venerdì 21 marzo 2014

scavo



Strade deserte, una notte di inizio autunno, temperature in calata, passo tranquillo, occhi al cielo, quello pesante ed informe, quello che si perde insieme alla tua mente in congetture e meditazioni, piedi che percorrono spazio indefinito, vie, le proprie all'incrocio con le altrui e che ti offrono la possibilità di inserirti in un circuito più ampio, palazzi e la luce. E invece scegli la periferia, il buio, il silenzio, passi, e clangori sparuti, t'inquieta e ti rappacifica. Spirito di viandante e di nomade che accomuna più agli ammassi di foglie ai bordi che alla angosciante segnaletica urbana. Mi consumo, già snella e asciutta, in paranoie psichiche, più inaccessibile, possibilmente più ansiogena. Non ricordo quale sia stata l'ultima uscita di sicurezza imboccata, a tentoni, e ora l'illusione di una luce in fondo al tunnel non mi riguarda più, potrebbe essere una deflagrazione o una sfocata alba. Non è poi inappropriato pensare che in realtà questo è il mio spartano ideale vivere, al netto di viluppi mentali, non brancolo, anzi. Svolto a sinistra, cedo alla tentazione, m'abbasso sinuosa e serpeggia prima pulsante, poi sempre più melodica, austera e seducente, il nuovo corpo, la pelle vecchia abbandonata fuori dal pertugio dove un gatto indugia con gli artigli, ma io son già lontana.


5 commenti:

  1. Ormai sei diventata anche un JukeBox, mi piace l'idea dei pezzi con la colonna sonora.

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  2. spartano vivere, ma grande musica e poesia

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  3. sempre più, le pretese son finite

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  4. ma quando vai di notte in periferia sei almeno armata ?

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