martedì 7 febbraio 2017

Knock knock. Who’s there?

Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? I'm.
Knock knock. Who’s there? Maybe. I'm.


Ripetuto all'infinito. Errori. Su errori. Che s'accumulano e vanno ognuno al proprio posto. Tasselli che formano uno stile: emotivo, suono e cassa di risonanza, maestoso, lenitivo e anche oscuro e cinico, brevissimo miraggio.

Assoli. Fasi corali. Assoli.

I'm sorry, it may be me, but it feels a little bit weird.


Actress. R.I.P.

martedì 10 gennaio 2017

Liquid.

My hair and my suit, too.
I'm aware of that. I've written'em down.

I'm changing my hair back.
And that's the story of how dying my hair kept us from doing something we both would have regretted that night.


Fluido, inconsistente, impalpabile, incorporeo.

Questo è il rapporto. Questo è il sentimento. Nessuna strategia, nessun piano.

I'm just not in a relationship.

I'm not very good at telling stories.


Paranoid. Black Sabbath.


martedì 3 gennaio 2017

I do this.


https://it.pinterest.com/musatemi/



This horrible moment where I pictured what life would be like without illustration.

È quello che smussa ogni spigolosità, o aggiunge angoli acuti, cornucopia da cui svettano cime innevate o progressi pirotecnici continui. Limata o acuminata è l'espressione di ciò ch'ho dentro: la per nulla solare scrittura, la claustrofobica malinconia, l'eloquente energia consumata dalle nuove generazioni. Tento di spegnere e invece s'alimenta. Lo stato dell'arte è ossessione e tensione al buio denso imperdibile finale, ché si sale e si precipita continuamente, dalla profondità alla superficie. Soffio. Squarcio. Slancio. Sibilo. Finisce e inizia così. 

What are you doing for New Year's? I do this. Strange year.

Soundtrack: 'Anemone' The brian jonestown massacre. - 'Come undone' Isobel Campbell Mark Lanegan.

giovedì 15 dicembre 2016

Untrue.

I believe in Father Christmas.

Riciclo questo titolo. Diffondo atmosfera e nostalgia. Progressive e nenia declinati con una voce sfarzosa, preziosa, e allo stesso tempo oscura e profonda. Io la vedo quella parabola, nitida e luminosa, un percorso in ascesa, veloce carro e ancor più veloci le renne, disegnano delle linee ben definite che nemmeno lo spot Ikea ha potuto rovinare, anzi… lì c'è un babbo che irrompe in casa in mutande e tipici berretto e casacca e sul divano, ad attenderlo impaziente, c'è un gran bell'esemplare di 'renna' bruna e prosperosa. Se la scoperà a breve. Avrei voluto idearlo io uno spot così. Grazie Svezia. Io, intanto, orecchio e naso ben sviluppati, comincio ad avvertire la maturazione dei frutti del duro impegno. Sincronizzo il battito di ciglia con l'appetito sempre buono e opero la fusione tra talento e immaginazione. Non diventerò forse un gigante del settore, ma andrò fiera per l'ampiezza del pubblico raggiunto. Perfetta crooner. Vibrante e grave. Rauca e sottile. Voce al di fuori del coro. Matita sempre ben affilata. Mano veloce e morbida. Instancabile e tenace. Pressione accurata e giustamente esercitata. È pronto. Ho fatto un buon lavoro.

From the beginning.


ELP. Music.

martedì 29 novembre 2016

Penumbra.

Come Giano. Bifronte. Futuro e passato. Gettati qua e là. Sguardo all'uno e all'altro. Covo segreto. Cerco. Scovo. Ti accarezzo forte. Prendo colore e intingo arti. Realizzo molteplici sfumature  psichedeliche che si mischiano all'aria gelida, dissipano il calore e creano magia. Temperano, stemperano. M'insinuo. È strana e curiosa. Apprensione e suggestione. Ma è sinergia vitale. Che trova materia grezza e rende pregevole. Almeno per il tempo di un orgasmo. O quello per finire un cheese-cake. O per una scarpinata lungo un sentiero di montagna innevata. E tutto nasce dall'incertezza, dal grigio titubante, dal timido risveglio, dall'invisibile presenza.





The trip. Still Corners. 6:14 minuti. Quello che dicevo applicato a musica.

martedì 11 ottobre 2016

Nodi.

