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giovedì 23 marzo 2023

I'll even it out

 Alla ricerca della mitezza. La si sentiva la mancanza della voce dai registri sottobosco, incanto e mistero. In rispolvero lei, ora, in corrispondenza di qualcosa di urgente da esprimere, qualcosa che non si può lasciar lì, a sopire. E così viene fuori, evitando le suole degli scarponi che vorrebbero solo appiattire, livellare, annullare. Minacciosa maschera, costume inquietante e trucco pesante che ci fa visita negli incubi più neri, estrema, estrosa, figura strana a metà tra una ninfa e il Night King, un folletto e un satiro, gender fluid, conturbante e disturbante pronto a interpretare un nuovo personaggio della trama, ma rimanendo persona, e raccontarci la sua storia, tormentata, ribelle, sempre, verso la società retrograda, verso la falsità, rimette al centro il solito discorso, il sé e i sentimenti, nella loro essenza purissima e scevra da sovrastrutture. Stride, la sua mistica convinzione, sferzata da folate di dubbi eterni, si avvita e si disperde, in una danza che ricorda un sabba di streghe, sprofonda e riemerge dagli abissi, in riverberi e gorgheggi mesmerici che ci rapiscono come il canto di una sirena e ci trascinano sul fondale. Lei sboccia, sgargiante corallo, sinuosa Dulse, non sfiorarla se veramente non puoi, non posare l'occhio su di lei se realmente non vuoi. La mitezza non esiste. You can't even it out.


 


The witch, sabba. Abruzzo. Parco Lavino.

giovedì 3 giugno 2021

M


He's tearing me apart.

The watchword is overlapping, mixing shapes, faces, eyes, hands, fingers, mouths, tongues, pictures of him, pictures of other men. But when I bring the different images together… a harrowing wind stirs up huge dust clouds, which not only make it difficult to see anything, but if I push too hard, it pushes back.

How do you bust the clouds?

I'm in a higher state of consciousness. You better hide behind the clouds. And behind you I can see millions of people. I'm able to perceive this overlay. It's only overlap, it's only duplication. Overlap and bubbles. A large bed, in the corner. A broken bed, in my imagination. 

And it's tearing me apart. Again.

🎧 Burn that broked bed. Calexico, Iron & Wine.

martedì 7 febbraio 2017

Knock knock. Who’s there?

Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? Maybe. I'm.


Ripetuto all'infinito. Errori. Su errori. Che s'accumulano e vanno ognuno al proprio posto. Tasselli che formano uno stile: emotivo, suono e cassa di risonanza, maestoso, lenitivo e anche oscuro e cinico, brevissimo miraggio.

Assoli. Fasi corali. Assoli.

I'm sorry, it may be me, but it feels a little bit weird.


Actress. R.I.P.

martedì 11 ottobre 2011

distanza


Crepuscolo. Turbinìo fiacco di neve e vento caldo, umido e ritmato, confonde la vista, accende il pelo fitto, si posa a curvare il tuo corpo vivo. Arrivi stanco e turbato, quasi non ti riconoscevo, quando ho aperto e son rimasta piegata sulle gambe nello slancio frenato di saltarti addosso. Solo quando hai deciso di scuoterti di dosso tutto quel cumulo di bianca e pesante patina ho levato le ancore e senza pensar due volte ti ho strappato all'uscio e t'ho affogato di baci e carezze.


Ma il nostro amore non è fatto
di testa, né di cuore o di sesso.
Sorge dalle viscere implodendo
della sua stessa violenza.
È un amore fatto di umore.
Amore-tumore, pensi tu.
Amore-tremore, dico io;
un terremoto, in definitiva.
Questo solo chiedo alla vita:
non sia tu l'amara deriva.
Jacqueline Spaccini

dal 2008 (Loco-Gennaio)

