I am living through this never-ending drama of those who live in peace and in freedom, free from fear and insecurity, but meet people afraid of love, prisoners of their minds, of their torment, of their discontent, of their frustration… People pretending to be live, and it's just dead people standing.
It's just people pretending to appreciate my way of being, my way I feel about all of this, my wolf spirit, but clearly there can be no a free, independent woman. There are lines that can't be crossed. There are limits to what I can do and the wishes I can grant.
And there's nothing worse. I' d just like to be forward, because that's what I am, and it's nothin'to be ashamed of, but I can't. Meanwhile the search continues. I'm smelling. For any signs. Because the more I smell, the more I know it's got something to do with all this.
There will be someone to be spontaneous, I will find somebody I could be honest with, someone I could be myself with, someone to be kind and cared for. Do I feel him? Can I see him? I will find you. I will hear you coming.
I can feel you. Through my hair as tangled branches, the eyes on the grass, the light was falling on the dark floor of the woods and joined my shadow that lay in wait. Muzzle up, I stiff the air. The giant female wolf smelling… savoring the scent of the meal to come.
W. Ink, charcoal and gold acrilic paints on paper.
🎧Hour of the Wolf. Ulver (norse word, wolf in norvegian language)
Open, smell, taste and escape yourself in the fascinating world of M.
It's so cold in this house
open mouth swallowing us.
Cocci. Livori. Turbamento più percepito che vissuto. Dubbi ch'assalgono mentre si svolta, si percorre una viuzza, si scende per una scala ripida e stretta, si sente un odore. L'intero mi riporta indietro e quella parte che mi sbalza in avanti è così poco, è solo una esigua differenza col tempo che fu e viene a risiedere qui. Non è un dettaglio. È tutto. Un allarme non più silenzioso, è cominciato con una pulsazione, poi s'è fatta schitarrata potente. Il presente: un aggiornamento eccessivo, un suono oscuro, inopportuno e importuno. La nostalgia è più calda, più rassicurante, più indulgente. Si propaga in ogni angolo di questa casa, punto d'equilibrio tra capolavoro e schifezza. Si rischia di rimaner piantati, o impantanati (a seconda dei punti di vista). Manca sempre qualcosa: ad una onnivora, capirete bene, non basta mai nulla. Ora, prima, per il dopo si vedrà. Le voci s'attenuano come il ricordo della sua pelle. S'evitano domande esplicite, s'eludono risposte ovvie. Si finisce tritati, schiacciati contro le pareti bianche, qui dove tutto è nuovo. Troppo. Ritornello definitivo, intimo significato. Ci sono. E gli altri?
Corpo nudo. Turgido. Scuro. Viso scavato. E non solo. Figura e didascalia celate dietro un bellissimo sorriso, ma troppo magro per poter rappresentare la salute. Voce profonda, ma stentata. Elegante, ma stentata.
Potenzialmente potrebbe ambire a ricchezze e riconoscimenti, ma troppo insicura, troppo sempre troppo sempre insoddisfatta.
Con sua madre che sprona o regola, esercita o ossessiona, ma non riesce a contenere e quella esuberante, ne fa intuito, estro, ideale perduto, ma visibile in controluce.
Bella Lei. Ha capito tutto. Non ci si lascia sopraffare e dalla malattia e da tutto ciò ch'è estraneo, aggressivo, distante, invadente, irrispettoso, deturpante, egoista, menefreghista, indifferente, qualunquista, stoicamente inoculato. Non sembrano aggettivi adatti a definire il cancro. Come no?
Sua mamma conosce l'importanza delle parole, ma anche quella del ritmo, dell'opportunità di dirle o di tralasciarle. Lei anche, e ora le ha per sé - non rivela il male - e le conserva in attesa di vendetta servita come e se si potrà poi servirla.
Ora serve camminare su tappeti spessi, per non far rumore, per attutire il dolore. E quello sbuffa quando non lo si può tenere dentro, tenere a freno i nervi già tesi e le emozioni. Vorrebbe esser contagiata dalla stessa fredda impassibilità. E non sempre riesce. Narrano d'arte d'arrangiarsi, d'ironia che salva. E lei dispone di entrambe, ma sotto la patina dell'impulso si nascondono la coscienza e la consapevolezza d'esser debole. Sensibilissima.
