritagliate e incollate una sull'altra. Il suono dei vinili segnati è sensuale: urla di donna nel momento più intenso del piacere. Il colore e la forma dei puzzle di luoghi è grazia e ripiegamento su di sé: fumo di sigaretta nel post orgasmo. Sontuoso e prolungato respiro grazie al quale tutto ritrova, finalmente, la sua giusta dimensione… un nastro, il flusso. Infinito. Riavvolto capovolto l'otto


giovedì 2 agosto 2012

fumottaggio fine





Son sempre stata una mangialibri. Ne ho divorati a migliaia: alcuni nelle ore di viaggio quando riuscivo a non farmi assalire dal mal di pancia, altri seduta per terra negli intervalli tra una lezione e l'altra quando cercavo di non farmi rapire dalla voglia di girovagare senza meta, ma i più belli in assoluto li ho letti in cima a un albero quand'ero poco che settenne, li rubavo ai miei cugini e, di nascosto, celata agli occhi indiscreti e troppo moralisti degli adulti, sfogliavo e mi nutrivo di parole, e di disegni. Sì, perché quelli mi hanno conquistata subito, anzi ho imparato a decifrar le lettere nelle nuvolette (baloons) prima di varcare la soglia della mia prima classe alle elementari. Ora ci ritorno, anche se non li ho mai abbandonati. Ho pensato seriamente di frequentare una scuola di fumetto, ma poi, chissà se ho sbagliato, ho frequentato il corso di comunicazione, immaginando che fosse più completo, sognando che avrei dato una mano di freschezza al lavoro del mio fratello maggiore, gettando le basi per la costituzione di uno studio serio, professionale, creativo. I sogni si son tramutati, ben presto, in illusioni, quelle in delusioni. Le strisce si son confuse, i riquadri han assunto forme strane, irregolari, posizioni scostanti, e il senso della storia è quanto mai obliquo, non lo si segue più se non rischiando di capitombolare giù, divorati dal buio.. era il passaggio più complicato nelle mie illustrazioni, riempimenti di matita morbida, da affilare di continuo, anche i mozziconi tenuti con l'indice e il pollice umidi e luridi, o secchi e squamosi. Ma il foglio non ha mai corso il rischio di macchiarsi. E' rimasto candido, pronto ad accogliere altri sviluppi, altre opzioni, un'altra via d'uscita. Ragazzi io torno a immergermi in quelli: d'estate mi riprende la spossatezza, il distacco da quello che in nove mesi corrisponde a progetti di vita e lavoro, a desideri inespressi e rapporti congelati. Quando tutto dovrebbe sciogliersi io mi riposo, mi perdo, mi apro e decanto, mi lascio andare come al cospetto della tomba di un caro, ma chi dei due sia morto non si comprende: quel divino abbandono con dentro l'ombra. Sì, lo ricordo ancora, un bel libro, lo riprendo con piacere: il senso dell'inesistenza, dell'immobilità, del ticchettio vuoto delle lancette di nessun orologio. Guardali, sono felici, sbadigliano.


Passi di Dino Buzzati Poema a fumetti





ci si rilegge..

