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venerdì 14 maggio 2021

W

I am living through this never-ending drama of those who live in peace and in freedom, free from fear and insecurity, but meet people afraid of love, prisoners of their minds, of their torment, of their discontent, of their frustration… People pretending to be live, and it's just dead people standing.

It's just people pretending to appreciate my way of being, my way I feel about all of this, my wolf spirit, but clearly there can be no a free, independent woman. There are lines that can't be crossed. There are limits to what I can do and the wishes I can grant.

And there's nothing worse. I' d just like to be forward, because that's what I am, and it's nothin'to be ashamed of, but I can't. Meanwhile the search continues. I'm smelling. For any signs. Because the more I smell, the more I know it's got something to do with all this.

There will be someone to be spontaneous, I will find somebody I could be honest with, someone I could be myself with, someone to be kind and cared for. Do I feel him? Can I see him? I will find you. I will hear you coming.

I can feel you. Through my hair as tangled branches, the eyes on the grass, the light was falling on the dark floor of the woods and joined my shadow that lay in wait. Muzzle up, I stiff the air. The giant female wolf smelling… savoring the scent of the meal to come.


W. Ink, charcoal and gold acrilic paints on paper.
🎧Hour of the Wolf. Ulver (norse word, wolf in norvegian language)


Open, smell, taste and escape yourself in the fascinating world of M.

She loosen her lips and growl.

You go, silently slip inside.

martedì 29 marzo 2016

The past is now.

It's so cold in this house
open mouth swallowing us.

Cocci. Livori. Turbamento più percepito che vissuto. Dubbi ch'assalgono mentre si svolta, si percorre una viuzza, si scende per una scala ripida e stretta, si sente un odore. L'intero mi riporta indietro e quella parte che mi sbalza in avanti è così poco, è solo una esigua differenza col tempo che fu e viene a risiedere qui. Non è un dettaglio. È tutto. Un allarme non più silenzioso, è cominciato con una pulsazione, poi s'è fatta schitarrata potente. Il presente: un aggiornamento eccessivo, un suono oscuro, inopportuno e importuno. La nostalgia è più calda, più rassicurante, più indulgente. Si propaga in ogni angolo di questa casa, punto d'equilibrio tra capolavoro e schifezza. Si rischia di rimaner piantati, o impantanati (a seconda dei punti di vista). Manca sempre qualcosa: ad una onnivora, capirete bene, non basta mai nulla. Ora, prima, per il dopo si vedrà. Le voci s'attenuano come il ricordo della sua pelle. S'evitano domande esplicite, s'eludono risposte ovvie. Si finisce tritati, schiacciati contro le pareti bianche, qui dove tutto è nuovo. Troppo. Ritornello definitivo, intimo significato. Ci sono. E gli altri?

So here they are.
Maybe.


martedì 13 gennaio 2015

At least. For now.

Corpo nudo. Turgido. Scuro. Viso scavato. E non solo. Figura e didascalia celate dietro un bellissimo sorriso, ma troppo magro per poter rappresentare la salute. Voce profonda, ma stentata. Elegante, ma stentata. 
Potenzialmente potrebbe ambire a ricchezze e riconoscimenti, ma troppo insicura, troppo sempre troppo sempre insoddisfatta.
Con sua madre che sprona o regola, esercita o ossessiona, ma non riesce a contenere e quella esuberante, ne fa intuito, estro, ideale perduto, ma visibile in controluce.

Bella Lei. Ha capito tutto. Non ci si lascia sopraffare e dalla malattia e da tutto ciò ch'è estraneo, aggressivo, distante, invadente, irrispettoso, deturpante, egoista, menefreghista, indifferente, qualunquista, stoicamente inoculato.
Non sembrano aggettivi adatti a definire il cancro.
Come no?
Sua mamma conosce l'importanza delle parole, ma anche quella del ritmo, dell'opportunità di dirle o di tralasciarle. Lei anche, e ora le ha per sé - non rivela il male - e le conserva in attesa di vendetta servita come e se si potrà poi servirla.

Ora serve camminare su tappeti spessi, per non far rumore, per attutire il dolore. E quello sbuffa quando non lo si può tenere dentro, tenere a freno i nervi già tesi e le emozioni. Vorrebbe esser contagiata dalla stessa fredda impassibilità. E non sempre riesce. Narrano d'arte d'arrangiarsi, d'ironia che salva. E lei dispone di entrambe, ma sotto la patina dell'impulso si nascondono la coscienza e la consapevolezza d'esser debole. Sensibilissima. 
Sempre la mamma, quando la vedeva sofferente, non sapendo, diceva: 'Oggicosè?' tutt'attaccato, senza apostrofi.


di seguito una diapositiva di 'Come mi faccia attaccare facilmente, ma allo stesso tempo disintegri con altrettanta semplicità. Sniffatevela voi'.

