Visualizzazione post con etichetta poesia-musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia-musica. Mostra tutti i post

domenica 28 dicembre 2014

presente, già, storia

Se c'è una cosa che non le riesce bene è misurare le percezioni, rendere reali delle astrazioni di per sé meravigliosamente semplici al solo fine di adeguare la propria arte al contesto, all'imbuto della forma-normalità, alla tragedia del comune.

Potrebbe essere il trionfo dell'improvvisazione. Ci si abbandona a una ripetizione creativa, a un loop o milioni di essi che si adagiano piano, prendendosi ognuno il suo tempo, lento, lentissimo: nasce, cresce, matura e muore nell'arco vitale di un ciclo mai uguale a se stesso. Tessuto liquido, percussione gassosa. Lui è perennemente lì, ma non riesce a trovare uno spazio ben definito tra l'epidermide e il contenuto, un flusso di coscienza fascinoso, subdolo, libero.

E invece viene incapsulata, imprigionata in una impressione estetica e non estatica, alla quale manca la profondità, un apparato monodimensionale, un pensiero registrato in studio e non esibito dal vivo. Scarso dinamismo, realismo estetico fine a se stesso. Giocoforza maniacale, cosmesi bieca e cieca imposizione. Lei è lì, perennemente ribelle, violenta nemesi. La goccia cinese contro il machete. Intrico. Intrigo. Passo in avanti. Scivolata indietro. Taglio netto ed espressione viva poco ispirata.

Un momento e un giorno. Un giorno e un anno. Sembra lontano e remoto. Nel futuro. Il presente è già passato. Storia sfocata e tremula. Lo fermo nella memoria e nella mente, ora. E improvviso.



martedì 8 ottobre 2013

ordine inverso



sfondata ogni porta,
abbattute le mura,
è il cosiddetto Infinito
la nostra vera clausura?

l'humus naturale, l'infinito capolavoro, il classico e tradizionale flusso energetico dal quale si esplicano le potenzialità di una persona, quello che lo fa diventare eccentrica e singolare… come un magma ribollente che appare solidificarsi, incastonarla e fissarla, e poi esplode in multicolori sfumature, mescolandone incubi e vuoto, rumori lontani e respiri soffusi

su tutto si erge, solenne, materiale la vetta, leggerezza di mente e cuore, un'apparizione che concilia e compensa due universi paralleli, i due opposti, riflessioni e deliri, il tutto e il nulla, soglia sul baratro… infine la fuga miracolosa fino a spingersi ai bordi di quel buco nero che tutto contiene; oso, mi lancio come un'astronave alla velocità della luce, nell'epicità della mia personale unica leggenda


buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos'è, nella sua essenza, una rosa.