giovedì 5 aprile 2012

gusto e tatto spiccano


A conferma della lunga esperienza e della fresca educazione fa il suo ingresso nel nuovo mondo il bel tirocinante, e, presto, forte della sua tenacia e delle sue prestazioni, s'appresta a raccoglier stima e pratica. Rumore di incisione antica, profumo intenso di inchiostri, acido e dolce, rulli e macchina di Stanhope, torchi in legno che gemono e caratteri che s'imprimono e spingono sul foglio bianco, voraci e superstiziosi, attaccati come due amanti che nelle contorsioni e nel combaciarsi a perfezione, nel vai e vieni continuo, nella ginnastica delle cosce e nella lotta e nel sollievo, ricerca la perfezione della composizione e il giusto compenso. Gode di salute, si sente, ha una gran sete, quasi inestinguibile; divina arte quella, s'accentua ed eccede il piacere, quella sommità calva, alla quale fanno corona ricci e folti accenti morbidi, percorso come da scosse, venuzze sottili e sostenuto dai preziosi gioielli… han realizzato una superba maiuscola tutta intarsi, tondeggianti abbellimenti che si spalancano sul dipinto blu a sfondo bianco. È una meraviglia sulla quale si posa la mano curiosa a toccare il rilievo, a sciogliere i nodi e a leggere le dolcezze del disegno, a stringere titubante o ad accarezzare impetuosa, gli occhi infuocati e la bocca arsa, come una beona che non smette di oliare fauci e labbra e non ne ha mai mai abbastanza. E lì ti conduce, la nuca costretta e il cuore tenuto e sorretto, con parole sinuose e mezzi suoni tremanti: non è un amore? Sicura di aver per le mani un pessimo affare, ma abbastanza pazza per andare fino in fondo senza ritegno giù nel profondo. Subire e umiliarsi, impadronirsi dello scettro e tornare alla carica per capriccio o per scrupolo: non è la tua maggiore qualità? Sale e scende per rampe ripide e per rapidi sguardi sulla bozza appena realizzata, la ammirano, la scrutano, la ripongono, la rivalutano. Si dev'essere realisti o sognanti? Gentili o sbrigativi? Non vale il calcolo, e il rimuginare, quel che conta è il vibrato dell'arnese, il trasporto, lo stordimento e la sorpresa che sbalordisce e risveglia dal sonno leggero, quello in cui sogni e realizzi, dimentica e caduta dalle nuvole su chiodi e spine, inquieti, stremati, ma sempre caldi, umidi, vogliosi. Incalza, serra, torna carica… il problema è rimasto insoluto e richiede il tuo contributo, il dono della seconda vista che dondoli docile, solleciti con continui assalti e incursioni improvvise, l'inebriante dichiarazione di resa della lingua generosa che sollecita, corre, paga, e riscuote, la bocca avara usuraia, prezzo pieno sommato agli interessi. C'è un gioco di circostanze imprecise e una miscela di impulsi che fanno affluire i guai in gran quantità e malgrado si è preparati certe sfumature scompaiono e si fondono ad ubriacare e disorientare cosicché si corre il pericolo di promesse non mantenute o ignorate, di precauzioni calunniate e distratte. L'assedio è finito, lo spasmo si placa, la nemica ancora si aggira ma stanca anch'ella, giace inerte; avido ma appagato, quasi indifferente, abbandonate le forze, sbigottito e svuotato, ma ancora debitore… pugno rilassato, dita attratte dal morbido della coperta, vellutata al tatto, vergata, polverosa, riposano e già meditano vendetta. Si scopre tattica, non rinuncia a strategia e attacco, riparte dritta alla meta, i polpastrelli, alleati insostituibili, studiano le mosse per riprendere il processo di realizzazione di quella meravigliosa illustrazione, contornata da un fregio classicamente graziato, carattere incline alla conquista. La sua opera sfogliata, divorata, assaggiata e risputata… le frulla l'idea malsana, il suo, talento e vizio celebrano liturgia e rituale diabolico: dedita, illimitata, convulsa, rabbiosa, malata ninfa

continua…



Ieri ho pensato a te, a te che mi premevi le gambe contro stando in piedi, alla stanza che vacillava, mentre io cadevo su di te nell'oscurità senza sapere niente. E ho tremato gemendo di piacere.
Henry Miller ad Anais Nin - L'immagine iniziale è Iris Nero, 1906, di Georgia O'Keeffe