Leggo, ascolto, penso, guardo tutto e piano, con la fatica che ne consegue. 
E rallento ancora. Piano. Più piano. E chiudo. Occhi. E apro. Sensi. 
Almeno per ora.

giovedì 7 ottobre 2010

dogma 95 (9)


Questo non è un manifesto religioso. Potrebbe essere invece l'inizio di una nuova onda. Una possibilità di affogare i dinosauri.

Giuro, solennemente, giuro… metto radici nel negoziato tra ministro della cultura e regista, esaspero al massimo le trattative e redigo un decalogo di verità pressoché sconosciute, ma rese necessarie dall'impero della decadenza e della paralisi che corrompe, sevizia e deteriora il nostro vivere. È ormai impellente. Ci sono tutte le premesse: troppi effetti speciali, troppo sentimentalismo becero, assenza di invenzione. Ecologie du regard. Siamo perspicaci, avanziamo sicuri e sbaragliamo la concorrenza. Nulla potrà contro la nostra differenza. È un manifesto. È un programma. È norma. È forma. È linguaggio. Tutto si girerà con macchina steadcam in nome dell'arte, del metodo e della tecnica. Si stabilirà tutto a priori, e diventerà un marchio di fabbrica, seriale finché non avremo raggiunto il perfetto equilibrio. Ne usciranno capolavori. Ve l'assicuro. Campioni d'incasso. Successoni da botteghini esauriti. Ci chiederanno l'autografo. Ci diranno bravi, prima che riusciamo a cominciare… a uscire. Presi d'assalto dai cosiddetti estimatori, agenti e distributori. Un bisiniss internazionale. E noi vogliamo che sia così. Cos'è la visione? È quello che vorremmo che fossimo, quello che sarebbe stato giusto esser già diventati, la meta ambita da volenterosi stagisti e aspiranti registi. Vinterberg diceva in un documentario:
solo le regole specifiche si sono rivelate utili, come quella di girare con la macchina a mano, o di non utilizzare accessori o scenografie ricostruite. Quando si vive in un piccolo paese, è necessario urlare per farsi prestare attenzione. Forse che si sia scoperta l'acqua calda? Può darsi. Se a fronte di critiche sugli scarsi risultati e la mancanza di ingenti somme da spendere si frapponesse finalmente un'originale, tacita e sottintesa volontà di avanzare, approfittare di onorevoli vie d'uscita, scavalcare ostacoli perenni e fare qualcosa di nuovo? Ci sto, sottoscrivo, ultima voce delle dieci: il regista non deve essere accreditato. Il merito è sommatoria di tutti i nove e più… o meno idioti!



… sono i visitatori di un altro pianeta o dello spazio.

venerdì 20 agosto 2010

un nome un titolo un colore un destino


Incompiuto. Tanti i significati. Unico il bisogno di andarlo a rileggere ogni tanto, tutti gli anni. Bianco sporco per la copertina, rosso il titolo, nero l'oro, oscuro il destino. Chi ha scelto questa veste editoriale è un genio. Al di là delle prime perplessità è stata sicuramente una gran trovata e i significati che riesco a trovare in pochi minuti, appena acquistato, son già tantissimi. Lo impolvero e lo impiastriccio immediatamente, lo impronto, lo stringo, lo annuso, so già che ci rimarrò attaccata per giorni, ma quest'è leggere, entrare senza chiedere il permesso, usare le pagine per pulirsi i piedi, per asciugare le lacrime, per lasciare un bigliettino, una lavagna bianca su cui appuntare tutte le nostre vite, i nostri incontri. Paura ed inquietudine, destino comune, tutto scritto lì. Crisi, problemi, debolezze e forza, sofferenze e conquiste che sprofondano senza più poter respirare e tanto meno risalire, quella chiazza è troppo vasta, troppo. Infinita. Una marea nera di contraddizioni, di fatti senza conclusione, quasi quanti ne ho io già all'età tenera di vent'anni. Non so nemmeno cosa voglia fare di questa vita, piena e vuota allo stesso tempo. Mi giro e mi rigiro e mi aggiro, persa, già prima di cominciare ad andare. Quello non mi dà nulla, quell'altro non mi convince, questo mi piace ma, cavolo, quanto pretende. E poi chi mi dà il diritto di giudicare quello, questo e quell'altro? Vogliamo fare un pochettino di autocritica? Un bell'esamino di coscienza… ce l'ho? Mi sento parassita, quasi quanto quei liturgici personaggi che ritrovo descritti così bene, e dopo una bella litania di un minuto già mi faccio schifo, ma almeno non sono al potere e sono ancora in tempo per cambiare rotta. Dopo circa vent'anni potrei dire che nessun'opera come questa è attuale, valida, fatta di analisi e previsioni a precorrere situazioni e avvenimenti di oggi. Come lui stesso lo definì è proprio un libro vulcano e ogni volta, aperto, erutta e lancia realtà, è un processo formale vivente. È così che scopro di non aver mai creduto, a contatto con il nulla dentro me, l'ho vissuto e l'ho ritrovato anche nei momenti in cui speravo di veder nascere e crescere quel qualcosa dentro e fuori di me. Indivisa. Terrorista e sdoppiata, A e B in un'unica persona. Un bel volo cosmico questo che attinge dalle mie vite, dalle mie esperienze, quanto di più fantascientifico, come dice egli stesso Non lo farei mai. Penso che sia impossibile per un narratore fondarsi su esperienze non avvenute realmente. Non ce n'è bisogno, accadono tali bestialità che sarebbe anche inutile. E basta una notte in cui sogni per scrivere per anni, non ricordo, ho visto ma non so cosa, dici al mattino e intanto scrivo, scrivo e scrivo. Interruptus. Mangio e digerisco una gran quantità di personalità con una furia metabolica indicibile dell'atto creativo e nello stesso momento in cui dò la vita ai miei testi avrei voglia di distruggerli, per liberarmi di me. I miei dubbi, le mie domande fanno parte di me, impossibile eliminarli, in questo so essere onesta e pulita, turbata in maniera permanente come coscienza democratica necessaria e vitale. Un grande punto interrogativo morboso e brulicante mi cresce sù, la testa il tondo imperfetto plumbeo attonimento. Tra un po' mi sveglierò e sarà stata solo un'impressione, l'inganno di un sogno. Inedito.



