martedì 14 aprile 2020

The trees of the mind are black.



This is the light of the mind, cold and planetary.
The trees of the mind are black. The light is blue.
The grasses unload their griefs on my feet as if i were God,
Prickling my ankles and murmuring of their humility.
Fumy, spiritous mists inhabit this place
Separated from my house by a row of headstones.
I simply cannot see where there is to get to.

The moon is no door. It is a face in its own right,
White as a knuckle and terribly upset.
It drags the sea after it like a dark crime; it is quiet
With the O-gape of complete despair. I live here.
Twice on Sunday, the bells startle the sky -
Eight great tongues affirming the Resurrection.
At the end, they soberly bong out their names.

The yew tree points up. It has a Gothic shape.
The eyes lift after it and find the moon.
The moon is my mother. She is not sweet like Mary.
Her blue garments unloose small bats and owls. - Sylvia Plath. The Disquieting Muses.


I wanted this so much, I waited for so long.
And now that I have it, it's hard to believe it actually is.
The pages of other books tell about the grace and courage with which other women live.
But it's not my life. I live on the edge.
My world is made of fog, dark figures, awful scenarios…
The pastel monotone depress me.
So I have to look off the books.
But I don't want to.
I'll stay here.

🎧 Eclipse. Wooden Shjips.

mercoledì 20 novembre 2019

Don't ask me why.



Every disaster made us wish for more, for something bigger, grander, more sweeping. Don De Lillo. White Noise.

Sometimes their death makes me want to die. And sell though I must, I do so with a heavy heart. Since I love them in spite of everything. Forgive us, giants. Please, forgive us for disturbing your nest.



lunedì 2 settembre 2019

You're a sight.



Magic intercourse, boiling, jointed and unfamiliar lovemaking, miracle so much awaited, unexpected masterpiece. This story is repeated endless times. For as long as they wish…
Right. They could still change their mind. One of them just suddenly needs to close.

Show's over. Bye.


🎧 Spooky. Dusty Springfield. - Venice bitch. Lana Del Rey.

martedì 6 novembre 2018

Sfrigolii.

V'accorgete? Li sentite? Sarà un cattivo campionamento. Uno scherzo venuto male. Qualcuno ricalibrerà, qualcun altro darà un assetto diverso. Diventerà un capolavoro. Per ora è musica da rave. E l'universo sonoro dagli ampi orizzonti e le prospettive rinnovate, l'immaginario elastico, lo scenario acido, il movimento scomposto. In mezzo a tutto, lei. Privata delle impalcature, suggestiva e sfuggente. Rivoluzione: apre e non chiude il cerchio. Un viaggio a lunga durata. L'infinito negli occhi e vigore nel sesso.


Azzardo e attitudine progressiva: Walk now. Whatever happens don't stop.

🎧 The past is a grotesque animal. Of Montreal.

martedì 9 maggio 2017

sacrifice




Come nell'album dei Black Widow.






Che ho sempre associato ai dipinti di Hieronymus Bosch.






Nei quali avrei fatto volentieri una capatina.






Con chi?






Con nessuno. C'è già tanta gente lì. And not just…






Mi farei accompagnare dal gatto Astaroth.






Persi. Percussioni. Persistenti.






Trip.






Dal buio alla luce. Dalla luce al buio.


Come, come, come to the Sabbat.

mercoledì 8 marzo 2017

I'm the one.

Quando incontro qualcuno che ci tiene a precisare 'niente impegni', anch'io, con calma, chiarisco alcuni punti fondamentali.

. 45;
. 120 circa.

Due numeri. Due punti fermi. Periodi. Archi. Tempo. In cui ho vissuto esperienze, ho colto possibilità, ne ho sprecate altre. Ho conosciuto. Me e altri. In precario equilibrio tra quello che volevo io e quello che pretendevano altri.

Un disegno a volte confuso, spesso preciso, un tratto precario e segni di gomma frequenti. Un percorso fatto di deviazioni, bivi, sterrati, scoscesi, lisci; rilassata, in salita, scomodissima, in rapida discesa, anima errante in intrecci sudaticci o sublimi esplosioni libidinose.

Due tumori. Due mali superati. Due impegni evitati. Almeno così sembrerebbe. Li ho raggirati. E intanto ho continuato a godere con una naturalezza disarmante. È la mia schizofrenia stilistica: ruvida e dolcissima, curve e spigoli, gemiti licenziosi e fragorose risate stregonesche.

Due cifre.
Un racconto.