Passi Res amissa 
Giorgio Caproni




sì, lo so, è un cyclamen europeum

sabato 8 giugno 2013

rapimenti



Lei è una persona introspettiva - mi disse così in una delle tante sedute. Ho speso mesi, dissipato stipendi interi per sentirmi dire simili ovvietà? Desolata. Non torno più in via La Marmora. Alla fine mi son decisa. Ogni giovedì, suono, alla solita voce gracchiante rispondo Caso X, altro pulsante, altro stentare di meccanismi male oliati, ennesimo odioso cigolio di porta del XIX secolo, apro, entro, chiudo, salgo, pulsante, altro chi è?, chi diavolo vorresti che fossi.. maledizione, devo smetterla di illudermi, di guarire, di piacergli, di suscitare il suo interesse. Basta. A quelle sue parole, appuntate e riferite ad alta voce, mi alzo, mi infilo il cappotto e, senza nemmeno rivolgergli lo sguardo: 'Saldo con bonifico, addio'. E a quel mostro insensibile fuori dalla  porta neanche un saluto.. o meglio un 'Crepa' a fil di denti, soffiato via con tutta la rabbia che può trattenere una malata immaginaria, o reale - che importa ora? - per mesi, anni, vite. Già mentre mi precipito a perdifiato giù per le scale ripidissime penso e so con certezza che avrei potuto operarla io questa vivisezione settimanale. Non ho forse sempre anticipato di almeno dieci minuti le sue conclusioni scientifiche? Forse sarò vittima di un disturbo insanabile, ma sarò capace di analizzarlo, studiarlo, descriverlo talmente bene che meriterò una laurea in sensatezza, in trasparenza, in indipendenza. Ho imparato già parte della lezione. Poca sottovalutazione, coscienza dei limiti misurata, qualche eccesso di fantasia, speranza circoscritta, attenzione vigile nei confronti della delusione, queste le cose da tenere a mente. Sono causa e fonte dei miei mali, dei miei vizi. Devo diventar capace di tenerli a bada o esser pronta a soffocare sotto il loro peso, consapevole e determinata alla distinzione tra inutile morte e giusto sacrificio volto alla nascita di un fiore fresco, nuovo, giovane. E non è un esemplare di plastica infilzato ad arte su un tronco vecchio e disseccato. E' frutto di lavoro paziente, di pensiero fertile che rivanga e disotterra, instancabile e paziente. Le mani annodano e districano antica pratica di intelligenza e opera di ideale, purezza che non sente necessità di contaminazione, separa, sceglie, sputa e lancia i semi conservati con cura, attende che si depositino e che facciano la loro fine: dolce, vero peso del fiore sulla pianta..

e nel frattempo leggo Morselli.


giovedì 30 maggio 2013

in grado


Do not dress in those rags for me, I know you are not poor;
don’t love me quite so fiercely now when you know that you are not sure,
it is your turn, beloved, it is your flesh that I wear…



Ci vuole un gran bel coraggio, ma alla fine ci si riesce. A improvvisarsi diversi da quel che si è in realtà. Perché il più delle volte si hanno le armi a disposizione, anche se ben nascoste nella fondina. Poi si scopre, sia stato inutile e anche dannoso. Il tempo per cercar di slacciare, afferrare, sfilare, mirare, puntare e far fuoco. Sarebbe stato più semplice essere se stessi, senza uccidere il proprio e l'altrui. Voce e strumenti ce li abbiamo tutti. Doti raffinate o mediocri. Registi del proprio film, professionisti del savoir faire, dire, vivre.


giovedì 3 maggio 2012

su carta




Che gioia essere ignorate. Mi fa ricordare la storia di Signorina Cuorinfranti. Ho amato tanto West, lo amo ancora, ma a volte rileggendolo ho come l'impressione di essere incastrata tra quelle righe, di non saper sollevare con sufficiente forza le pagine, di rimanere impigliata nella plastica sbrindellata della copertina.. in fondo ci sto bene. Lo vedo proprio così il mondo là fuori. Lo descrivo e lo dipingo corrotto, oscuro, fatiscente. Sono un'inguaribile pessimista, ma evito una fine ben più triste: non sprofonderò come i personaggi dei suoi libri nell'affresco densissimo di un'umanità finta e sporca, non mi lascerò coinvolgere dalla spietata gara indetta quotidianamente per conquistare un posto in prima fila, un 'brava, cazzo quanto sei brava', conserverò la mia integrità.. maledetta integrità.


martedì 17 maggio 2011

uccellacci e uccellini


Sono un uomo libero! È stanco. Ma continua a gridarlo da lontano. Da laggiù. Di umore altalenante. Tra speranze e delusioni comincia e finisce sempre collo schivare le frecciate e rimanda sempre dolci parole innamorate. Evade domande semplici, rompe quella scorza dura che sta in superficie, s'avvolge nei panni sgargianti delle notti insonni ed estrae tutta la libertà che riesce a trovare. Nudo dentro e fuori i diavoli tentatori: i suoi atti osceni in luogo pubblico. Non si può manipolarlo, né pensare di riprodurlo, di ripeterlo. Lo si può usare. Lo si può consumare. Lo si legge e lo si estrae, sempre. Lui e le sue profezie. Lui e la sua ira. Lui e le sue visioni. Lui e la sua energia. Graffia, scava, prendine a piene mani, senza chiedersi oltre cosa direbbe lui. Cosa farebbe lui. Non era un totem. Non era religione. Era tabù, anti-eroe che lotta con se stesso e col fato. Libero. Affrancato. Prendi la tua anima, cucinala e mangiala in salsa piccante!