sabato 10 marzo 2012

la mia bambola parla


Ha cercato a lungo e, alla fine - ma mica poi tanto -, l'ho trovata, io: la sua voce, greve, profonda, con qualche incrinatura, due incertezze, quattro note raspose, a tratti gracchiante, ma tanto sensuale, a tal punto che ho pensato di essermene innamorata. Dopo averla riconosciuta tra tante gliel'ho consegnata: pacchetto confezionato ad arte, coloratissimo come le sue gonne, nastro scuro di velluto come il suo neo a metà strada tra l'occhio sinistro e la mascella. Aveva smesso di farlo in pubblico. Solo in occasioni particolari, quando stretta tra la necessità di spiegare e l'arroganza di chi pensava d'aver capito tutto, si rendesse obbligatorio dir qualcosa, la ritirava fuori e all'inizio rotta e insicura, prendeva forza e diventava flusso ininterrotto di confidenze e verità sostenute o camuffate da racconti. 'Sei fuori luogo, cara'. 'Cosa sei, una cornacchia?'. In mezzo a tanti che ignorano ci sono io. Io affascinata e solidale, sincera e storta, proprio come lei. Suona male per gli altri, la scarsa fantasia è la motivazione. Scandisce solo a me il sentimento della vita, sussurrato, mai urlato. Sobria, priva di inutili orpelli, musicale, soul, nera, ed è ciò che voglio sentire. Mi irritano gli acuti perfetti. Le tonalità sorde mi rappacificano con la vita. 'E' grigia a tratti'. Sì, e non si faccia nulla per nasconderlo, sia reale, la malinconia, spersonalizzata, mai appartenuta a qualcuno in particolare, la renda visibile agli occhi, appena, come fosse un velo, perché così accade, un'ora prima vorresti volare giù, un attimo dopo hai voltato le spalle per uno scatto di meraviglia. Il tragico evapora, la struttura emotiva che ne risulta è tutt'altro che labile, l'armonia che ne deriva è una rete vibratile che pesca la durezza del destino e ne fa suono ed impulso, energia.




cover e musica di un mio amico, modesto mio contributo illustrativo al suo lavoro in tondo e in piano..




In quel momento gli venne l'idea che, seguendo un percorso ad angolo in direzione sud ovest, sarebbe potuto arrivare a casa sua a nuoto.


John Cheever

martedì 6 marzo 2012

la linea scura




Disegnàti dal destino. Entrambi affilati. Foglio a quadri diviso in due. Una parte per uno. Più colore, sfuma, aggiungi, attenua. È arrivato il tuo turno, congiungi quei due punti e segui il segmento formatosi; dove porta? A stabilire un legame indissolubile, a toccare sentimenti profondamente tracciati, complice il tratto duro e materico di un pennello a setole forti, resistenti alle intemperie e desiderose di raccontare il mondo interiore dei personaggi delle loro visioni congiunte e disgiunte allo stesso tempo. Guarda un po' più in là: che vedi? Un universo intero di possibilità... tu? Quelle che non scorgo io son sicure le tue. Sempre la solita ironica. E cosa dovrei fare se non sorridere della sventura incipiente? Sapevi far di conto, avresti dovuto far quello. Sì, probabilmente, tu sai ragionare e dovresti aver ragione, almeno un 49 per cento, ma è l'altro 51 che mi dà problemi: mi rode come un tarlo, il lavoro sicuro mi ripugna, m'avrebbe privata dell'ultima zolla, la soglia sull'abisso... e tu sai, non posso fare a meno, devo sentirlo, voglio quel vuoto. Ho posizionato un lucido sul tavolo luminoso. Guardaci attraverso: che sogni? Una proiezione in avanti di ciò che è raccontato in superficie, un gran bell'insieme di composizione testi e illustrazioni fiabesche, evanescenti, sottili, impercettibili, lontane. Non posso non ammetterlo: sei sempre stata più permeabile alle intemperanze, decisamente trasparente e fugace come un acquerello ti perdi, scompari, ricongiungendoti all'elemento tuo naturale. È una tale gioia fuggire, sottrarsi alla incombenza: nel peggiore degli incubi è la sensazione successiva all'aver superato a velocità inumana la strettoia alla fine di un vicolo buio. Senti ancora l'aria malsana che ti risucchierebbe indietro, ma tu ne sei uscito vittorioso e la saluti sprezzante con uno schizzo di fiato. Non avrai mai pensione se continui così! Tredicesima, buonuscita, straordinaria mancanza di lavoro, assegno in bianco stracciato con orgoglio, un rapporto senza inizio né fine, perciò trattamento ottimale... sfrenata mi lancio sulla corsia più interna, sto arrivando, tira indietro il braccio, impugna bene non fartelo scappare, lo prendo... lascia che attraverso la mia opera viva anche quella tua irrealizzata in una meravigliosa ideale staffetta artistica tra fratelli.


qui il pezzo che non riesco a pubblicare..