mercoledì 5 ottobre 2011

insegnami la sete

L'acqua non è una cosa che puoi trattenere. Come gli uomini. Ho provato. Hai sete, bevi, e hai ancora sete. È un rito, una serie di gesti che compi con religiosa puntualità, riapri e chiudi. Pensi, ripensi e ricopi. Ma non c'erano degli appunti? Ma sì, non ricordi? Anche una serie di foto scattate in occasione di quello spettacolo. L'autografo, i sorrisi e le strette di mano. Gli abbracci contenuti e le rose. L'odore forte e i petali sparsi qua e là. Lasciati andare. Ancora lo sento. Fiducia e paura. Senso di vuoto e ritmo. Passo, passettino, giravolta. Viaggio. Partenza e ritorno. Rincorro la tua immagine, ti vedo ancora. T'ho perso. Riflessi sul pelo dell'acqua. Risacca che cancella tutto. A piedi nudi prendo un po' di colore proprio sotto il tallone. Verde intenso. Con l'alluce pesco una piccola quantità di grigio chiaro. Ci vuole il blu oltremare. Non ne ho. Finirò per miscelarne altri due. Mi inginocchio e giù un azzurro a chiazze sulla tibia e poco più sù. Ora sì che la sento. Inutile cercar di controllarla, afferrare e possederla. Densa e sorprendentemente sciolta, presente ma allo stesso tempo oscura e simbolica. Si allenta la tensione, si fa prendere, sta stringendo cerchi sempre più piccoli e trasparenti, intorno alla mia vita. Ora sì che ti percepisco. Ti vedo già. Ti lavoro con i polpastrelli. Partecipi e ti fai solleticare, il tempo di assestarti e di rilassarti appena, di dar forma al flusso, la tua acqua in un violento spruzzo mi spinge indietro e io rimango a faccia in sù a guardar il cielo che mi parla di pioggia. Sorseggia, mi dici e non deglutirmi mai.

Frase iniziale Antropologia dell'acqua - Anne Carson

venerdì 20 maggio 2011

col rossetto sullo specchio


Non hai perle da regalarmi, non denaro sufficiente per lasciare che io scelga un abito di seta, abbinare un paio di bellissimi sandali gioiello. Non m'interessa. Mi basta che mi immagini lì sul tuo letto, con in dosso solo l'odore diffuso del primo incontro e dentro la mano fine, sottilissime dita, che mi sveste anche dal più ostico dei sospiri e dei dinieghi indolenti. Non ho più lacci, e mi contempla le spalle, sventolo la candida coulotte, e mi bacia lento sul collo. Poi si ferma e sbraita. -Cos'hai fatto dei tuoi capelli? Dove sono la tua faccia, la tua bocca, il tuo sorriso, e il broncio, e i rantoli, e i mugolii? Non distinguo il tuo pianto. Non avverto la tua lingua che scardina la cintura di castità, non vedo i tuoi occhi, il destro che studia i punti che mi diano piacere, il sinistro che assisterà il primo nel raggiungerli tutti. - Per caso vuol ballare. Mi gira e mi rigira. Mi passa attraverso. Mi volteggia i fianchi come fossero un fuso. Ho ricamato nella tarda ora un desiderio, folle e perso, il rimpianto di una vita. Son al centro della stanza, rincorro il guizzo dell'ago del tempo, ma ormai, tardi, son via. Mi figuro che gli manco, che arde nel desiderio di entrare, cede il passo all'altro che vien prima. Prendi, intanto. Il profumo s'insedierà tra le unghie, lì starà e non si staccherà se non quando, davanti ad un riflesso, battendoti il petto, schioccherai fuori dalle ciglia, tremolanti e salate, strette e libere, lasceranno spazio al mio viso, a tratti o tutto, nulla.








E molte notti resistono

Senza una luna, senza una stella

Così resisteremo noi

Quando uno dei due sarà via, lontano

Leonard Cohen








Francis Bacon - Figure distese allo specchio, 1971

venerdì 15 aprile 2011

profezia


se allora si chiedesse dove la tua bellezza giace,
dove tutto il tesoro dei giorni caldi di vigore,
dire: nei tuoi propri occhi infossati profondamente,
mostrerebbe con indiscreta lode, ingiuria implacabile. Shakespeare… rivolto a me. Io non gli credo. Quanta miseria e grandezza han segnato quelle labbra? Allora quando quaranta inverni faranno assedio alla tua fronte… io aspetterò l'altro per rasserenarlo, lo legherò alla testiera del letto per fermare gli anni che scorrono, gelosa io della mia stessa gelosia, braccia e gambe strette, perché smetta di torturarsi con altri amori e di cantare altri sonetti, perciò l'amore non è infinito, né il pianto, né il riso, né la fretta, mai la tua partenza, né l'arrivo alla porta aperta. Io in agguato ad ogni rumore, tu, stanco, pretendi silenzio, lavanda in ogni cassetto e candele sulla cornice del davanzale. Senz'alcuna meraviglia, tornerai a girarti e rigirarti, sul grande materasso delle eterne necessità, le mani fredde e le tempie rosse, mi vedrai vecchia. Sì, son vecchia dopotutto. Mi guardo, sogni irrigiditi e speranze gelate. Mi sento tradita, avvolta in pesanti coperte di vetro, esposta e ignara, fragile e cupa. M'addormento di quel sonno indurito dal freddo, imboccato dal buio. Ce n'è ancora un pezzetto, finisci la torta e butta la ciliegia.