Ritorniamo a loro: 45 e 120 circa. Uno è l'età. L'altro è approssimativo, ma perché ho gusti difficili.



Speranze. https://it.pinterest.com/pin/811914639042205469/

Quando qualcuno dice 'niente impegni' e io l'ho già archiviato alla voce 'eiaculatori precoci'.

martedì 7 febbraio 2017

Knock knock. Who’s there?

Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? Maybe. I'm.


Ripetuto all'infinito. Errori. Su errori. Che s'accumulano e vanno ognuno al proprio posto. Tasselli che formano uno stile: emotivo, suono e cassa di risonanza, maestoso, lenitivo e anche oscuro e cinico, brevissimo miraggio.

Assoli. Fasi corali. Assoli.

I'm sorry, it may be me, but it feels a little bit weird.


Actress. R.I.P.

martedì 10 gennaio 2017

Liquid.

My hair and my suit, too.
I'm aware of that. I've written'em down.

I'm changing my hair back.
And that's the story of how dying my hair kept us from doing something we both would have regretted that night.


Fluido, inconsistente, impalpabile, incorporeo.

Questo è il rapporto. Questo è il sentimento. Nessuna strategia, nessun piano.

I'm just not in a relationship.

I'm not very good at telling stories.


Paranoid. Black Sabbath.


martedì 3 gennaio 2017

I do this.


https://it.pinterest.com/musatemi/



This horrible moment where I pictured what life would be like without illustration.

È quello che smussa ogni spigolosità, o aggiunge angoli acuti, cornucopia da cui svettano cime innevate o progressi pirotecnici continui. Limata o acuminata è l'espressione di ciò ch'ho dentro: la per nulla solare scrittura, la claustrofobica malinconia, l'eloquente energia consumata dalle nuove generazioni. Tento di spegnere e invece s'alimenta. Lo stato dell'arte è ossessione e tensione al buio denso imperdibile finale, ché si sale e si precipita continuamente, dalla profondità alla superficie. Soffio. Squarcio. Slancio. Sibilo. Finisce e inizia così. 

What are you doing for New Year's? I do this. Strange year.

Soundtrack: 'Anemone' The brian jonestown massacre. - 'Come undone' Isobel Campbell Mark Lanegan.

giovedì 15 dicembre 2016

Untrue.

I believe in Father Christmas.

Riciclo questo titolo. Diffondo atmosfera e nostalgia. Progressive e nenia declinati con una voce sfarzosa, preziosa, e allo stesso tempo oscura e profonda. Io la vedo quella parabola, nitida e luminosa, un percorso in ascesa, veloce carro e ancor più veloci le renne, disegnano delle linee ben definite che nemmeno lo spot Ikea ha potuto rovinare, anzi… lì c'è un babbo che irrompe in casa in mutande e tipici berretto e casacca e sul divano, ad attenderlo impaziente, c'è un gran bell'esemplare di 'renna' bruna e prosperosa. Se la scoperà a breve. Avrei voluto idearlo io uno spot così. Grazie Svezia. Io, intanto, orecchio e naso ben sviluppati, comincio ad avvertire la maturazione dei frutti del duro impegno. Sincronizzo il battito di ciglia con l'appetito sempre buono e opero la fusione tra talento e immaginazione. Non diventerò forse un gigante del settore, ma andrò fiera per l'ampiezza del pubblico raggiunto. Perfetta crooner. Vibrante e grave. Rauca e sottile. Voce al di fuori del coro. Matita sempre ben affilata. Mano veloce e morbida. Instancabile e tenace. Pressione accurata e giustamente esercitata. È pronto. Ho fatto un buon lavoro.

From the beginning.


ELP. Music.

martedì 29 novembre 2016

Penumbra.

Come Giano. Bifronte. Futuro e passato. Gettati qua e là. Sguardo all'uno e all'altro. Covo segreto. Cerco. Scovo. Ti accarezzo forte. Prendo colore e intingo arti. Realizzo molteplici sfumature  psichedeliche che si mischiano all'aria gelida, dissipano il calore e creano magia. Temperano, stemperano. M'insinuo. È strana e curiosa. Apprensione e suggestione. Ma è sinergia vitale. Che trova materia grezza e rende pregevole. Almeno per il tempo di un orgasmo. O quello per finire un cheese-cake. O per una scarpinata lungo un sentiero di montagna innevata. E tutto nasce dall'incertezza, dal grigio titubante, dal timido risveglio, dall'invisibile presenza.