... la linea scura che non si interroga solo su quello che l’occhio vede, ma anche su quello che c’è dietro agli occhi.
Edmond Baudoin

giovedì 26 gennaio 2012

aliens

Mil è a pezzi. Preoccupazioni, marito, figli? Macché. Ricordi. Stanchezza. Sfiducia. Lavoro. Te l'avevo detto io: lascia stare, se svolti lì in fondo alla via, fai una scelta grave. Dopo non si torna indietro. Lo sai. Ma lei, è sempre stata schiva e i consigli le facevano schifo. Le bruciavano la lingua e le fischiavano le orecchie. Doveva fare di testa sua. E ha continuato a portarsi dietro nello zaino, bombolette e markers. Ad ogni buona occasione filava via e si rifugiava nel campetto poco fuori in periferia, quello adiacente alla fiera. E lì, in libertà con la musica, colorava muri grigi. Ci fantasticava sù tutta la notte e al mattino sapeva già cosa fare. Un fiore gigantesco in mezzo a una discarica. Un bimbo che gioca tra i soldati armati fino ai denti. Un clochard felice in una strada affollata da migliaia di esaltati dello shopping… Tante immagini la incalzavano, la volevano, posavano e venivano ritratte sulla monotonia e sulla mostruosità. Era brava, Mil. Sapeva dar forma al mondo surreale, lei conosceva le tecniche giuste per penetrarlo, afferrarlo, ricomporlo. Inutile cercare di sfuggirle. Riusciva sempre ad artigliare la materia inebriante e a sciogliere la pastosità di una tonalità troppo densa ed ostica e a renderla dolce sfumatura delle sue visioni. Eccole. Si scorgono, basta affacciarsi. Abbassa le palpebre e attraverso la fessura si rivede. Si sveglia prima del trillo con un guizzo genialoide. Un'ideona. Bla bla bla - oggi m'interrogano - bla bla bla - non ripeto mai ad alta voce - bla bla bla - li stupirò tutti, cazzo era Goya? Ed Ernst? Stranieri passano in strada per caso due sguardi diversi si incontrano, ed io sono te, e ciò che vedo sono io, e ti prenderò per mano per guidarti nel paese, ed aiutami a capire meglio che posso… Un fulmine a ciel sereno. Passa presto. Dura poco, quanto una scarica 500v. Bruciatura tatuata. Buio pesto. Sosta terminata. In contrasto netto col progetto distruttivo, sceglie una rotta diversa. E basta con gli schemi rigidi e finiamola con la tradizione dell'invasione. Quello vira improvviso, inverte e se la porta via. Non se ne sa più nulla. È stata rapita un giorno, in pieno giorno, mentre andava a scuola. Alla destra Grà e Giò, alla sinistra Anna e Sigi. Dietro Giù, Frà e Paolo. Sù, più sù. Cloudless everyday you fall upon my waking eyes inviting and inciting me to rise and through the window in on sunlight wings a million bright ambassadors of morning… scorcio interno, dallo squarcio fuori confuso dalle prospettive, in sovrapposizione un sorriso e un ghigno. Meglio, molto meglio. Gioco di toni e scala di sonorità. La sali, piede avanti all'altro, dentro ai solchi del disco e tocchi le vette del sublime. Quali estranei? Sto in famiglia. David Gilmour somiglia a mio zio… ritratto venuto benissimo. Mil, alias Storm Thorgerson.


inframmezzate voci lontane di pink floyd..

