I dreamed her that way, dressed with light snow and freezing drizzle, silhouetted in the blue cobalt sky, while the snow falls and covers everything like a blanket during the winter months.
lunedì 13 giugno 2022
I had this dream…
I dreamed her that way, dressed with light snow and freezing drizzle, silhouetted in the blue cobalt sky, while the snow falls and covers everything like a blanket during the winter months.
giovedì 26 maggio 2022
antivirus
What's the excuse for what you put me through…
You should know.
But I'm sick of talking about it. That's all.
I'm tired of holding your head up.
I'm rigged to blow.
She could write songs. She could do so many things. You ask her to explain before she explodes. What a shame, you wasted it. You, the worst disappointment.
🎧 She. Laura Mvula.
domenica 19 dicembre 2021
being traversed
mercoledì 1 settembre 2021
questions
In my confused dreams, for some time, there is a broken mirror. And in mirror my reflection. Broken it too. Humiliated, tired, disappointed, scarred. I was right, instinctive, kind, direct. More than usual. But in the wrong way. How do you correct the shot? How do you know when you are with the kind person that repays your kindness? Someone would answer: Doing good without expecting anything in return. Totally Free. I answer too. Fuck you. When are you going to stop being humiliated? Now I get the pieces, and put them back together. Perhaps I can.
Ink and gold paints illustration Broken Mirror.
🎧 Untitled #1. Spain.
venerdì 9 luglio 2021
I
I'm not going to apologize for being me. One man said me: 'You are like your works. All emotion. All emotions'. It's true.I AM WMultiform. Acrilic paints on paper. 50 x 60. Made on commission. Painting in step. Journey painting.
giovedì 11 aprile 2013
Moe o Me
Mi son presa tempo. Ben cinque anni. Silenzio. Oro con sfumature violente dalle fortunate e generosissime forme. Il lavoro è stato incessante, le fatiche grevi, ma le pause altrettanto lunghe alla ricerca di equilibri sempre più sottili, affilati, ma che tagliano nel profondo. Del resto ho imparato a far la barba. Sì, col rasoio a scatto e chi si sottopone al mio tocco risulta rilassato, riposato, s'affida a me… a me collo e guance, naso e zigomi e io mi fletto, mi insinuo, mi intono, punto e rado bene. Ho un'ambizione: scoprire cosa c'è sotto quel primo strato di pelo folto, poi sotto il secondo di peluria, e infine sotto il terzo, il più sofisticato, duro, pesante. La bravura sta nell'eleganza del taglio, nella leggerezza dell'addentrarsi… nella densità dei tuoi chiaroscuri, con i quali disegno il perimetro delle tue sensazioni e gioco con le mie. Trovo sempre il bandolo nel vortice dei ricordi, l'essenza della mia confusione. È quella in cui lavoro meglio, vivo bene e t'invito volentieri, a salire, per vedere la mia collezione di dischi scheggiati e cartoline ritagliate e incollate una sull'altra. Il suono dei vinili segnati è sensuale: urla di donna nel momento più intenso del piacere. Il colore e la forma dei puzzle di luoghi è grazia e ripiegamento su di sé: fumo di sigaretta nel post orgasmo. Sontuoso e prolungato respiro grazie al quale tutto ritrova, finalmente, la sua giusta dimensione… un nastro, il flusso. Infinito. Riavvolto capovolto l'otto
giovedì 2 agosto 2012
fumottaggio fine
Son sempre stata una mangialibri. Ne ho divorati a migliaia: alcuni nelle ore di viaggio quando riuscivo a non farmi assalire dal mal di pancia, altri seduta per terra negli intervalli tra una lezione e l'altra quando cercavo di non farmi rapire dalla voglia di girovagare senza meta, ma i più belli in assoluto li ho letti in cima a un albero quand'ero poco che settenne, li rubavo ai miei cugini e, di nascosto, celata agli occhi indiscreti e troppo moralisti degli adulti, sfogliavo e mi nutrivo di parole, e di disegni. Sì, perché quelli mi hanno conquistata subito, anzi ho imparato a decifrar le lettere nelle nuvolette (baloons) prima di varcare la soglia della mia prima classe alle elementari. Ora ci ritorno, anche se non li ho mai abbandonati. Ho pensato seriamente di frequentare una scuola di fumetto, ma poi, chissà se ho sbagliato, ho frequentato il corso di comunicazione, immaginando che fosse più completo, sognando che avrei dato una mano di freschezza al lavoro del mio fratello maggiore, gettando le basi per la costituzione di uno studio serio, professionale, creativo. I sogni si son tramutati, ben presto, in illusioni, quelle in delusioni. Le strisce si son confuse, i riquadri han assunto forme strane, irregolari, posizioni scostanti, e il senso della storia è quanto mai obliquo, non lo si segue più se non rischiando di capitombolare giù, divorati dal buio.. era il passaggio più complicato nelle mie illustrazioni, riempimenti di matita morbida, da affilare di continuo, anche i mozziconi tenuti con l'indice e il pollice umidi e luridi, o secchi e squamosi. Ma il foglio non ha mai corso il rischio di macchiarsi. E' rimasto candido, pronto ad accogliere altri sviluppi, altre opzioni, un'altra via d'uscita. Ragazzi io torno a immergermi in quelli: d'estate mi riprende la spossatezza, il distacco da quello che in nove mesi corrisponde a progetti di vita e lavoro, a desideri inespressi e rapporti congelati. Quando tutto dovrebbe sciogliersi io mi riposo, mi perdo, mi apro e decanto, mi lascio andare come al cospetto della tomba di un caro, ma chi dei due sia morto non si comprende: quel divino abbandono con dentro l'ombra. Sì, lo ricordo ancora, un bel libro, lo riprendo con piacere: il senso dell'inesistenza, dell'immobilità, del ticchettio vuoto delle lancette di nessun orologio. Guardali, sono felici, sbadigliano.
Passi di Dino Buzzati Poema a fumetti
ci si rilegge..
giovedì 5 aprile 2012
gusto e tatto spiccano