Velocità limitatissima. In direzione accondiscendente e a favor di vento. Ché la voglia d’andar contro s’è dileguata e i tempi per percorrere la distanza tra il punto f e il punto g, a caso, dal buco su a quello giù, a scelta, s’estendono e in egual modo sfumano e si velano e sfumano e si dissolvono. E ormai si parte per divincolarsi, per deregolamentarsi, per districarsi. E si ritorna assuefatti e poco inclini alla normalità. Scopo? C'è?
Ideale sarebbe salpare e non attraccare. Mai. Essere l'esploratore che non desideri girar l'angolo immaginario e incrociare lo sguardo ostile del nativo, impersonare il marinaio che non ambisca a scorrere sulla china irreale e ramponare la gobba del candido cetaceo. C'è un indirizzo scritto male, il testo non è chiaro: ci si perde. E forse l'intento, mai dichiarato, ma strettamente intrecciato, è quello.
Com'era la storia? Cominci il racconto, ma ne smarrisci il senso nel bel mezzo, hai sciolto l'ancora, lì all'ormeggio, ordinato all'equipaggio di salire su scialuppa e salvarsi, e hai smesso di emettere suono se non sbuffare e gonfiar il fazzoletto dispiegato all'addio. E sicuramente l'obiettivo è quello: non finire nella storia, uscir da un gorgo per entrare in un altro, un altro, disinteressarsi al post.
Scegliere di non pubblicarlo. O nascondersi.


Sciogliere (se mai si sia voluto annodare).


Cambiare rotta (più o meno).


Salutare.



Niente da scoprire. Navigare, basta.

mercoledì 31 agosto 2016

So much time and so little to see.

I miei desideri son tutti accoppiati, ma di colore diverso. Ho appena aperto il cassetto. 
Ripiegati e in ordine. Un ordine apparente. Imposto.
Un incantesimo dovrebbe rimettere a posto tutto: il mio iniziale ed originale peccato, quello che metteva subbuglio, quello che tirava fuori confusione da ogni allineamento, in equilibrio costante tra stravaganza e l'indefinita e sfumata fuga dalla realtà.

Ora è tutto così piatto, comune, normale.
Non è inno travolgente, non è marchio a fuoco, non ha sguardo magnetico che buca lo schermo. E io vorrei ancora quel can't ignore the train.
Lungo brivido sottopelle, terremoto psicologico al quale non si può restare indifferente e qualcuno che mi serva un concentrato di dolcezza e tragedia, frugale esistenzialista.

Ferma. E voler andare. I remember the wishing chair. Sittin'. In attesa di un evento. Che cambi il destino. Tanto tempo e tanto poco da vedere. Il fato fatale. Scivolarci dentro, immerso nei pensieri su bagnasciuga della vita. È una bozza che non vedrà mai il suo definitivo. Oltre quell'indolenza c'è il mondo. But through adventure we are not adventuresome.
Wait a minute. Strike that.

Reverse it.


Soundtrack 

Risultati immagini per boards of canada

Ché la musica non ti salva. Music is math.

lunedì 8 agosto 2016

Bad experience.

Una di quelle dalle quali non sai mai cosa aspettarti. Esordio fantasmagorico, fortunatissimo secondo atto, tanti momenti salienti, immerso nei rassicuranti e sferzanti temporali, piroettando e rituffandosi, avrebbe potuto essere un gigantesco calderone di generi, tradizioni, suoni e odori e invece s'è ridotto ad unico strumento, placido mare, voce sola, singolo estratto. Un vero peccato.

Tutto gira intorno al nucleo, paiolo instancabile mescolante la solita minestra, degli ingredienti innumerevoli, pizzico lì, manciata qui, q.b., in base all'occorrenza dell'affare, su suggerimento dell'affarista. L'apparecchiatura è perfetta. Il servizio ottimo. Il sapore? Non pervenuto. Il profumo? Neutro. Ma l'aspetto…

Cosa sia rimasto del luogo evocativo e dei vari personaggi, di quel villaggio scontroso, ma pacifico, placido, ma sferzato da correnti e sensazioni pure, non è dato sapere. Eccesso di sperimentalismo, esplosione smisurata, spericolate speculazioni, in superficie e, sottotraccia, nascosto da pieghe voluttuose, l'intenzione originale, raffinata e densissima, soffocata da fatti poco accessibili, che fan perdere il filo, complicata da seducenti e strutturati passaggi che rimandano e rimescolano e stordiscono e… non si trovan più gli antichi punti di riferimento.