dal 2008 (Milano - Dicembre)
Sonetti di Shakespeare
traduzione di Giuseppe Ungaretti

lunedì 7 marzo 2011

le voci bugiarde



Basta. Falla tacere. Non la sopporto più. Sempre la stessa, puntuale, incessante, complicatissimo slegarsene. Comincia il racconto e via, si spalanca la porta a un'orda di ricordi. Un concentrato di dolore, solitudine, patetico lirismo, piccole e grandi indecisioni al quale la mia scrittura non potrà più reggere. Almeno è sincera. Non conosce bugie. Io invece? In maniera costante e approfondita nel tragitto arrugginito della ricerca personale dell'ideale chi ho incrociato finora? Speranza e inutile sogno da collezionare e custodire. Ha lo sguardo pulito, una grande onestà intellettuale, un'imponente umanità, l'immortalità, nel gesto minimo del tuo respiro e dietro di te quasi le stelle e il dubbio dell'uomo se intervenire, non intervenire alla radice sulla natura. Parole venute a galla, come le piccole cose che cerchi di affogare, segni casuali che ritrovi impressi con maggior violenza sulla lavagna magnetica in cucina: ti ripeti ossessivamente non ne verrò fuori, devo rimuovere, spostare, trasformare, non è questione di bugie innocenti, è una lotta con il tentativo di restituzione del bagaglio dimenticato volontariamente in deposito. Vestiti vecchi, intimo superato, scarpe scomode… La voce ha deciso coraggiosamente di affrontarli quei fantasmi, esorcizzandoli e fissandoli su foglio. Son racconti terapeutici, elaborati delineando una traccia e aggiungendo via via una serie di punti di snodo nuovi, cosicché la stessa figura di partenza viene ad assumere una forma più evoluta, originale, inconscia… lezione accolta, grazie, i ricordi miei ora riposano su bianca e soffice carta, dall'amaro odor di neve, gratta gratta, arrivo all'erba sotto, estirpa estirpa ecco la pioggia, cade cade, voglia di dormire, ma non questo sdraiarsi sfinito senza riposo.

passi tratti da Cocci di bottiglia - Fiorenza Aste

lunedì 27 dicembre 2010

voyage dans la lune


Ha costruito tanti modellini, ha disegnato tanta scenografia di carta, dipinto tutte le mani dei trucchi spettacolari alla luce della lanterna magica, ha dato forma ai suoi sogni di bimbo, mosso mani che sembravano morte, acceso occhi che erano ormai vuoti, regge, sostiene ancora il tempo, vola la sua testa sulle linee di quel pentagramma, riavvolge e raggiunge l'equilibrio, sta per cadere di sotto, ma si aggrappa e si salva… avrai successo dice quella faccia, non ridere, non buttare l'umorismo, tienilo stretto, vedrai ti tornerà utile. Ora splende, ora si rabbuia, ora sorride, ora storce la bocca in un ghigno sinistro. Lancia un ultimo avvertimento: abbandona la nave, interrompi le battaglie marine, guarda sù, il mio bagliore ti renderebbe visibile a tutti gli aerei nemici, fermati e sali, sarai il primo uomo sulla luna, non credi che questo renda tutto il denaro del mondo? Attende un attimo, si guarda intorno, vorrebbe contestare la lunghezza del cammino, ma lei ha già soffiato una scia argentea su cui muovere i primi passi e lui… comincia a costruire quella sequenza mirabile e ricama metri di tessuto e monta il buco, taglia incolla sovrappone, riavvolge con pazienza e precisione, vieni, vieni, investi il mio occhio, apri la voragine e duplica il piacere, stappa e beviamo, gratta e raschia via la tristezza, stanotte non voglio ascoltar musica noiosa, non voglio guardare cortei nuziali. È cominciata. Inaspettata eclissi, lei davanti a lui, taglia, incolla, sovrappone, riavvolge con passione e dedizione; gira, ricostruisce il teatro di posa, si avvale di protagonisti inventati, sposta le nuvole, ammicca e invita al nuovo incontro attraverso l'impossibile: pieno, decresce, quarto, cresce, pieno… a risentirti.

ai viaggiatori incalliti…

mercoledì 22 settembre 2010

cosa rimane?

Sono rintocchi lontani di campana. Basta un attimo, e il suono s'impadronisce di ogni cosa. In mare i segnali non cessano di esistere, la campana suonerà in perpetuo.