mercoledì 5 ottobre 2011

insegnami la sete

L'acqua non è una cosa che puoi trattenere. Come gli uomini. Ho provato. Hai sete, bevi, e hai ancora sete. È un rito, una serie di gesti che compi con religiosa puntualità, riapri e chiudi. Pensi, ripensi e ricopi. Ma non c'erano degli appunti? Ma sì, non ricordi? Anche una serie di foto scattate in occasione di quello spettacolo. L'autografo, i sorrisi e le strette di mano. Gli abbracci contenuti e le rose. L'odore forte e i petali sparsi qua e là. Lasciati andare. Ancora lo sento. Fiducia e paura. Senso di vuoto e ritmo. Passo, passettino, giravolta. Viaggio. Partenza e ritorno. Rincorro la tua immagine, ti vedo ancora. T'ho perso. Riflessi sul pelo dell'acqua. Risacca che cancella tutto. A piedi nudi prendo un po' di colore proprio sotto il tallone. Verde intenso. Con l'alluce pesco una piccola quantità di grigio chiaro. Ci vuole il blu oltremare. Non ne ho. Finirò per miscelarne altri due. Mi inginocchio e giù un azzurro a chiazze sulla tibia e poco più sù. Ora sì che la sento. Inutile cercar di controllarla, afferrare e possederla. Densa e sorprendentemente sciolta, presente ma allo stesso tempo oscura e simbolica. Si allenta la tensione, si fa prendere, sta stringendo cerchi sempre più piccoli e trasparenti, intorno alla mia vita. Ora sì che ti percepisco. Ti vedo già. Ti lavoro con i polpastrelli. Partecipi e ti fai solleticare, il tempo di assestarti e di rilassarti appena, di dar forma al flusso, la tua acqua in un violento spruzzo mi spinge indietro e io rimango a faccia in sù a guardar il cielo che mi parla di pioggia. Sorseggia, mi dici e non deglutirmi mai.

Frase iniziale Antropologia dell'acqua - Anne Carson

martedì 27 settembre 2011

era così


Busso alla porta dei ricordi. Ed ecco, da cenere di tempo, mi balzi tu, a colori vivaci. Buia, era la notte. Popolata di fantasmi che celebravano degnamente l'anniversario della sua morte. Avevano raccolto i nomi più prestigiosi, e tutti emulavano i fasti della sua opera, pur riconoscendo, mai, mai avrebbero potuto rivisitare se non richiamando, evocando il grande nome e suscitando così inevitabilmente pianto e magra consolazione.
Sono incuriosita oggi, sento la mancanza. Snocciolo e ozio, rimango affascinata da nuove creature e novelli creatori, ma me ne distraggo subito, essi vivono in una dimensione parallela che mai potrà congiungersi carnalmente con la semplice magnificenza sua, firmata con sangue e brandelli, con lacrime e sudore, con graffi e liquido seminale.

C'è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d'amore.

Perfino l'amicizia vi è impotente,
e anni d'alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l'anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.

Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena...
ora hai compreso perché il mio cuore
non batte sotto la tua mano.
Anna Achmatova

Spicca e spacca il velo ed emerge ufficialmente a sovrano incontrastato delle mie memorie sopite e interrotte, coito spasmodico che risveglia e scuote, me, ormai adusa a cimentarmi nei suoni tradizionali degli amplessi, sussurrati, urlati o sfumati. Rompe il silenzio perdurante con un funambolico e sorprendente verso iniziale, rilegge in chiave moderna il mio piacere dormiente e dà vita a un più ampio respiro melodico. In piedi, fremente, adorante, applaude, festeggiamo…