Labirintite. Segui quello davanti, congiungiti con chi ti precede, carponi, con la bocca attaccata al suo ano. L'immagine è quella: Centipede, film, locandina e icona. Non la riproduco. È facile riportarla alla memoria. Io trattengo il respiro e rammento tempi semplici, elementari, palchi bassi e polvere, voci roche e parole da ascoltare, gesti e sguardi, note poco note, lacrime e sorrisi: struttura portante di musica e basta, si poggiava su un piano invisibile, magico. Quello che c'è, quello che manca. Stato d'animo trasmesso oltre. E quando ci si riesce, ecco, quella è la prova. Della grandezza.





Gil Scott-Heron, Locus Festival 2010.




Lo Spessore verso la Superficie.
Vince il primo. In segreto.
Ma sale in classifica la seconda.
Per salvare le apparenze.




… e noi che pensavamo di essere capaci
di indicare la strada
a qualcuno
ci siamo persi vagando
dove non c'è nessuno

‪#‎SassiScritti‬ #lImportanzaDiEsserePiccoli #CastagnoDiPiteccio
‪#‎Nadiani‬

martedì 5 luglio 2016

Begin.

The sunshine.
Estate alle porte.
Le ho chiuse tutte, ma continua a voler entrare.
I ricordi pure. E io continuo a regalarmi attimi di dimenticanza.
L'unico mezzo che non vorrei mai saper guidare è la macchina del tempo. Che mi riporti alla seconda metà degli anni duemila, con nello stereo brani crepuscolari strappa lacrime o pezzi solari da cantare a squarcia gola.

Il mio genere è già codificato e identificato, abbastanza declinato in retrospettiva, non ho sicuramente bisogno di futuristiche soluzioni o divagazioni psicotrope.
Disimpegno. Chi sappia offrirmelo s'affacci a quelle porte, e sfacciato ricorra ad ogni sorta di manipolazione, fonda melodie diverse, evochi tutti i cori divinamente armonizzati e le strumentazioni ardite pur di riuscire a replicare quel sound in un gaudioso crescendo fino all'apice digressione, perdita di memoria, annullamento.
Fuori schema.

There is nothing more to say.


From the future.
The sunshine.
Begin.

martedì 3 maggio 2016

I loved you. Then I realised.

What before meant.

E io so cosa sia il prima e il dopo. Questi anni me l'han mostrati. Entrambi.

È una fascinazione resistente la mia, nei confronti del muovere e muoversi: la partenza, il viaggio, il salpare, la navigazione. Il mezzo non importa, che comporti camminare, volare, pedalare, ruotare, fondamentali sono il non-luogo di continuità e il distacco dalla dimensione quotidiana, terrena, il distacco, l'annullamento e la compenetrazione. Sembrerebbe un paradosso, un contesto incoerente e distinto.

Del resto teoria e studio poco si conciliano con il profondo e complesso rapporto ch'è instaurato con la casualità. E invece, nel mio caso, è completamento del cerchio. La quadratura. Il nesso. L'approdo in vista di una successiva ripartenza. Silenziosi e vuoti. Privi di angoscia, ansia, inquietudine, convulsioni. Disincantati ci si prepara meglio, fuor da ogni prigione tra alti - le grandi aspirazioni  - e i bassi - i fallimenti disastrosi, e si autodetermina il proprio stato, vitale e dinamico. Semplicemente si va.

La meta del viaggio, indefinita, ché così vuole lei, è tutta da scoprire. Oggi Più Che Mai.
Spensierata, sospesa e salutare.

I am set free.


domenica 17 aprile 2016

a possibile failure



Ma che titolo ha? Che libro è? Di cosa parla? Chi l'ha scritto? Di chi è la copertina? Che carta han usato?

A lei non interessa rispondere alle domande, né porne a sua volta. È l'impossibilità d'esserci per un'altra, ma anche per sé stessa, l'impossibilità di comunicare veramente sia con gli altri che con sé, l'impossibilità di distinguere fra reale e ideale, fra dato fisico e la sua proiezione mentale, fra la considerazione che altre persone han di lei, quella che pensa che le altre abbiano e quella che ha per se stessa (I get this cynicism).