Stenditi… non esitare. Non pensare molto, ché i pensieri sembrano a volte dei pesi troppo incombenti. Guarda là, non è forse solo uno spettacolo che merita d'esser goduto, e alla fine anche un plauso forte e spontaneo? I mutamenti sono infiniti e nulla e nessuno può impedirli. In ogni istante della nostra esistenza può accadere qualcosa che sia clamoroso, irrimediabilmente grave, o tanto tanto piacevole, e degno d'esser vissuto. Quella bruma nella quale ti perdi, potrei io di slancio soffiarla via ed ecco rinascerebbe ai tuoi occhi la speranza, sempre lì ad aspettare te e da te catapultata al di là di quel muro impalpabile ma fitto, tu così delicato e sopito, tu così ingannato e lontano. Quanto vorrei spezzare questa monotona ciclicità che ci costringe a girare girare nell'inutile, assurdo infinito, incessante e perpetuo tanto che guardando l'orizzonte, ogni sublime linea ci sembra uguale, confondiamo l'inizio con la fine. No, che non è tutto continuo questo fluire, no. Fà in modo che l'opacità non annienti l'universo, che non ci sfugga l'oggi a causa della pericolosa indifferenza, che il nulla di meglio non calpesti tutti i mondi che abbiamo a disposizione. La senti l'ondata che lambisce il tallone, sale fino a rinfrescare l'inguine, entra e riesce, naviga lenta e oscilla sul viavai della risacca, a un palmo dalla sponda. È quella l'essenza? Sisifo porta in alto con fatica il masso, lì non riesce nemmeno a fermare la fatica, rotola giù… ah, no, la vedo quella fine, l'ho attraversata, l'ho percorsa piano, assaporandone ogni goccia, ma non indagherò oltre, voglio passare quel primo strato sabbioso con le dita sentendone l'umido sottostante, ma non rimarrò lì a scavare, perché non senta il tremendo peso del dolore e non sia in grado di comunicarlo, non esistono, mio caro, parole efficaci che possano spiegarlo, tanto meno contenerlo. Non voglio sapere ciò che gli altri fan finta che nemmeno esista o al quale nessuno voglia credere, non voglio diventare depositaria di inutile comprensione, è un sepolcro violabile che non mi vedrà soccombere, apri amor mio, schiudi e ripiega la sofferenza, riponila in quel cassetto, usciamo e lasciamoci avvolgere dal nulla abbagliante.

Non avrei bisogno di un premio per stendermi e analizzarmi, ma tant'è a volte serve far gli elenchi e doc.Ruz m'ha invitato nella sua stanzetta, piena di foto meravigliose, a far luce (?) dentro me. Ecco le mie dieci cose in parte ispirate al post di oggi:
  • 1. Il mio amore;
  • 2. l'arte (letteratura, poesia, teatro, cinema, grafica, fotografia, figurativa in genere);
  • 3. la musica;
  • 4. l'ambiente sottomarino;
  • 5. la mia campagna;
  • 6. il viaggiare;
  • 7. gli animali (i miei gatti prima di tutto);
  • 8. il freddo pungente;
  • 9. la corsa;
  • 10. la cucina.
Assegno questo premio a:

… nel luogo del nulla, ove ogni ricordo è cancellato. Il sole estivo inondava la pace del giardino.

venerdì 27 agosto 2010

i miei hanno forma

Non si capisce un sogno se non quando si ama un essere umano - L. Sciascia

È tutto un lungo viaggio e come esso inizia, preparativi, controllo, valigia, documenti, carburante e via… Ci si affida a dio o alla fortuna: niente incidenti e poco traffico. L'amo, quell'attesa, quell'ansia, è appagamento per me più di quanto possa essere l'arrivo e la meta, e finisco per fare i bagagli all'ultimo momento. Conseguenza inevitabile ed amabilissima: qualche indumento necessario o il bagnoschiuma che ci augurano buon viaggio dimenticati sul ripiano dell'armadio o del bagno.
Conosco a memoria, e però me ne dimentico sempre, quei momenti e li riassaporo ogni volta con piacere e me ne irretisco. Ma perché? Forse a saggiare la mia resistenza e la conoscenza di me? Ogni qualvolta al risveglio faccio per ripercorrere le tappe del mio sogno stretta tra il bisogno di venirne a capo e il senso d'innocente incoscienza della ragazzina alle prime armi sotto la finestra dell'amato… scenderà e mi abbraccerà o spierà e richiuderà gli scuri mandandomi al diavolo?
Ora capisco quel che allora non avrei mai voluto sentirmi dire: non è quello giusto per te! E chi lo decide? Io, lui, gli amici, i parenti o è scritto in un codice che non mi è permesso decifrare? Ora so. Spiegarlo? Anche se inventassi un metodo, una lavagna su cui esplicarla, non c'è teoria che si faccia formulare, ingessare e cancellare. Lento lento è il procedimento e fatto non di speranze o di desideri… anzi è sregolatezza, impossibilità a seguire un senso unico, occhi, soltanto pupille e ciglia, è una faccia che verrà dritta dicendo: "Te scelgo, te, tra tutti, così come fa un raggio o la fortuna". Gli occhi di un sogno mi scelsero, e sempre crederò fossero i tuoi…