in alto Richard Gerstl Autoritratto, 1904

giovedì 21 aprile 2011

s'accolla


Lo faccio spesso. È un gioco non molto avvincente, ma una passione e un continuo spunto. Ho una duplice passione: ornitologia e musica. Note e migrazione. Si somigliano, son modulate, raccolte e posate su fili talmente sottili che ci vuol poco e via han già spiccato il volo. Lasciano tracce qui e là. Istinto e mistero. Io offro supporto e tana. In obliquo convivo disinvolta con classico, lento, veloce, imprevedibile e tutto da scoprire, escludo a priori le sterili classificazioni, e ritrovo, ugualmente, una omogeneità di contenuti e identità, derivante dalle sfumature che scolorano, evidenziando affinità e sapienti intrecci.
Nel radar ho già intravisto il segnale lampeggiante. Sta a indicare il passaggio di uno stormo in movimento. So già che, tempo pochi minuti, alcuni esemplari colpiti a morte precipiteranno sugli alberi spogli nel mio giardino. Alcuni son già planati bassissimi, avvisandomi, dell'imminente tragedia. Sono stata sempre una perfetta riserva: sapiente e saggia sporta di consigli, distribuiti non a piene mani, ma con parsimonia, perché si sa, bisogna far sentire la presenza costante, ma bisogna anche saper essere necessarie. Lui è lì, in una pozza di sangue. Piumaggio strapazzato, coda mutilata, zampette straziate.
È difficile salvarlo. Sarebbe più saggio tirargli il collo e non farlo soffrire oltre. Certi uccelli godono delle squisite maniere degli abitanti di alcune terre, e nonostante l'abitudinaria fine alla quale vanno incontro, amano tornare, indugiare fluttuando nel cielo azzurrissimo e scherzare sulle onde sferzanti dei luoghi natii. Le rotte potrebbero esser cambiate, gli istinti dovrebbero esser disciplinati, le sensazioni inconsce dissuase e manipolate… ma è più forte, più potente. Ed eccoli, ogni anno confermare e partire, affrontano mesi di interminabile viaggio sospeso e guidato dalla corrente verso le agognate mete. Arriva la primavera, ma dalla varietà di modulazioni e suggestive note effettuo una povera raccolta: esserini privi di vita, colpevoli delle proprie illusioni, vittime delle proprie delusioni.

venerdì 18 marzo 2011

benvenuto e addio in un solo sguardo


Quando un libro socchiude gli occhi e disinnesca l'inganno, quando i contorni risaltano e non appaiono, quando la poesia grava ma non è greve, quando ci si svela la verità celata sulla falsa promessa d'eternità e si sperimenta il nostro comune destino, quando si accoglie l'ineludibile coscienza del tempo finito, quando si coglie l'inutile affanno al potere e allo sforzo della ricchezza ché tutto è mio, niente mi appartiene, quando si fluisce con l'acqua e nell'acqua: Così è nato, anche lui. Nato come tutti. Come me, che morirò. Figlio d'una donna reale. Uno giunto dalle profondità del corpo. In viaggio verso l'omega. Esposto alla propria assenza da ogni dove, in ogni istante. E la sua testa è una testa contro un muro cedevole per ora. E le sue mosse sono tentativi di eludere il verdetto universale. Ho capito che è già a metà del cammino. Ma questo non me lo ha detto, no…