Non ha una storia piana, richiede attenzione, gioca e ti chiede di giocare, di abbandonarti, di travalicare confini fra detto, non detto, immaginato, pensato, fra razionalità e irrazionalità, sogno (ma dorme?). Non c'è dialogo se non contatto d'occhi, e se per certi versi ci può essere una vicinanza rimane comunque sempre maggiore la distanza.

È cronaca di abitazioni che non può (o non vuole) abitare, da cui partire e a cui tornare, case, appartamenti e sì, corpi: corpi in cui entrare, da cui uscire, gambe che guarda allontanarsi, natiche che non vedrà mai più; non può far altro che usare il pensiero, razionalizzare o sognare, discutere o rimanere in silenzio senza essere capaci di abitare davvero, di vivere i luoghi e le persone, persino le pagine.

Torna al titolo, e le sembra che tutto ruoti intorno alla parola, la parola che si fa tramite tra impossibile e esistente (esiste, no?), che dunque in quel tramite trova una possibilità di esistenza, forse, che dall'impossibilità l'unico modo di comunicare con questo mondo è immaginarsi possibile, come la via da percorrere per andar via, ché tutti lascia andare e mai va, il via, impossibile.

L'impossibilità scritta non è forse un po' meno impossibile? Esisterà il suo autore? Esisterà la sua storia, scritta, letta e capita? Quante domande inutili.

Pagine bianche. Da riempire. O da lasciar bianche. Tra parentesi. Chissà.


martedì 29 marzo 2016

The past is now.

It's so cold in this house
open mouth swallowing us.

Cocci. Livori. Turbamento più percepito che vissuto. Dubbi ch'assalgono mentre si svolta, si percorre una viuzza, si scende per una scala ripida e stretta, si sente un odore. L'intero mi riporta indietro e quella parte che mi sbalza in avanti è così poco, è solo una esigua differenza col tempo che fu e viene a risiedere qui. Non è un dettaglio. È tutto. Un allarme non più silenzioso, è cominciato con una pulsazione, poi s'è fatta schitarrata potente. Il presente: un aggiornamento eccessivo, un suono oscuro, inopportuno e importuno. La nostalgia è più calda, più rassicurante, più indulgente. Si propaga in ogni angolo di questa casa, punto d'equilibrio tra capolavoro e schifezza. Si rischia di rimaner piantati, o impantanati (a seconda dei punti di vista). Manca sempre qualcosa: ad una onnivora, capirete bene, non basta mai nulla. Ora, prima, per il dopo si vedrà. Le voci s'attenuano come il ricordo della sua pelle. S'evitano domande esplicite, s'eludono risposte ovvie. Si finisce tritati, schiacciati contro le pareti bianche, qui dove tutto è nuovo. Troppo. Ritornello definitivo, intimo significato. Ci sono. E gli altri?

So here they are.
Maybe.


martedì 1 marzo 2016

Once I was the Dreamer



Once I was the Dreamer

Now my dreams are past and gone

like the Waves along the Shoreline

to the Isle that is no one


Ho deragliato. In un crescendo d'esplosioni, ebbra di gioia e cupa di disperazione, sgorga l'urlo liberatorio e frano. Sempre più in basso. So, son certa, ci sarà un appiglio, ma lo evito accuratamente. A volte è bello ignorare la salvezza. Ci si sente liberi di rovinare. Free from their disillusioned minds. Fra eterne contraddizioni all'ombra di qualche rassicurante sostegno esterno. S'assottiglia l'enfasi in un dolce, tragico finale, quasi ricamato finemente, su stratificazioni e stratificazioni di dolore reale o immaginario. È un arabesco onirico, preludio alla drammatica impennata, una elastica, cadenzata ultima fuga. Dopo l'eccitazione la rasserenante caduta.


Solo recitando la propria infelicità si può superarla.

Elias Canetti.




martedì 5 gennaio 2016

Love isn't always lovelier the second time around.

The only problem I see is I'm also good looking.

La passione per gli eccessi. Non riesce a capire coloro che si rifugiano nella realtà. Bellezza tanta e specchi deformanti del luna park. Boria tanta e battaglie perse.