sabato 10 marzo 2012
la mia bambola parla
Ha cercato a lungo e, alla fine - ma mica poi tanto -, l'ho trovata, io: la sua voce, greve, profonda, con qualche incrinatura, due incertezze, quattro note raspose, a tratti gracchiante, ma tanto sensuale, a tal punto che ho pensato di essermene innamorata. Dopo averla riconosciuta tra tante gliel'ho consegnata: pacchetto confezionato ad arte, coloratissimo come le sue gonne, nastro scuro di velluto come il suo neo a metà strada tra l'occhio sinistro e la mascella. Aveva smesso di farlo in pubblico. Solo in occasioni particolari, quando stretta tra la necessità di spiegare e l'arroganza di chi pensava d'aver capito tutto, si rendesse obbligatorio dir qualcosa, la ritirava fuori e all'inizio rotta e insicura, prendeva forza e diventava flusso ininterrotto di confidenze e verità sostenute o camuffate da racconti. 'Sei fuori luogo, cara'. 'Cosa sei, una cornacchia?'. In mezzo a tanti che ignorano ci sono io. Io affascinata e solidale, sincera e storta, proprio come lei. Suona male per gli altri, la scarsa fantasia è la motivazione. Scandisce solo a me il sentimento della vita, sussurrato, mai urlato. Sobria, priva di inutili orpelli, musicale, soul, nera, ed è ciò che voglio sentire. Mi irritano gli acuti perfetti. Le tonalità sorde mi rappacificano con la vita. 'E' grigia a tratti'. Sì, e non si faccia nulla per nasconderlo, sia reale, la malinconia, spersonalizzata, mai appartenuta a qualcuno in particolare, la renda visibile agli occhi, appena, come fosse un velo, perché così accade, un'ora prima vorresti volare giù, un attimo dopo hai voltato le spalle per uno scatto di meraviglia. Il tragico evapora, la struttura emotiva che ne risulta è tutt'altro che labile, l'armonia che ne deriva è una rete vibratile che pesca la durezza del destino e ne fa suono ed impulso, energia.
martedì 6 marzo 2012
la linea scura
Disegnàti dal destino. Entrambi affilati. Foglio a quadri diviso in due. Una parte per uno. Più colore, sfuma, aggiungi, attenua. È arrivato il tuo turno, congiungi quei due punti e segui il segmento formatosi; dove porta? A stabilire un legame indissolubile, a toccare sentimenti profondamente tracciati, complice il tratto duro e materico di un pennello a setole forti, resistenti alle intemperie e desiderose di raccontare il mondo interiore dei personaggi delle loro visioni congiunte e disgiunte allo stesso tempo. Guarda un po' più in là: che vedi? Un universo intero di possibilità... tu? Quelle che non scorgo io son sicure le tue. Sempre la solita ironica. E cosa dovrei fare se non sorridere della sventura incipiente? Sapevi far di conto, avresti dovuto far quello. Sì, probabilmente, tu sai ragionare e dovresti aver ragione, almeno un 49 per cento, ma è l'altro 51 che mi dà problemi: mi rode come un tarlo, il lavoro sicuro mi ripugna, m'avrebbe privata dell'ultima zolla, la soglia sull'abisso... e tu sai, non posso fare a meno, devo sentirlo, voglio quel vuoto. Ho posizionato un lucido sul tavolo luminoso. Guardaci attraverso: che sogni? Una proiezione in avanti di ciò che è raccontato in superficie, un gran bell'insieme di composizione testi e illustrazioni fiabesche, evanescenti, sottili, impercettibili, lontane. Non posso non ammetterlo: sei sempre stata più permeabile alle intemperanze, decisamente trasparente e fugace come un acquerello ti perdi, scompari, ricongiungendoti all'elemento tuo naturale. È una tale gioia fuggire, sottrarsi alla incombenza: nel peggiore degli incubi è la sensazione successiva all'aver superato a velocità inumana la strettoia alla fine di un vicolo buio. Senti ancora l'aria malsana che ti risucchierebbe indietro, ma tu ne sei uscito vittorioso e la saluti sprezzante con uno schizzo di fiato. Non avrai mai pensione se continui così! Tredicesima, buonuscita, straordinaria mancanza di lavoro, assegno in bianco stracciato con orgoglio, un rapporto senza inizio né fine, perciò trattamento ottimale... sfrenata mi lancio sulla corsia più interna, sto arrivando, tira indietro il braccio, impugna bene non fartelo scappare, lo prendo... lascia che attraverso la mia opera viva anche quella tua irrealizzata in una meravigliosa ideale staffetta artistica tra fratelli.
... la linea scura che non si interroga solo su quello che l’occhio vede, ma anche su quello che c’è dietro agli occhi.
Edmond Baudoin
giovedì 26 gennaio 2012
aliens
inframmezzate voci lontane di pink floyd..
mercoledì 5 ottobre 2011
insegnami la sete