Quando pronuncio la parola Futuro, la prima sillaba va già nel passato.
Quando pronuncio la parola Silenzio, io dustruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla
Wisława Szymborska

lunedì 7 febbraio 2011

I can see your future


… a prima vista, un'allucinazione e il momento più alto di tutta una vita. Si instaura una relazione molto profonda tra l'alba e il tramonto di quegli occhi. Questi ultimi sono letteralmente impazziti per la performance offerta dal vivo. Convegno amoroso, osmosi progressiva di sorrisi, sguardi, fruscii, un mondo di delicatezza e di incanto sempre più magnetico. Bisogna starci in mezzo e fare a mezzo per capire, per vivere e sentire la presenza intensa e possibile. Bisogna sgomitare e pestar piedi, come potresti altrimenti recensire, gustare la ricetta appena eseguita e giustificare la magia che si sprigiona? Così, solo leggendo e rileggendo, incontrando e scontrando, commuoversi e soffrire, platea birichina e religiosamente silenziosa, significare e sfregare, grattar via il superfluo e apprezzare. Che palla fondamentale. Rotea e si fissa sul tavolino tondo, apparecchiato per l'occasione, guardaaaaa! Lì sulla destra, ti muovi e sfoci in avanti. Mi stai suggerendo, mi stai dando appuntamento, segnalo e sottolinealo, cosicché non possa dimenticarmene, c'è l'estasi e l'affresco della forza bestiale, la poesia e il reinventarsi bimbi, il piacere di rivedersi oltre il vetro e l'avventura più grande, bis e tris per non perdere l'occasione del qualcosa che succederà. Mi son avvisata per tempo. Taglia l'erba che ci farà da cuscino, spazio verde nel quale le urla e gli spintoni ricalcheranno gremendo ma mai rovinando il momento… flebile e violento, eccelso e breve, consapevoli che si tratti dell'ultimo atto. Durerà poco, vorrai che non fosse mai finito: attimi che cristallizzano un intero, abbracci, fiocchi lenti. Nessuno avrà dubbi che io abbia detto la verità, fuoco di paglia, destino impagliato; aspetta e vedrai.

grazie a colui che m'ha mandato questa meravigliosa foto

sabato 22 gennaio 2011

cicatrice

Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.

Affezionato a quest'idea. Sei andato così. Un grande respiro, una parola fermata sulle labbra, scivolata giù sulla federa bianchissima, tesa, come tanto ti piaceva. Ma stavolta ha lasciato intatto il silenzio tra me e te e ha viaggiato, insinuandosi tra le pieghe della grande trapunta, incrociando i pupazzi di neve ritratti, candidandosi come una delle più belle favole, quelle che iniziavi e alle quali dovevo trovare il finale io. Convincevo tutte le platee, l'ascoltatore improvvisato e quello più esigente. Mi destavo e mi riaddormentavo. Che grandi storie avventurose, a volte per nulla rassicuranti e non riuscivo a trattenere il tremito, ma continuavo nella descrizione sofferente e crepuscolare, solo per farti sorridere e stupire. Quando ho cominciato a non chiederti più il bacio ben augurante, a quanti anni non ho più corso ad abbracciarti, quanto pesavo l'ultima volta che m'hai presa in braccio e m'hai adagiata e m'hai rimboccato le coperte? Posso rinnovare ora quella vibrazione infantile, posso ricomporre quella trama interrotta, posso posare la mia mano sulla tua e restituirti tutta la magia e la delicatezza del tuo afferrare e stringere lontano dal pericolo? Oh, quante domande che fai. Come quand'eri poco più alta di così. La mano poco più alta del bordo del letto. E non riesci a trattenere il tremito. Mano grande, enorme, nella quale la mia entrava per tre volte. Il pretesto giusto per fasciarla, cingerla, sovrapporla, spalmarci sù un lieve accento di filiale amore, contaminazione grave o acuta, la firma a un biglietto nel quale ti auguro buon viaggio, tanto ancora da esplorare, ti scuoti e mi regali una tua eccellente performance: guarda, qui, e le orecchie seguono il ritmo dell'ultimo scherzo.