Good, a second date seals the deal.

L'inizio è lontano dalla fine. In mezzo c'è l'illusione. Tanta. E le difficoltà del rincontrarsi. E l'ostinazione, e l'orgoglio e il volersi cullare nel sogno.

Love isn't always lovelier the second time around.

Le fette di salame agli occhi. La bramosia. Tanta. E la patina di falsità e il vegetare al di sotto della soglia di sopravvivenza, tagliati fuori da qualsiasi riscatto. 
Basta?

Soundtrack: Tom Waits. Little drop of poison.


sabato 28 novembre 2015

Identità.

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.

La realtà e l’apparenza sono in continuo turbinio, interscambio e lotta. L’uomo è sovente vittima delle sue illusioni. Gli esseri umani confondono realtà e fantasia, si auto-suggestionano o subiscono il fascino dell’incantatore di serpenti. Tutti indossano un secondo volto. Senza la maschera perdono la propria funzione principale. La potenza dell’apparire spesso annulla la ragione dell’essere, si insinua lieve e ipnotizza. Poi, gradualmente, quel volto perde forza e intensità come quegli scontrini dimenticati nelle tasche. Sbiadiscono. Perdono valore. Vita. Significato.

Non sono morto. Ma ho già ricominciato a camminare.


martedì 27 ottobre 2015

Outside.



Outside there is snow,
and what other people think,
but inside this room there is only you and me.



Almeno il tempo, poco, di baci, pochi, di strette, poche, di parole, poche.

Al primo ascolto è stato chiaro, sì, la voce sicura, ferma, risoluta, orgogliosa, essenziale, convincente, forza motrice diversa e strana, sposta sbilenca e instabile quel che non si sarebbe mai incontrato.

Nulla di languido, approccio distante dallo svenevole e usuale contatto con altri. La dolcezza, quanto basta, sostenuta da avvolgenti abbracci, si satura nello sguardo compiaciuto, nel sussulto finale, nel verso che accompagna, precede e accarezza l'ultimo sfiorarsi.


Silently, Quietly, Going away.








sabato 26 settembre 2015

Capitolò.

Sguardo audace al passato e surreale al presente
Il futuro è un capitolo nuovo, la nuova sfida: non più celata dietro la coltre dei forse e ma perché?, ma orgogliosamente in evidenza in equilibrio con il tessuto trasparente e impalpabile di giovane sensualità che per la prima volta assottiglia le distanze con il mondo dell'irrimediabilmente lontano. 


Sono sensazioni sciolte, storie personali e quotidiane nelle quali prevalgono libertà e immaginazione. Tutto il superfluo è stato eroso e abbandonato per far sgorgare un unico abbandono, un sì limpido, liquidissimo, elaborato e sviluppato fino all’ossessione e allo sfinimento. 


Un oceano di suoni da attraversare e per farsi attraversare, si alternano nella struttura della pelle a anche più a fondo, brano a brano, senza che nulla intacchi l’uniformità e la forza dell'atto, vorace, potente che trascina e si fa trascinare nelle braccia e dalle braccia. Virus, contagio, cura, guarigione.



sabato 8 agosto 2015

Ci sono.



Ci sono genti che son fatte per ascoltare gli altri. Sicuramente non per parlare di sé. Risultano insicure, poco incisive e malferme nelle intenzioni, cosicché per nulla comprensibili e facilmente fraintendibili. Tutto ciò che direbbero potrebbe essere usato contro di loro. Se proprio sentissero il bisogno di esprimersi, lo facciano con l'impiego di un avvocato. Lui saprebbe, lui potrebbe, lui dovrebbe. Parlare per voi. Dire, forse in maniera non giusta, ma corretta. Forma. Non sostanza. Apparenza. Non sostanza. Inganno. E sostanza. Lui parla. Tu annuisci. Quando sarai stanca, spegnilo. E accendi musica. Funziona.