Sempre la mamma, quando la vedeva sofferente, non sapendo, diceva: 'Oggicosè?' tutt'attaccato, senza apostrofi.
di seguito una diapositiva di 'Come mi faccia attaccare facilmente, ma allo stesso tempo disintegri con altrettanta semplicità. Sniffatevela voi'.
Leggo, ascolto, penso, guardo tutto e piano, con la fatica che ne consegue.
E rallento ancora. Piano. Più piano. E chiudo. Occhi. E apro. Sensi.
Questo non è un manifesto religioso. Potrebbe essere invece l'inizio di una nuova onda. Una possibilità di affogare i dinosauri.
Giuro, solennemente, giuro… metto radici nel negoziato tra ministro della cultura e regista, esaspero al massimo le trattative e redigo un decalogo di verità pressoché sconosciute, ma rese necessarie dall'impero della decadenza e della paralisi che corrompe, sevizia e deteriora il nostro vivere. È ormai impellente. Ci sono tutte le premesse: troppi effetti speciali, troppo sentimentalismo becero, assenza di invenzione. Ecologie du regard. Siamo perspicaci, avanziamo sicuri e sbaragliamo la concorrenza. Nulla potrà contro la nostra differenza. È un manifesto. È un programma. È norma. È forma. È linguaggio. Tutto si girerà con macchina steadcam in nome dell'arte, del metodo e della tecnica. Si stabilirà tutto a priori, e diventerà un marchio di fabbrica, seriale finché non avremo raggiunto il perfetto equilibrio. Ne usciranno capolavori. Ve l'assicuro. Campioni d'incasso. Successoni da botteghini esauriti. Ci chiederanno l'autografo. Ci diranno bravi, prima che riusciamo a cominciare… a uscire. Presi d'assalto dai cosiddetti estimatori, agenti e distributori. Un bisiniss internazionale. E noi vogliamo che sia così. Cos'è la visione? È quello che vorremmo che fossimo, quello che sarebbe stato giusto esser già diventati, la meta ambita da volenterosi stagisti e aspiranti registi. Vinterberg diceva in un documentario: solo le regole specifiche si sono rivelate utili, come quella di girare con la macchina a mano, o di non utilizzare accessori o scenografie ricostruite. Quando si vive in un piccolo paese, è necessario urlare per farsi prestare attenzione. Forse che si sia scoperta l'acqua calda? Può darsi. Se a fronte di critiche sugli scarsi risultati e la mancanza di ingenti somme da spendere si frapponesse finalmente un'originale, tacita e sottintesa volontà di avanzare, approfittare di onorevoli vie d'uscita, scavalcare ostacoli perenni e fare qualcosa di nuovo? Ci sto, sottoscrivo, ultima voce delle dieci: il regista non deve essere accreditato. Il merito è sommatoria di tutti i nove e più… o meno idioti!
… sono i visitatori di un altro pianeta o dello spazio.