martedì 27 settembre 2011
era così

giovedì 23 giugno 2011
piacere

martedì 29 marzo 2011
quale cielo…

Sopra di me le stelle, stelle austere,
scoprono il volto.
Nessun cuore batte alle mie spalle,
nessun passo.
mercoledì 2 marzo 2011
PRIMA VERA

martedì 30 novembre 2010
ombre
…
Ci soffocavano i lamponi che, bisbigliando,
spiccavi, e il nostro bisbiglio tacque nell’aroma
solo quando con le labbra colsi dal tuo palmo
i frutti che il profumo del tuo corpo intrideva.
Divennero i lamponi strumento di carezze
le prime, le più stupite, che nel cielo intero
altre ebbrezze non sanno, che non siano esse stesse,
e nella propria stranezza vogliono ripetersi.
Poi non so, com’è stato, né in che palpebrare,
hai sfiorato col labbro la mia fronte sudata,
io ti ho preso le mani - me le hai date, raccolta,
in quel persistere intorno, denso, dei lamponi.
Bolesław Leśmian
giovedì 28 ottobre 2010
eccesso di compagnia

giovedì 14 ottobre 2010
maree
martedì 24 agosto 2010
prospero
Figlia leggi e poi vai. E lei dopo aver letto piange sulla visione del Botticelli. Chi mai potrà aver suggerito quella nascita, quell'abbraccio morbido e l'origine della bellezza? Non c'è alcuna pretesa. Chi non sa decifrare, chi ha visto ma non sa indicare la strada, né spiegare il perché abbia fatto quel percorso, ecco costei o costui si aggrapperanno al primo appiglio e si affideranno ai maghi della truffa, o agli spiriti del male, quelli che affollano l'isola della nostra mente… costruisci ponti, getta le ancore, balza sulle scialuppe e raggiungi la terra ferma. Non puoi continuare ad ignorare, a procedere goffamente intorno al banale, a non riconoscere il trascendente. Spodestiamo il re, costruiamo l'apoteosi dello straordinario. Ascolterò il tuo consiglio. Tu hai letto, e hai riconosciuto i segni e i simboli, me ne hai riempito le pareti, ora mi rimandi al tempo in cui eri bambina, al suo trascorrere e alle mie origini. Difficile? No, assolutamente. Sei così tranquilla, intenta e selvatica che quasi non ti riconoscerei. Sei diversa. Come quell'uccello che si liscia le piume e muove alternativamente il becco vorace ora a destra ora a sinistra spulciandosi, come quella tigre che mi guarda famelica di dietro il baldacchino, come quella lesta lucertola che mi ha sorpassato il piede ed è corsa a rifugiarsi sotto la sensitiva, ritrattasi al tuo tocco. Ho schiacciato il pulsante del mio orologio, è tempo di andare, di muovere e di aprirsi a dimensioni ignote. Sei così giovane, come puoi provar rimpianto, come puoi sentire il tempo che passa? C'è, è un dato inequivocabile, l'età dell'oro che si macchia di verde, trasmette quella linea d'ombra tipica delle selve, è precisa formula matematica dall'insospettabile somiglianza fisica con il dettaglio della nostra esistenza. Il particolare si svela a noi con tale chiarezza da portarci alle lacrime, il ricciolo che incorniciava il profilo si spegne e le mani nervose e duttili si arenano sulla dimenticanza dell'anonimo perdersi. Pende su di me, così vicino che potrei arrivarci e sfiorarlo. Al suo interno si apre una sensazione di angoscia della quale non esistono superstiti, il passaggio s'impone e io varco, la bellezza non è per tutti, l'arte è un mistero da conoscere, soggioga e appaga, via sempre aperta, potrebbe soccombere solo a causa del pregiudizio, mi allontano dalla tragedia… sete, tanta sete! Paura e necessità.











