venerdì 3 giugno 2011

confini



La parola è una finestra aperta verso la realtà.

L'ultima volta che l'ho abbracciata è stato un Natale. Si precipitò giù per le scale, e sul primo pianerottolo forte, commovente, strettissimo: ah, sei qui, e, come se la conversazione non fosse mai stata interrotta, giù nel giardino, eravamo due fiumi in piena, aggiornamenti arginati solo da lacrime e sorrisi e nella corrispondenza costante dei racconti, saltavamo tra episodi, storie, disordinate, stagioni, pensieri. Tutto grigio, qualche macchia verde e noi all'ombra, ancor più scure, sotto un albero maestoso di frutti sgocciolanti succo dolcissimo. Un'infinità di colore, noi due e quella massa carica di profumo, una macchia rosseggiante che mi sorprende ancor oggi nel ricordo di quel giorno. Un quadro che si agita nella finestra aperta ora all'interno della immaginazione e mi piego per raccogliere a piene mani lo squillo e il contrasto e il tesoro inestimabile. A malincuore affermo oggi: quell'albero è stato tagliato. Estirpato con i nostri affetti. Son stata forse troppo fredda, capace poco di aderire alle tue idee e confermare i nostri ci piace. Le nostre convinzioni si sono sbriciolate, le parole già precarie, al primo ostacolo, sono inciampate e son rovinate come quelle facciate vecchie e scalcinate. Mi ci son affacciata un giorno e da un angolo mi son fatta beffe delle promesse e dei giuramenti di bimbe. Non son fatta per i legami stretti. Cazzo significa? Non lo so. Ma mi sento nuda dopo un po' e me ne vergogno. L'imbarazzo non era un'invenzione che avessi in mente. Tu non sai amare! Ahia, quell'esserino ha parlato e decretato la fine dell'io, di quell'io che si faceva un sacco di domande, e che avrebbe atteso una vita prima di trovare le risposte. Ho ancora un punto interrogativo, la domanda… e il silenzio sbuca fuori e rode le convinzioni radicate, in tanta coscienza non assoluta, su vaste superfici, tra conflittualità e libertà di pensiero, al di fuori della logica comune, senza indirizzo, poca polvere sugli scaffali e tanti alberi di cachi.



finché non ho compreso che non esiste parola che faccia male come te.
Pavle Stanišić

i versi iniziali sono di Herbert Zbignjew

32 commenti:

  1. dei cachi feci indigestione da piccolo, per 40anni non li ho mangiati, poi ci ho riprovato e ora sono uno dei miei frutti preferiti, quelli morbidi e dolci. memore però sto attento a non abusarne, ho capito la lezione...

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  2. Parole che esplodono, parole che bruciano, parole fiammeggianti accese dal petrolio ;)

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  3. Non credo ci sia un perchè... succede e basta. Poi che fanno forte un ponte sono entrambi i suoi lati o confini, come li chiami tu. Da soli non basta. E' un po' colpa di entrambe... e un po' merito di entrambe.

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  4. sagge parole quelle di Herbert Zbignjew, ma la parola può essere un brusco risveglio, uno schiaffo che ti riporta alla realtà.
    Da una che è patentata a tagliare, sradicare e diserbare i sentimenti, ti dico solo .. anzi c'è nulla che ti possa dire.
    Leggo :))
    felice WE.

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  5. I confini, a te piace superarli?

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  6. @RobyDick: indigestione di cachi? maròòòò

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  7. @Alli: le sento più che altro sonnacchiose, si girano nel sonno e con i gomiti pungono forte

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  8. @MagneTico: sì, ma rimane doloroso uguale. La consapevolezza non è medicina

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  9. @Chaillrun: infatti non c'è nulla! ;) leggo anch'io e riporto e chissà

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  10. @InneresAuge: sì, li vedi quei paretoni alti? Li valico da quand'ero piccolina! :)

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  11. i confini ci servono per andare oltre...

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  12. Ho come l'impressione di un confine che è pesato più degli altri.
    Ma si trova sempre il tempo di superarli.

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  13. mi fa paura pensare che ci sia un momento in cui si possa davvero avvertire la precarietà anche delle parole.

    tolte pure quelle, cosa resta?

    quanto ai limiti,
    "cerca una maglia rotta nella rete
    che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!"

    :)

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  14. @Ernest: sì, anche i pareti a secco effettivamente sembravano un invito troppo pressante… :)

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  15. @MrJamesFord: sì, digerito, a dir il vero, ma sai com'è la conduzione difficile dell'età porta sempre a riflussi

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  16. @Daniela.: c'è, ma la cosa importante e fondamentale è trovar quella maglia rotta e far quel balzo. Sempre lui…

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  17. e io che credevo fosse il primo passo verso la guarigione...
    ok! allora provo con una canzone:

    come le foglie d'autunno
    un colpo di vento ci spazza via
    come chicchi di grano
    buttati per caso in un campo cresciamo
    magari forse ci amiamo
    ma poi ci perdiamo e non ci si incontra più..

    uhmmm mi sa che ho peggiorato.
    3)

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  18. ...carissima è un pezzo bellissimo, intenso pieno, commevonete...io credo che non esistano persone che non sanno amare, semmai persone che amano troppo se stesse...il che a volte è un bene. baci ady

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  19. i confini, i muri, i paletti, i limiti vanno tutti a finire ne La parete di Marlen Hashofer, nel cassetto delle situazioni momentanee che assommate rendono l'idea della condizione che da significato al termine e ai suoi sinonimi e da cui scaturisce un irrefrenabile desiderio di togliergli quel senso aggiunto di frustrazione e impotenza che non ha nulla a che vedere con gli oggetti che lo rappresentano.
    ohhh sì! sì, sì! sì.

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  20. @MagneTico: come Peter Murphy qui accanto... 666)

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  21. @AdyHappyBorn: sono soggetta a stanche frequenti!

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  22. @Teti900: quella parete serve, mi è indispensabile sempre, è in quella solitudine che ritrovo me stessa e riparto con maggior slancio.

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  23. Magnifica campagna. Comincio a pensare che possa suscitarmi ricordi di famiglia dei tempi di guerra. Ma tornando a te, te l'ho mai detto che scrivi divinamente?

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  24. Adriano mi piace che possa riportarti alla memoria vecchi ricordi. Stranamente ho fatto leggere l'intero racconto a una persona che si è riconosciuta.. strane coincidenze o aperture sui vissuti altrui

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  25. ... poi c'è chi le sa maneggiare, come te, e chi (la maggioranza, in costante aumento) si fa usare da loro, dalle più brutte, le più stupide, le più banali... forse davvero dio è il Verbo, in senso letterale, e non c'è peggior bestemmia del balbettar cazzate di seconda o terza mano!
    667 ;-)

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  26. e chissà cosa ci avranno fatto prima di ripronunciarle! porco...

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  27. ai, stasera questa malinconia m'uccide.

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  28. mi dispiace, e io? sarò portatrice sana?

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  29. Vieni. Lascia che le parole
    si cullino indolenti
    nel prato della fantasia,
    che il tuo corpo nel mio
    spiumi selvaggiamente a uno a uno
    i petali di questa notte”.
    Charis Vlavianòs

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