al papà

giovedì 9 dicembre 2010

lo-fi


Non amplificarti, li sento. Decido di tuffarmici a capofitto, di piedi non riesco. Voglio sentire l'acqua che separa in due direttrici la desolazione della mente. Sulla scena entrerò in silenzio, e la gente comincerà a intendere, dapprima, un carillon sfibrante, poi di seguito, pian piano, quasi come una parabola ossessiva, la discesa tra i flutti, incessanti, ripetuti, manovrati ad arte, a sommergere e a quietare. Tutto ciò che non sarà mai possibile in realtà, in sogno io posso. Trasognato e straniante il mio abbandono in un eremo da me stesso costruito, in cima a quei rami, al di là delle fronde, solitario e fiero, distante dall'affanno, affondo le mani nell'ideale nuotare, tocco col dorso e con i palmi sui quali mi si è sviluppata una resistente cartilagine, solco i mari, abbatto la soglia temporale, annullo le distanze, maestoso pesce, avvolgo e m'inarco in spire sinuose in un crescendo febbrile, m'abbasso al passaggio di frotte luccicanti e sontuosamente vestite a festa… riprendo vigore, mi sfianco, mi mescolo, mi lascio accarezzare da spugne e coralli, sobrio e alimentato da nuova fiducia, mi lascio trasportare dalla corrente amica. Ma quella tradisce, mi sputa fuori in un vortice sempre più alto. Acqua e aria si incrociano a formare un muro celeste e grigio, tempestoso e pacifico s'erige, disordinando e accompagnando il mio volo, poi a un tratto si spegne e flebile mi depone per terra a ripensare alla forza d'urto e alla quiete successiva. Fiume, rapide, tappeto verde, magnolia in fiore…

mercoledì 15 settembre 2010

sing me to sleep


… seguo il disegno del tuo profilo sul bianco della federa.

C'è un ricordo preciso che mi detta le parole adatte,
son quelle che ti portano inconsapevole al sogno.

Con timido candore mi appresto al tuo respiro,
leziosa ti rinnovo l'invito, quello soffiato, s'infila in un orecchio…

sorridi, sublimo e riscrivo, cambio l'ultima parola e dondola insieme a te.

di seguito una delle poche cover che non mi dispiaccia…



alla mia insonnia che ha ora un nome, il tuo…

giovedì 17 giugno 2010

la tempesta nella quiete

… è la parabola ascendente, la crema più dolce che abbia mai assaporato, la stretta del cuore più intensa, il congiungimento carnale più passionale.
Scottata ha scelto, un pomeriggio d'aprile, di uscire nello scroscio potente di tanta pioggia e di bagnarsi fino alle ossa, fin dentro le budella, in un contorto e strizzante abbraccio gli si è offerta, mai così denudata, mai così condiscendente, mai così disponibile! Gli ha ceduto ogni cautela e intimamente si è legata a quello sguardo indiscreto e docilmente spudorato. In quella poca luce gli ha letto nelle mani forti e nel pensiero delicato tutta la bellezza cercata invano fino ad allora. L'errore più grande è stato quello di credere di potervi rinunciare, ma poco è durata la resistenza… partigiana bella rendi incondizionatamente tutte le riserve, lascia che ti serri i polsi con i ceppi, permetti allo scatenato lampo di incidere la tua pelle, non un numero ma un tatuaggio eterno e fedele! In un baleno la luce è scappata fuori e gli si è conficcata nella bocca grande, carnosa e vogliosa, un potente rombo solenne e puntuale a dieci secondi dal baluginìo, gli è saettato nelle orecchie e l'ha fatta secca. Un lungo volo proiettato in sù, sempre crescente, sempre meno asciutto, un trionfo ad ogni replica… negli occhi anche quando spenti, una collerica frenesia, una lingua sciolta e pretenziosa che vuole raccontare, vivere e condividere. Ferma e sempre in moto, in un cammino continuo e mai stanco, muscolo in fibrillazione, testa in tafferuglio, cuore in calma ma in pulsazione esasperata! Tempo permettendo durerà tutta la vita!