Incompiuto. Tanti i significati. Unico il bisogno di andarlo a rileggere ogni tanto, tutti gli anni. Bianco sporco per la copertina, rosso il titolo, nero l'oro, oscuro il destino. Chi ha scelto questa veste editoriale è un genio. Al di là delle prime perplessità è stata sicuramente una gran trovata e i significati che riesco a trovare in pochi minuti, appena acquistato, son già tantissimi. Lo impolvero e lo impiastriccio immediatamente, lo impronto, lo stringo, lo annuso, so già che ci rimarrò attaccata per giorni, ma quest'è leggere, entrare senza chiedere il permesso, usare le pagine per pulirsi i piedi, per asciugare le lacrime, per lasciare un bigliettino, una lavagna bianca su cui appuntare tutte le nostre vite, i nostri incontri. Paura ed inquietudine, destino comune, tutto scritto lì. Crisi, problemi, debolezze e forza, sofferenze e conquiste che sprofondano senza più poter respirare e tanto meno risalire, quella chiazza è troppo vasta, troppo. Infinita. Una marea nera di contraddizioni, di fatti senza conclusione, quasi quanti ne ho io già all'età tenera di vent'anni. Non so nemmeno cosa voglia fare di questa vita, piena e vuota allo stesso tempo. Mi giro e mi rigiro e mi aggiro, persa, già prima di cominciare ad andare. Quello non mi dà nulla, quell'altro non mi convince, questo mi piace ma, cavolo, quanto pretende. E poi chi mi dà il diritto di giudicare quello, questo e quell'altro? Vogliamo fare un pochettino di autocritica? Un bell'esamino di coscienza… ce l'ho? Mi sento parassita, quasi quanto quei liturgici personaggi che ritrovo descritti così bene, e dopo una bella litania di un minuto già mi faccio schifo, ma almeno non sono al potere e sono ancora in tempo per cambiare rotta. Dopo circa vent'anni potrei dire che nessun'opera come questa è attuale, valida, fatta di analisi e previsioni a precorrere situazioni e avvenimenti di oggi. Come lui stesso lo definì è proprio un libro vulcano e ogni volta, aperto, erutta e lancia realtà, è un processo formale vivente. È così che scopro di non aver mai creduto, a contatto con il nulla dentro me, l'ho vissuto e l'ho ritrovato anche nei momenti in cui speravo di veder nascere e crescere quel qualcosa dentro e fuori di me. Indivisa. Terrorista e sdoppiata, A e B in un'unica persona. Un bel volo cosmico questo che attinge dalle mie vite, dalle mie esperienze, quanto di più fantascientifico, come dice egli stesso Non lo farei mai. Penso che sia impossibile per un narratore fondarsi su esperienze non avvenute realmente. Non ce n'è bisogno, accadono tali bestialità che sarebbe anche inutile. E basta una notte in cui sogni per scrivere per anni, non ricordo, ho visto ma non so cosa, dici al mattino e intanto scrivo, scrivo e scrivo. Interruptus. Mangio e digerisco una gran quantità di personalità con una furia metabolica indicibile dell'atto creativo e nello stesso momento in cui dò la vita ai miei testi avrei voglia di distruggerli, per liberarmi di me. I miei dubbi, le mie domande fanno parte di me, impossibile eliminarli, in questo so essere onesta e pulita, turbata in maniera permanente come coscienza democratica necessaria e vitale. Un grande punto interrogativo morboso e brulicante mi cresce sù, la testa il tondo imperfetto plumbeo attonimento. Tra un po' mi sveglierò e sarà stata solo un'impressione, l'inganno di un sogno. Inedito.
La notte intorno era tiepida, estiva. C'era però, insieme, quel brivido di fresco che precede l'alba: infatti i piedi erano umidi di rugiada. Come il cielo, a oriente, da una semplice, sterminata lastra blu-inchiostro appena schiarito, cominciò a screziarsi in una infinita serie di preziose sfumature tra cui cominciava già a prevalere una striscia, quasi dura, d'un rosa cinabro, altri rumori misteriosi, come (fiati, sospiri), cominciarono a farsi sentire nell'oscurità. Finché di colpo, questa volta senza possibilità di equivoci, cominciarono a trillare delle allodole. Quasi altrettanto improvvisamente, l'aria fu luminosa. La luce era lì, già pronta, una luce triste e perlacea, ancora fredda. Ma essa rivelò tutto, senza (possibilità di smentite), in una grigia fatalità. Incolore.