The trip. Still Corners. 6:14 minuti. Quello che dicevo applicato a musica.

martedì 11 ottobre 2016

Nodi.

Velocità limitatissima. In direzione accondiscendente e a favor di vento. Ché la voglia d’andar contro s’è dileguata e i tempi per percorrere la distanza tra il punto f e il punto g, a caso, dal buco su a quello giù, a scelta, s’estendono e in egual modo sfumano e si velano e sfumano e si dissolvono. E ormai si parte per divincolarsi, per deregolamentarsi, per districarsi. E si ritorna assuefatti e poco inclini alla normalità. Scopo? C'è?
Ideale sarebbe salpare e non attraccare. Mai. Essere l'esploratore che non desideri girar l'angolo immaginario e incrociare lo sguardo ostile del nativo, impersonare il marinaio che non ambisca a scorrere sulla china irreale e ramponare la gobba del candido cetaceo. C'è un indirizzo scritto male, il testo non è chiaro: ci si perde. E forse l'intento, mai dichiarato, ma strettamente intrecciato, è quello.
Com'era la storia? Cominci il racconto, ma ne smarrisci il senso nel bel mezzo, hai sciolto l'ancora, lì all'ormeggio, ordinato all'equipaggio di salire su scialuppa e salvarsi, e hai smesso di emettere suono se non sbuffare e gonfiar il fazzoletto dispiegato all'addio. E sicuramente l'obiettivo è quello: non finire nella storia, uscir da un gorgo per entrare in un altro, un altro, disinteressarsi al post.
Scegliere di non pubblicarlo. O nascondersi.


Sciogliere (se mai si sia voluto annodare).


Cambiare rotta (più o meno).


Salutare.



Niente da scoprire. Navigare, basta.

mercoledì 31 agosto 2016

So much time and so little to see.

I miei desideri son tutti accoppiati, ma di colore diverso. Ho appena aperto il cassetto. 
Ripiegati e in ordine. Un ordine apparente. Imposto.
Un incantesimo dovrebbe rimettere a posto tutto: il mio iniziale ed originale peccato, quello che metteva subbuglio, quello che tirava fuori confusione da ogni allineamento, in equilibrio costante tra stravaganza e l'indefinita e sfumata fuga dalla realtà.

Ora è tutto così piatto, comune, normale.
Non è inno travolgente, non è marchio a fuoco, non ha sguardo magnetico che buca lo schermo. E io vorrei ancora quel can't ignore the train.
Lungo brivido sottopelle, terremoto psicologico al quale non si può restare indifferente e qualcuno che mi serva un concentrato di dolcezza e tragedia, frugale esistenzialista.

Ferma. E voler andare. I remember the wishing chair. Sittin'. In attesa di un evento. Che cambi il destino. Tanto tempo e tanto poco da vedere. Il fato fatale. Scivolarci dentro, immerso nei pensieri su bagnasciuga della vita. È una bozza che non vedrà mai il suo definitivo. Oltre quell'indolenza c'è il mondo. But through adventure we are not adventuresome.
Wait a minute. Strike that.

Reverse it.


Soundtrack 

Risultati immagini per boards of canada

Ché la musica non ti salva. Music is math.

lunedì 8 agosto 2016

Bad experience.

Una di quelle dalle quali non sai mai cosa aspettarti. Esordio fantasmagorico, fortunatissimo secondo atto, tanti momenti salienti, immerso nei rassicuranti e sferzanti temporali, piroettando e rituffandosi, avrebbe potuto essere un gigantesco calderone di generi, tradizioni, suoni e odori e invece s'è ridotto ad unico strumento, placido mare, voce sola, singolo estratto. Un vero peccato.

Tutto gira intorno al nucleo, paiolo instancabile mescolante la solita minestra, degli ingredienti innumerevoli, pizzico lì, manciata qui, q.b., in base all'occorrenza dell'affare, su suggerimento dell'affarista. L'apparecchiatura è perfetta. Il servizio ottimo. Il sapore? Non pervenuto. Il profumo? Neutro. Ma l'aspetto…

Cosa sia rimasto del luogo evocativo e dei vari personaggi, di quel villaggio scontroso, ma pacifico, placido, ma sferzato da correnti e sensazioni pure, non è dato sapere. Eccesso di sperimentalismo, esplosione smisurata, spericolate speculazioni, in superficie e, sottotraccia, nascosto da pieghe voluttuose, l'intenzione originale, raffinata e densissima, soffocata da fatti poco accessibili, che fan perdere il filo, complicata da seducenti e strutturati passaggi che rimandano e rimescolano e stordiscono e… non si trovan più gli antichi punti di riferimento.