L'amore è sutura,
non benda.
Non scudo
sutura.
Marina Cvataeva

In alto Autumn wood - Donald Ayres, frase iniziale Lionello Fiumi

giovedì 23 giugno 2011

piacere


Le sembro morta? Mi vede? Son qui protesa verso la sua mano. La avvicini. Mi tocchi. Segua le strisce ruvide, intense, sovrapposte, le accarezzi. Ora passi su arancione e rosso, mi sente? Mi muovo all'interno della tela, attraverso le sue dita appoggiate lievi, ora spinga più forte, venga, entri, non abbia paura, non si agiti, la tengo io. Le spiegherò. Si schiarirà, la materia oscura che non interagisce solitamente con l'universo esterno, si rispecchia nella forma comune in un'armonia cosmica e si fa percepibile solo in virtù di grandi doti di sensibilità e astrattismo lirico. È comparsa nella penombra della sala. Propensa e trasparente. Molti son sfilati. Freddi, distanti, netti, necessari. Lei invece è informale, soffusa, emotiva, plastica, superflua. L'ho avvertita subito. Lei sa ascoltare, lei è capace di stimolare e trasmettere. Parte alla scoperta degli spazi immensi, si inarca splendida aderendo alla straniata deformazione prospettica. Si avventura in strada tra scorci inesistenti e impossibili linee e piani in una fantastica notte in città, mi perdo, urla, e nell'atmosfera sospesa si eclissa dietro una parete mozza, mentre intorno si elevano grattacieli infiniti sviluppandosi in angolatura curvilinea da grandangolo. Potremo tornarci quando vogliamo: è il nostro deserto, la visione contrastante e fulgida, la sorpresa della luce e del colore, l'identità e la forza della natura che prende il sopravvento e riempie, trasformandosi in paesaggio antropomorfo fatto di ghirlande di curve e anfratti caldi di grande sensualità. Aboliamo i formalismi, m'invita. Ha tratto nuovi spunti, gioca con l'esterno, spruzzando particolari e raccogliendo reperti e impressioni. I ruoli si sono invertiti, e questo sembra divertirla molto. Impossibile non notarlo. Riesce a dipingere e a scatenare nuove emozioni. La nostra intesa è naturale e scolpita come nella rossa argilla. La nostra visita è diventata soggiorno dislocato indistinto stemperato instabile… il tu mi rapisci una preziosa opera dissoluta incastonata nel nulla ma dall'impronta indelebile.

in alto Georgia O'Keeffe, Music-Pink and Blue II, detail, 1919. Oil on canvas.

martedì 29 marzo 2011

quale cielo…

… quale tenebra dovrò ancora attraversare?
Non ho ancora deciso nell'immenso parolaio che mi sommerge.
Quale sole potrò ancora contemplare?
Nella muta attesa, mentre quell'uomo continua a parlare di sé, decido?
Davanti a me, sopra me, sotto me, intorno a me una manciata di stelle,
uno spruzzo di sabbia, un po' di azzurro e d'avorio…
dentro me, tanto nero. Sono elusiva, sorrido e mi ripropongo
come un riflusso libero e involontario.
Confusione, resa, ribellione, a sorpresa mi faccio guidare da un sogno
qualsiasi. Ho la vaga sensazione di esser parte di finzione. Incredibile.
Che inutile affanno… credere. Già all'orizzonte un sottile, sinuoso,
improvviso animale verde ingoia tutto e fa prigionieri, anche me, essenza stessa del sogno.



Il marciapiede si srotola come sonno profondo.
Sopra di me le stelle, stelle austere,
scoprono il volto.
Nessun cuore batte alle mie spalle,
nessun passo.
Charles Wright

mercoledì 2 marzo 2011

PRIMA VERA


Quali e quante sono le ragioni per cui oggi sarebbe necessario rileggere e riscrivere la nostra bella storia? Massì. Ma guardatelo da lontano, mentre sopraggiungete da nord, svoltate a destra, curva insidiosa, tirate un lungo respiro, ricomponete la smorfia sul volto e poi fatevi acuti interpreti d'arte e molto finemente, senza cadere in facili tentazioni di turpiloquio, dite con dovizia di particolari quale sia stata la vostra impressione: visione d'insieme e dettagli del quadro in questione. Evidenti e ben distinguibili son le piante, i fiori e i frutti, specie rarissima e mal distribuita, la cui diffusione è ancor meno curata e sistematicamente ignorata. Al loro posto crescono in altezza ed estensione simboli della ricchezza e dell'opulenza splendente, multicolore, riflettente. Degradano e abbruttiscono, son nubi e nebbie che il dio Mercurio vorrebbe disperdere e invece ombreggiano l'alta collina… che fare? I suoi occhi, il suo indice, il suo caldo mantello nulla possono contro la distruzione dell'universo culturale nostro? Inizierà o è già iniziata la grande disputa. Armati di flores procediamo a raccontare, con voluttà e con castità la bellezza di questa femmina dipinta, astraiamo dalle dimensioni spazio-temporali e presentiamo i personaggi come i protagonisti emblematici di un'idea platonica. Cupido già scocca la freccia, ma ella è già presa, promessa sposa del dio, adorna e magica. Non imprigioniamo filologia e poesia e retorica, grazie con ispirazione faranno di quelle mele, oro puro, dono di nozze e buon augurio. Guardate i fiori ai miei piedi. Non son calpestati, non son piegati, non ho peso; astratta e allegoria sogno di un passato che potrebbe trapassare in futuro.

