domenica 12 luglio 2015

L'anno del Gatto.

Quelli che sembra che interessino a tutte, quelli che pensi non li piglierai mai sul serio, quelli che immagini che sfoggino indifferenza stampata a caratteri cubitali su sfondo di t-shirt nere. Nere. Scure. Quelle su cui ti stagli chiara. Bianco su buio. Son lampi di genio. Luce che affiora come il ricordo di un'estate recente, ma che appare anche così lontana. Tempo. Passato. Sepolto.

Quelli che poi non interessano a nessuna, quelli che sai che li hai pigliati troppo sul serio, quelli che, nella realtà son stati indifferenti puri, tanto, con indosso t-shirt nere. Nere. Scure. Quelle su cui ti sei spalmata oscura. Nero su buio pesto. Son stati colpi di fulmine. Secondi contati e ricontati come il presente di un'estate ancora da trascorrere, ma che appare anche già vissuta. Tempo. Presente. Andato.

In mente canzoni a brani, contesti, mondi interi, icone, storie, rapporti, corpi a brani, parole, immagini, fantasmi. Tutto si materializza e si disfa davanti agli occhi, più vivido che mai, e allo stesso tempo ancora da compiere, echi di uno stile inedito, un riff circolare che rimane impresso.

Raccontami qualcosa. Improvviso il guizzo di curiosità scaturisce da un angolo remoto dei tuoi tanti deja-vu, un nome che ti sembra ricordare che hai nascosto nella scatola sul ripiano più alto. Dimmi cosa ti è successo negli ultimi dodici mesi.

Ma a me non va più di parlare.
Mi si capisce sempre di più a gesti.
Espressioni.
Segni.
Rughe.
Movimenti impercettibili della coda.
Vibrazioni. Vibrisse.
Pelo rado o folto.
Unghie fuori.
Stiramento.
Vado via.



'One stage before'
Al Stewart 
1976

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