Labirintite. Segui quello davanti, congiungiti con chi ti precede, carponi, con la bocca attaccata al suo ano. L'immagine è quella: Centipede, film, locandina e icona. Non la riproduco. È facile riportarla alla memoria. Io trattengo il respiro e rammento tempi semplici, elementari, palchi bassi e polvere, voci roche e parole da ascoltare, gesti e sguardi, note poco note, lacrime e sorrisi: struttura portante di musica e basta, si poggiava su un piano invisibile, magico. Quello che c'è, quello che manca. Stato d'animo trasmesso oltre. E quando ci si riesce, ecco, quella è la prova. Della grandezza.





Gil Scott-Heron, Locus Festival 2010.




Lo Spessore verso la Superficie.
Vince il primo. In segreto.
Ma sale in classifica la seconda.
Per salvare le apparenze.




… e noi che pensavamo di essere capaci
di indicare la strada
a qualcuno
ci siamo persi vagando
dove non c'è nessuno

‪#‎SassiScritti‬ #lImportanzaDiEsserePiccoli #CastagnoDiPiteccio
‪#‎Nadiani‬

martedì 5 luglio 2016

Begin.

The sunshine.
Estate alle porte.
Le ho chiuse tutte, ma continua a voler entrare.
I ricordi pure. E io continuo a regalarmi attimi di dimenticanza.
L'unico mezzo che non vorrei mai saper guidare è la macchina del tempo. Che mi riporti alla seconda metà degli anni duemila, con nello stereo brani crepuscolari strappa lacrime o pezzi solari da cantare a squarcia gola.

Il mio genere è già codificato e identificato, abbastanza declinato in retrospettiva, non ho sicuramente bisogno di futuristiche soluzioni o divagazioni psicotrope.
Disimpegno. Chi sappia offrirmelo s'affacci a quelle porte, e sfacciato ricorra ad ogni sorta di manipolazione, fonda melodie diverse, evochi tutti i cori divinamente armonizzati e le strumentazioni ardite pur di riuscire a replicare quel sound in un gaudioso crescendo fino all'apice digressione, perdita di memoria, annullamento.
Fuori schema.

There is nothing more to say.


From the future.
The sunshine.
Begin.

martedì 3 maggio 2016

I loved you. Then I realised.

What before meant.

E io so cosa sia il prima e il dopo. Questi anni me l'han mostrati. Entrambi.

È una fascinazione resistente la mia, nei confronti del muovere e muoversi: la partenza, il viaggio, il salpare, la navigazione. Il mezzo non importa, che comporti camminare, volare, pedalare, ruotare, fondamentali sono il non-luogo di continuità e il distacco dalla dimensione quotidiana, terrena, il distacco, l'annullamento e la compenetrazione. Sembrerebbe un paradosso, un contesto incoerente e distinto.

Del resto teoria e studio poco si conciliano con il profondo e complesso rapporto ch'è instaurato con la casualità. E invece, nel mio caso, è completamento del cerchio. La quadratura. Il nesso. L'approdo in vista di una successiva ripartenza. Silenziosi e vuoti. Privi di angoscia, ansia, inquietudine, convulsioni. Disincantati ci si prepara meglio, fuor da ogni prigione tra alti - le grandi aspirazioni  - e i bassi - i fallimenti disastrosi, e si autodetermina il proprio stato, vitale e dinamico. Semplicemente si va.

La meta del viaggio, indefinita, ché così vuole lei, è tutta da scoprire. Oggi Più Che Mai.
Spensierata, sospesa e salutare.

I am set free.


domenica 17 aprile 2016

a possibile failure



Ma che titolo ha? Che libro è? Di cosa parla? Chi l'ha scritto? Di chi è la copertina? Che carta han usato?

A lei non interessa rispondere alle domande, né porne a sua volta. È l'impossibilità d'esserci per un'altra, ma anche per sé stessa, l'impossibilità di comunicare veramente sia con gli altri che con sé, l'impossibilità di distinguere fra reale e ideale, fra dato fisico e la sua proiezione mentale, fra la considerazione che altre persone han di lei, quella che pensa che le altre abbiano e quella che ha per se stessa (I get this cynicism).

Non ha una storia piana, richiede attenzione, gioca e ti chiede di giocare, di abbandonarti, di travalicare confini fra detto, non detto, immaginato, pensato, fra razionalità e irrazionalità, sogno (ma dorme?). Non c'è dialogo se non contatto d'occhi, e se per certi versi ci può essere una vicinanza rimane comunque sempre maggiore la distanza.