Ci sono genti che crescono sentendosi dire che son sbagliate, che non son fatte nel modo giusto, che non parlano nel modo giusto, che non si comportano nel modo giusto, che non pensano né agiscono nel modo giusto. Superano prove sempre nuove, ostacoli sempre più alti, ma solo per caso. Non credono di farlo in virtù delle proprie capacità, del proprio talento. Vanno avanti, come espressione vivente di uno sbaglio finendo coll'autoconvincersene. La voce. Saprebbe, potrebbe, dovrebbe. Parlare per voi. Agire per voi. Pensare per voi. Suono. Non sostanza. Aria. Non sostanza. Burla. E sostanza. Parla. Tu annuisci. Quando sarai stanca, spegnila. E accendi musica. Funziona.




domenica 12 luglio 2015

L'anno del Gatto.

Quelli che sembra che interessino a tutte, quelli che pensi non li piglierai mai sul serio, quelli che immagini che sfoggino indifferenza stampata a caratteri cubitali su sfondo di t-shirt nere. Nere. Scure. Quelle su cui ti stagli chiara. Bianco su buio. Son lampi di genio. Luce che affiora come il ricordo di un'estate recente, ma che appare anche così lontana. Tempo. Passato. Sepolto.

Quelli che poi non interessano a nessuna, quelli che sai che li hai pigliati troppo sul serio, quelli che, nella realtà son stati indifferenti puri, tanto, con indosso t-shirt nere. Nere. Scure. Quelle su cui ti sei spalmata oscura. Nero su buio pesto. Son stati colpi di fulmine. Secondi contati e ricontati come il presente di un'estate ancora da trascorrere, ma che appare anche già vissuta. Tempo. Presente. Andato.

In mente canzoni a brani, contesti, mondi interi, icone, storie, rapporti, corpi a brani, parole, immagini, fantasmi. Tutto si materializza e si disfa davanti agli occhi, più vivido che mai, e allo stesso tempo ancora da compiere, echi di uno stile inedito, un riff circolare che rimane impresso.

Raccontami qualcosa. Improvviso il guizzo di curiosità scaturisce da un angolo remoto dei tuoi tanti deja-vu, un nome che ti sembra ricordare che hai nascosto nella scatola sul ripiano più alto. Dimmi cosa ti è successo negli ultimi dodici mesi.

Ma a me non va più di parlare.
Mi si capisce sempre di più a gesti.
Espressioni.
Segni.
Rughe.
Movimenti impercettibili della coda.
Vibrazioni. Vibrisse.
Pelo rado o folto.
Unghie fuori.
Stiramento.
Vado via.



'One stage before'
Al Stewart 
1976

mercoledì 10 giugno 2015

V a d o .






http://youramusoduro.tumblr.com/post/119591436295/illustrazione-drawing


'Io sto con…'. 'Io esco con…'. 'Io mi vedo con…'. Mi faccio tanti dubbi io. E anche quando, una volta fugati, ci ritorno su, son lì, immutati. Me li rifaccio. Le persone no. Quelle, una volta perse, son risucchiate in un vortice sconosciuto e che non mi do pena di conoscere. Potrei rincontrarle, sì forse, in un altro luogo, in un'altra epoca, ma rimarrebbero perse e io le saluterei come facce già viste, ma collocate chissà dove, quando e perché? Nel mio inventario d'esistenze, nella autobiografia mia, non vengono citate se non per mezzo di iniziali. E a quelle iniziali riuscirei ogni volta ad attribuire un nome e un cognome e un soprannome nuovi. Ho sempre voglia di materia, poca di aria, di pratica, per niente di teoria. Non prendo nota, scorro veloce, memorie, traversate, contemplo brevemente. Son cosciente che tutto tenda a scomparire e perciò prima che accada, assaggio, gusto, consumo. Non ho tempo per recuperare tracce superficiali, scavo a fondo, verso la densità. E vado avanti a dispetto del sorriso stampato su quella fotografia, per rispetto di quel gesto e di quella espressione felice. Sbiadirà, ma io sarò lontana, distante, salva.
'Mi vedo con…'. 'Esco con…'. 'Sento…'. 'Sto con…'. No, non sono impegnata. No, non ho un rapporto. Ho un hobby. Son solita intrecciare vite, tessere trame e unirle tra loro. Ho cominciato GoT dalla III stagione, Breaking Bad dalla IV, Mad Man dalla VI, Black Mirror dagli episodi di natale, True Detective da Colin Farrell. Non seguo il filo delle storie. Dipanare credo sia sempre riferito almeno a un chilo di casereccio e le briciole… quelle le lascio alle formiche.