Non mandatemi a quel paese, potrei non volerci più tornare.

martedì 30 novembre 2010

ombre


Non credo più sia un gioco. È sempre stato avviluppato dall'immensità della notte il mio paese. Basta farci l'abitudine. Pulire accuratamente, stare in silenzio e aspettare per vedere dove andremo a parare. Intanto preparo l'ambiente e studio l'atmosfera. Tutto dev'essere perfetto. Ogni cosa al suo posto, non per semplice scenografia, è teatro, che metta a proprio agio, rilassi, distenda. Faccio scendere il livello dello stordimento da modernità, mi dedico all'eliminazione del tabù dell'impurità di moda. Lascio annerire i piatti nel mobiletto da esposizione. Quella patina del tempo che alla luce fioca della tradizione vedo posarsi graduale e crudele sui simboli della mia giovinezza quando tutto era sconveniente, troppi gesti da oscurare, tutti i giorni da censurare… A volte mi chiedo cosa ci sia di male, non si è liberi di far quello che si vuole?


…


Ci soffocavano i lamponi che, bisbigliando,

spiccavi, e il nostro bisbiglio tacque nell’aroma

solo quando con le labbra colsi dal tuo palmo

i frutti che il profumo del tuo corpo intrideva.

Divennero i lamponi strumento di carezze

le prime, le più stupite, che nel cielo intero

altre ebbrezze non sanno, che non siano esse stesse,

e nella propria stranezza vogliono ripetersi.

Poi non so, com’è stato, né in che palpebrare,

hai sfiorato col labbro la mia fronte sudata,

io ti ho preso le mani - me le hai date, raccolta,

in quel persistere intorno, denso, dei lamponi.

Bolesław Leśmian


Possibile che si trovi così imbarazzante assaporare fino in fondo, soffermarsi sui sommi piaceri? Tu lucidi, io distribuisco zone d'antichità. Dietro quel paravento scorgo la tua sagoma che striscia, si avvolge, si allunga in maniera bizzarra, ma raffinatissima, verso i cuscini posizionati per terra sul nostro giaciglio e attende, mi chiama.
Per cominciare, spegniamo le luci. Poi si vedrà.

giovedì 28 ottobre 2010

eccesso di compagnia



Frastagliami, immergiti nelle profondità ghiacciate, pesca tutta la violenza del mio colore, cattura quel riflesso e realizza una splendida immagine di copertina… Sta pulsando lo sento, è così armonico e allo stesso tempo talmente piagato, ricco e incessante che non smetterei mai, mi accompagna fedele, si muove con destrezza, mi uniforma, mi stimola con carezze sempre più sognanti, mi muove e mi separa, mi raccoglie e mi unisce, sfuma e introduce nuove screziature e io mi addentro in abissi di tenebra, distanti e progressivi sprazzi di luce addensano e coinvolgono… me sola, rara, viva. Ti sei stabilmente trasferito dentro me, hai improntato tutto, grande curioso e corposo esploratore. Non ti basta indossare un caschetto con fiamma al propano: ci sono vie sconosciute e residui di scoperta appena accennati nei testi che consulti, un universo di suoni e immagini ai quali solo io posso accedere e permettere il passaggio attraverso una serie di aperture, sempre esposta al rischio e giocata con la conferma della difficile comunicabilità. Puoi presagire, puoi variare la strategia, puoi avanzare sicuro o tentennare… io, io sola posso spiccare o saldare le differenze, riprodurre e travalicare, affondare o offrire uno scoglio liscio su cui planare e poggiare. Imposta e introduci i dati. Ti indicherò l'itinerario, lunga-lenta-con-soste-ristoro.


Le solitudini sono perfette, solo le solitudini

giovedì 14 ottobre 2010

maree



Dalle loro chiome cadono, avvizziti, i fiori.