È cronaca di abitazioni che non può (o non vuole) abitare, da cui partire e a cui tornare, case, appartamenti e sì, corpi: corpi in cui entrare, da cui uscire, gambe che guarda allontanarsi, natiche che non vedrà mai più; non può far altro che usare il pensiero, razionalizzare o sognare, discutere o rimanere in silenzio senza essere capaci di abitare davvero, di vivere i luoghi e le persone, persino le pagine.

Torna al titolo, e le sembra che tutto ruoti intorno alla parola, la parola che si fa tramite tra impossibile e esistente (esiste, no?), che dunque in quel tramite trova una possibilità di esistenza, forse, che dall'impossibilità l'unico modo di comunicare con questo mondo è immaginarsi possibile, come la via da percorrere per andar via, ché tutti lascia andare e mai va, il via, impossibile.

L'impossibilità scritta non è forse un po' meno impossibile? Esisterà il suo autore? Esisterà la sua storia, scritta, letta e capita? Quante domande inutili.

Pagine bianche. Da riempire. O da lasciar bianche. Tra parentesi. Chissà.


martedì 29 marzo 2016

The past is now.

It's so cold in this house
open mouth swallowing us.

Cocci. Livori. Turbamento più percepito che vissuto. Dubbi ch'assalgono mentre si svolta, si percorre una viuzza, si scende per una scala ripida e stretta, si sente un odore. L'intero mi riporta indietro e quella parte che mi sbalza in avanti è così poco, è solo una esigua differenza col tempo che fu e viene a risiedere qui. Non è un dettaglio. È tutto. Un allarme non più silenzioso, è cominciato con una pulsazione, poi s'è fatta schitarrata potente. Il presente: un aggiornamento eccessivo, un suono oscuro, inopportuno e importuno. La nostalgia è più calda, più rassicurante, più indulgente. Si propaga in ogni angolo di questa casa, punto d'equilibrio tra capolavoro e schifezza. Si rischia di rimaner piantati, o impantanati (a seconda dei punti di vista). Manca sempre qualcosa: ad una onnivora, capirete bene, non basta mai nulla. Ora, prima, per il dopo si vedrà. Le voci s'attenuano come il ricordo della sua pelle. S'evitano domande esplicite, s'eludono risposte ovvie. Si finisce tritati, schiacciati contro le pareti bianche, qui dove tutto è nuovo. Troppo. Ritornello definitivo, intimo significato. Ci sono. E gli altri?

So here they are.
Maybe.


martedì 1 marzo 2016

Once I was the Dreamer



Once I was the Dreamer

Now my dreams are past and gone

like the Waves along the Shoreline

to the Isle that is no one


Ho deragliato. In un crescendo d'esplosioni, ebbra di gioia e cupa di disperazione, sgorga l'urlo liberatorio e frano. Sempre più in basso. So, son certa, ci sarà un appiglio, ma lo evito accuratamente. A volte è bello ignorare la salvezza. Ci si sente liberi di rovinare. Free from their disillusioned minds. Fra eterne contraddizioni all'ombra di qualche rassicurante sostegno esterno. S'assottiglia l'enfasi in un dolce, tragico finale, quasi ricamato finemente, su stratificazioni e stratificazioni di dolore reale o immaginario. È un arabesco onirico, preludio alla drammatica impennata, una elastica, cadenzata ultima fuga. Dopo l'eccitazione la rasserenante caduta.


Solo recitando la propria infelicità si può superarla.

Elias Canetti.




martedì 5 gennaio 2016

Love isn't always lovelier the second time around.

The only problem I see is I'm also good looking.

La passione per gli eccessi. Non riesce a capire coloro che si rifugiano nella realtà. Bellezza tanta e specchi deformanti del luna park. Boria tanta e battaglie perse.

Good, a second date seals the deal.

L'inizio è lontano dalla fine. In mezzo c'è l'illusione. Tanta. E le difficoltà del rincontrarsi. E l'ostinazione, e l'orgoglio e il volersi cullare nel sogno.

Love isn't always lovelier the second time around.

Le fette di salame agli occhi. La bramosia. Tanta. E la patina di falsità e il vegetare al di sotto della soglia di sopravvivenza, tagliati fuori da qualsiasi riscatto. 
Basta?

Soundtrack: Tom Waits. Little drop of poison.