La notte intorno era tiepida, estiva. C'era però, insieme, quel brivido di fresco che precede l'alba: infatti i piedi erano umidi di rugiada. Come il cielo, a oriente, da una semplice, sterminata lastra blu-inchiostro appena schiarito, cominciò a screziarsi in una infinita serie di preziose sfumature tra cui cominciava già a prevalere una striscia, quasi dura, d'un rosa cinabro, altri rumori misteriosi, come (fiati, sospiri), cominciarono a farsi sentire nell'oscurità. Finché di colpo, questa volta senza possibilità di equivoci, cominciarono a trillare delle allodole. Quasi altrettanto improvvisamente, l'aria fu luminosa. La luce era lì, già pronta, una luce triste e perlacea, ancora fredda. Ma essa rivelò tutto, senza (possibilità di smentite), in una grigia fatalità. Incolore.

lunedì 9 agosto 2010

con garbo


Sono io? Dimmi… son stanca! Che aspetti? Vado. Questo non è il luogo dove vorrei girare un musical, né dove il cabaret salirebbe su quel palco malconcio a cantilenare una bella presa in giro. Sei all'apice? Direi… emerge già la punta dei piedi, è stato un continuo saliscendi, tra pochi giorni sarò in rotta di collisione. Repentino e circolare il moto della meteora che mi sorpasserà su sentieri incolti, mi avrà consumata, dopo avermi appuntito la suola a tasselli dei miei scarpetti da trekking, e io arpionerò le zolle per riportarmene a casa non poche tracce… polvere, carta, cemento. Ma non c'è erba? In mezzo, sì. La brucano e la smuovono con le corna a rami, la zappettano con le unghie affilate, la annusano con i denti voraci, la insinuano con le ali possenti, in picchiata sui miei occhi e dentro le mie fonti. Non dimenticare il binocolo. Vedo. È il trionfo dell'immaginazione sulla banalità delle provocazioni intellettuali, aliene e sconvenienti. Seduzione alla quale non rinuncio. Parto a bordo di impulsi sonori, interrompo la routine produttiva, e ricollego i fili di una serialità artigianale, mai abbandonata. Visita. Porto in dono il pensiero e le mani. È una sfida con seguito. Annodo e sciolgo il bianco fazzoletto dell'amicizia per lasciar cadere e crescere i semi dello stimolo e della creatività, lontano da tentazioni autoreferenziali di celebrità mediatica. Riposati. Declino in maniera inedita l'impegno e la fotografia. Agli abituali scatti di vita mescolerò grottesche sequenze intime, soppianterò il brusco nero con l'ammiccante kimono oro, sotto, in schianto fragoroso, la cangiante seta avvolgerà sogni e disperderà i nervosismi… involucro e sostanza. Non prenderti sul serio. Io non balbetto piagnucolii, non ho mai elemosinato la carezza dopo lo schiaffo, l'ho sempre seppellito sotto il paradosso. Ugola forte la mia… folle e marziale. Una risata ci seppellirà… Non ero io a ridere, ritornello una caricatura, il condensato di tragico e comico addio: il tuono di rinoceronti in fuga, elefanti e tigri pacchiane… questa città non è abbastanza grande per entrambi, ma non sarò io colui che se ne andrà.

Zampillerò lontano da oggi
ho sognato la bellezza di un viaggio,
e la forza e il coraggio di un rapace
e ho fatto un volo, dal piano più alto
guardo giù, com'è diversa la traccia del mondo.