Perfino l'aria che respirano reca in sé il sentore della morte.

Ecco l'ombra incombere, ecco la luce venir meno.

Fosti preso a pelle, quegli occhi spaventosi e fugaci, quella linea della bocca rivolta in basso, mi colpirono, durante un giro distratto, casuale e rotondo, in accoppiata vincente il tuo braccio e la mia spalla si son cambiati repentini e si son raccontati insoddisfazione e infelicità, senza saper nulla di te, della tua storia, della tua voce, io, la mia storia, il mio silenzio. Nulla. Un corpo e le sue suggestioni, anima e corpo si fusero trovando una unica e indivisibile virtù, all'incrocio non c'era alcun segnale di bivio, solo uno sguardo diverso che contemplasse ed esaltasse la bellezza e la sorpresa. Dal buio pesto grazie a un raggio di luna, oh, che fortunata coincidenza, il tuo volto, levità e armonia, esce dalla confusione dell'ombra e si rivela; a me che indago, ossessiva e arida, regali stralci d'incanto e spirito eroico, trasportandomi ora con forza ora con dolcezza, come onde frangenti, tempestose e persistenti, all'apertura del sentimento, alla conoscenza di sé, all'intimità della natura…



Trasse un profondo respiro e fu come se una parte di quell'invisibile che costituisce la natura avesse permeato l'intimità del suo essere. Yukio Mishima

martedì 24 agosto 2010

prospero

Figlia leggi e poi vai. E lei dopo aver letto piange sulla visione del Botticelli. Chi mai potrà aver suggerito quella nascita, quell'abbraccio morbido e l'origine della bellezza? Non c'è alcuna pretesa. Chi non sa decifrare, chi ha visto ma non sa indicare la strada, né spiegare il perché abbia fatto quel percorso, ecco costei o costui si aggrapperanno al primo appiglio e si affideranno ai maghi della truffa, o agli spiriti del male, quelli che affollano l'isola della nostra mente… costruisci ponti, getta le ancore, balza sulle scialuppe e raggiungi la terra ferma. Non puoi continuare ad ignorare, a procedere goffamente intorno al banale, a non riconoscere il trascendente. Spodestiamo il re, costruiamo l'apoteosi dello straordinario. Ascolterò il tuo consiglio. Tu hai letto, e hai riconosciuto i segni e i simboli, me ne hai riempito le pareti, ora mi rimandi al tempo in cui eri bambina, al suo trascorrere e alle mie origini. Difficile? No, assolutamente. Sei così tranquilla, intenta e selvatica che quasi non ti riconoscerei. Sei diversa. Come quell'uccello che si liscia le piume e muove alternativamente il becco vorace ora a destra ora a sinistra spulciandosi, come quella tigre che mi guarda famelica di dietro il baldacchino, come quella lesta lucertola che mi ha sorpassato il piede ed è corsa a rifugiarsi sotto la sensitiva, ritrattasi al tuo tocco. Ho schiacciato il pulsante del mio orologio, è tempo di andare, di muovere e di aprirsi a dimensioni ignote. Sei così giovane, come puoi provar rimpianto, come puoi sentire il tempo che passa? C'è, è un dato inequivocabile, l'età dell'oro che si macchia di verde, trasmette quella linea d'ombra tipica delle selve, è precisa formula matematica dall'insospettabile somiglianza fisica con il dettaglio della nostra esistenza. Il particolare si svela a noi con tale chiarezza da portarci alle lacrime, il ricciolo che incorniciava il profilo si spegne e le mani nervose e duttili si arenano sulla dimenticanza dell'anonimo perdersi. Pende su di me, così vicino che potrei arrivarci e sfiorarlo. Al suo interno si apre una sensazione di angoscia della quale non esistono superstiti, il passaggio s'impone e io varco, la bellezza non è per tutti, l'arte è un mistero da conoscere, soggioga e appaga, via sempre aperta, potrebbe soccombere solo a causa del pregiudizio, mi allontano dalla tragedia… sete, tanta sete! Paura e necessità.
C'è un tempo e un luogo giusto perché ogni cosa abbia principio e fine.

a mia zia