Sono io? Dimmi… son stanca! Che aspetti? Vado. Questo non è il luogo dove vorrei girare un musical, né dove il cabaret salirebbe su quel palco malconcio a cantilenare una bella presa in giro. Sei all'apice? Direi… emerge già la punta dei piedi, è stato un continuo saliscendi, tra pochi giorni sarò in rotta di collisione. Repentino e circolare il moto della meteora che mi sorpasserà su sentieri incolti, mi avrà consumata, dopo avermi appuntito la suola a tasselli dei miei scarpetti da trekking, e io arpionerò le zolle per riportarmene a casa non poche tracce… polvere, carta, cemento. Ma non c'è erba? In mezzo, sì. La brucano e la smuovono con le corna a rami, la zappettano con le unghie affilate, la annusano con i denti voraci, la insinuano con le ali possenti, in picchiata sui miei occhi e dentro le mie fonti. Non dimenticare il binocolo. Vedo. È il trionfo dell'immaginazione sulla banalità delle provocazioni intellettuali, aliene e sconvenienti. Seduzione alla quale non rinuncio. Parto a bordo di impulsi sonori, interrompo la routine produttiva, e ricollego i fili di una serialità artigianale, mai abbandonata. Visita. Porto in dono il pensiero e le mani. È una sfida con seguito. Annodo e sciolgo il bianco fazzoletto dell'amicizia per lasciar cadere e crescere i semi dello stimolo e della creatività, lontano da tentazioni autoreferenziali di celebrità mediatica. Riposati. Declino in maniera inedita l'impegno e la fotografia. Agli abituali scatti di vita mescolerò grottesche sequenze intime, soppianterò il brusco nero con l'ammiccante kimono oro, sotto, in schianto fragoroso, la cangiante seta avvolgerà sogni e disperderà i nervosismi… involucro e sostanza. Non prenderti sul serio. Io non balbetto piagnucolii, non ho mai elemosinato la carezza dopo lo schiaffo, l'ho sempre seppellito sotto il paradosso. Ugola forte la mia… folle e marziale. Una risata ci seppellirà… Non ero io a ridere, ritornello una caricatura, il condensato di tragico e comico addio: il tuono di rinoceronti in fuga, elefanti e tigri pacchiane… questa città non è abbastanza grande per entrambi, ma non sarò io colui che se ne andrà.
Come a little closer, come closer. So I can see you.
Illustrator not illustrious
gypsy illustrator on instagram 😈 all my trips, all my journeys
musatemi
illustratrice ero(t)ica on pinterest 🌶
a musoduro
Di segni e di sogni.
Diecimila Me.
Tutti i mostri che ho in testa.
AMICI MIEI ATTO IV
AMICI MIEI ATTO III
DieciMille
aMusoDuro una su tante
amici miei atto II
TUTTO
fuorché ogni cosa
DISLUCCHETTATEVI
13febbraio2013
amici miei - atto I
MAV c/o SPINOZA.it
sfottetevene su fu Muso
dissipatio humani generis
doll
PARALLELAmente
verrà svelata, a poco a poco, l’essenza particolare che può crearsi tra te e me, ma mai tra altre due persone - David Grossman
SCRASCIA (spinazza)
Ilva: tromba d'aria. Cos'è una definizione di Vendola?
PRIMOgiornodiSCUOLA
Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c'è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? 'La rapidità dello spirito', Elias Canetti
prendi la mia mano e balliamo questo valzer, tra le volte della cattedrale, avvolgendoci come la bobina di un film straniero… - Fionn Regan
fuori dalle quinte…
cambio d'abito
azzurro finale sublime.. mio
Un'acqua corse, una speranza / da berne tutto il verde / sotto la signoria dell'estate - Vittorio Sereni
angel dust
FU muso
la mia sala da tè
collettivo-grazia-a-delinquere
dio non ha bisogno dell'arte
farmer in the city…
GAIA ONORARIA
Quasi tutti avevano in sè qualche stortura. In me, viceversa, c'era qualcosa che preferiva 'la luce' alla 'tenebra N.B.
Chi, vagabondando per i viali della città, non ha sognato un mondo che invece di cominciare con la parola esordisca con le intenzioni
e quello per cui mi riapro stelo di pallide certezze
Questo diario è il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d’oppio. E’ la mia droga e il mio vizio. Invece di scrivere un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna, e indulgo in rifrazioni e diffrazioni
BadTrip
cit. Emma Peel
fase REM
No pasarán!
Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio.
solo un essere libero proiettandosi oltre la durata, può avere la meglio su ogni rovina
ritorno al mondo nuovo Aldous Huxley
La notte era notte e solo notte
Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa.
sono stupito dall'immenso sperpero di energie che ho dedicato a speranze del tutto vuote. Se avessi riversato altrettanta energia nel disperare, avrei forse ottenuto qualcosa
immersione
LA DONNA ALATA
perché ora conosceva il significato della paura, e per giunta nella sua forma più violenta: la paura della morte dell'essere amato, della perdita dell'essere amato, della perdita dell'amore
les herbes folles
quell'al di là di tutto
il mio nome è rosso
La fantasia fa parte di noi come la ragione… Gianni Rodari
ACCESSO NEGATO
PRENOTAZIONE EFFETTUATA
'quanto più crudelmente m'arse…'
l'oppositore
EVACUAZIONE
giornaLETTI
e non solo
mecanica de amor
letti e riletti
de profundis
il principe felice e altri racconti
il ritratto di dorian gray
Il principe Serebrjanyj
il salvacondotto
le tue lettere hanno occhi
il dottor zivago
a piena voce
la cimice
lo stormo bianco
io sono la vostra voce
Le rose di modigliani
il processo
il castello
un medico condotto
la metamorfosi
la signorina giulia
the moon is down
furore
to a god unknown
il derviscio e la morte
lettera di una sconosciuta
l'esclusa
uno nessuno e centomila
il fu mattia pascal
il diavolo sulle colline
la luna e i falò
le ragazze di s.frediano
metello
una vita violenta
ragazzi di vita
il sogno di una cosa
PETROLIO
la donna di sabbia
il libro dell'inquietudine
la strada di swann
confessioni di una maschera
lo specchio degli inganni
neve di primavera
la voce delle onde
paula
naked lunch
sulla strada
howl
Il resto di niente
Il maestro e margherita
favola inquieta
E' la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde che io abbia mai conosciuto
lì in fondo sembra che ci sia qualcuno ad aspettarci
semivuoto
dal nero al verde
psytrance
NIDOaCAPO
la finestra di fronte
è voce e silenzio
Provochi il mio malumore, mi conduci nel gioco cattivo del sogno e mi spingi dentro l'umido rifugio appena svoltato l'angolo. Scegliamo con cura i momenti e i luoghi, il vino e il pane, il bicchiere e le carni, apparecchiata siedi a consumare ogni istante del nostro tempo. Un giorno di festa è per noi il nostro incontro, ci fa unici e indivisi, io timido e brusco, attendo; tu ardita e morbida, mi versi generoso il succo dell'oblio. Ti scopro e ti prendo quando si fa sera, nel nero mi tendo e ti afferro, nudità aperta alla mia mano calda, irriverente e regale tu siedi sul mio trono, tutta la notte. Al mattino ci empiamo di significato, ci sveliamo verità e ci congiunge il fresco drappo. Acqua e latte ti fanno dolce, fresca, sole e cielo si aprono al nostro passaggio. Risaliamo colline, e discorriamo di noi. Tu hai cambiato il significato umano del termine vita, me ne hai reso una fetta, ora ti guardo e dietro le spalle, prego, e scaccio via l'ombra malvagia che vuol divorarti il passo.
il nero che conta
la vera prigione
Non è il tetto che perde Non sono nemmeno le zanzare che ronzano Nella umida, misera cella. Non è il rumore metallico della chiave Mentre il secondino ti chiude dentro. Non sono le meschine razioni Insufficienti per uomo o bestia Neanche il nulla del giorno Che sprofonda nel vuoto della notte Non è Non è Non è. Sono le bugie che ti hanno martellato Le orecchie per un'intera generazione È il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari In cambio di un misero pasto al giorno. Il magistrato che scrive sul suo libro La punizione, lei lo sa, è ingiusta La decrepitezza morale L'inettitudine mentale Che concede alla dittatura una falsa legittimazione La vigliaccheria travestita da obbedienza In agguato nelle nostre anime denigrate È la paura di calzoni inumiditi Non osiamo eliminare la nostra urina È questo È questo È questo Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero In una cupa prigione.