lunedì 31 gennaio 2011
s o s
giovedì 27 gennaio 2011
primi vagiti
sabato 22 gennaio 2011
cicatrice
ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco, or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà? La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.
mercoledì 19 gennaio 2011
la donna che visse due volte
lunedì 17 gennaio 2011
illeggibile
venerdì 14 gennaio 2011
dietro il dito…

Magistrale dote, grande sensibilità, anima grande… supremo stile, fini capacità… shhhhhh… il mio ricordo è rivolto a un mattino in cui non avvertivo alcun rumore, nessun suono, nemmeno una frenata, neanche un rombo. C'era un silenzio assoluto che descriveva in maniera suggestiva la serenità e la percezione assoluta di un mondo diverso, ormai perso. Non immaginavo allora che quella sensazione sarebbe stata l'ultima, poche le occasioni di assaporarla nuovamente, abile la mia mente va, si appisola e si risveglia, dolcemente posata sul freddo guanciale, disarmante e consistente, come solido tocco, rosso e caldo tondo della gota sull'abbagliante panno. Colgo l'essenza intima delle cose, dei passi mossi fuori dal letto, emozione infinita e definita di impareggiabile bellezza e con gli stessi occhi guardo orgoglioso allo specchio della natura, poggio come allora lo sguardo ancor celato dalle amorevoli ciglia del sonno e vengo rapito dal bianco contorno… la sua pelle era bianca come appena uscita dal bucato. Chi ha lanciato in corsa il convoglio? Chi ha posto tra noi tutta questa lontananza? Dovrei rubare dei momenti e scandirli col colore delle stagioni, dovrei trascorrere e appassire senza che il tuo sentimento possa suonare le canzoni che tanto mi piacciono e m'intrattengono? Abbasso la testa e pago il caro prezzo, un sentore di tristezza mi seppellisce e cristallizza le tue ali in continuo moto, le cucio e le saldo al tessuto fluente, i fili rimangono lenti, pronti e pazienti, ecco, le tue dita scorrono e pizzicano corde dimenticate, feconda terra da macchiare e bagnare. Non ho il coraggio di guardare la tua tagliente bellezza, un riflesso mi colpisce e mi toglie la vista, trafitto e devastato. Lavo la bocca e tolgo il sapore nostalgico, mi guardo la mano, ho coperto la realtà semplice e pura, ho contemplato l'inesistente, sei qui, apro il varco e ti raggiungo. Tanto bianco, troppo buio.
martedì 11 gennaio 2011
chi vorrei…
venerdì 7 gennaio 2011
resa dei conti

Avrebbe potuto essere l'impossibile. A tutti sarebbe apparso come il paradosso. Immaginate una linea retta che congiunga due punti A e B. Pensate a un percorso. Pensate a un sognatore che dal punto A desideri raggiungere il punto B nel minor tempo possibile, evitando traffico e intasamenti, semafori e inquinamento. Il desiderio, l'anelito d'esser freccia che percorra una distanza infinita in tempo finito. Tale rimarrà. Sogno. Perché forse quell'uno dopo innumerevoli prove, tantissimi rompicapo, raggiungerà la sua meta? Applicando il meccanismo del continuo inseguimento dell'oggetto impiegherà tempo infinito. È un desiderio inesaudito. Ma nel tragitto, viaggio lunghissimo, godrà della vista di bellezze indescrivibili, luoghi rimasti incontaminati per decenni. L'oggetto, das ding, l'operazione impossibile, meglio sarebbe stato non cercar nemmeno di descriverla, ma rimanere in silenzio, quello sì estatico al cospetto di tanta grandezza, tanto infinito, tanto nulla, tanto vuoto. Nella continua rincorsa al migliore, all'eccesso, alla sproporzione, al sofisticato non si riuscirà a incontrar mai l'oggetto desiderato, a vivere l'esperienza di confine. O forse sì… ma a quale prezzo? Il richiamo all'istinto e alla bestialità segna in maniera inconfondibile la rottura con l'ordine culturale verso un ritorno al primitivo, all'originario, il segno dell'oltrepassare il limite, dell'entrata nell'altro. Imparare a morire, a giocare… il giocatore autentico è colui che mette la sua vita in gioco e il gioco vero è quello che pone la questione della vita e della morte. Giocare d'anticipo. Sospendere momentaneamente l'adesione alle cose, uscire dal viluppo di interesse con cui esse si impongono. Giungo ora a B, corrisponde al lato opposto, in cui ero, A. Presenza concreta nella quale mi disperdo. L'ho tanto desiderata. Ma dev'esserci stato un fraintendimento. Non era così… no.
martedì 4 gennaio 2011
il paradiso perduto
lunedì 27 dicembre 2010
voyage dans la lune
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Ha costruito tanti modellini, ha disegnato tanta scenografia di carta, dipinto tutte le mani dei trucchi spettacolari alla luce della lanterna magica, ha dato forma ai suoi sogni di bimbo, mosso mani che sembravano morte, acceso occhi che erano ormai vuoti, regge, sostiene ancora il tempo, vola la sua testa sulle linee di quel pentagramma, riavvolge e raggiunge l'equilibrio, sta per cadere di sotto, ma si aggrappa e si salva… avrai successo dice quella faccia, non ridere, non buttare l'umorismo, tienilo stretto, vedrai ti tornerà utile. Ora splende, ora si rabbuia, ora sorride, ora storce la bocca in un ghigno sinistro. Lancia un ultimo avvertimento: abbandona la nave, interrompi le battaglie marine, guarda sù, il mio bagliore ti renderebbe visibile a tutti gli aerei nemici, fermati e sali, sarai il primo uomo sulla luna, non credi che questo renda tutto il denaro del mondo? Attende un attimo, si guarda intorno, vorrebbe contestare la lunghezza del cammino, ma lei ha già soffiato una scia argentea su cui muovere i primi passi e lui… comincia a costruire quella sequenza mirabile e ricama metri di tessuto e monta il buco, taglia incolla sovrappone, riavvolge con pazienza e precisione, vieni, vieni, investi il mio occhio, apri la voragine e duplica il piacere, stappa e beviamo, gratta e raschia via la tristezza, stanotte non voglio ascoltar musica noiosa, non voglio guardare cortei nuziali. È cominciata. Inaspettata eclissi, lei davanti a lui, taglia, incolla, sovrappone, riavvolge con passione e dedizione; gira, ricostruisce il teatro di posa, si avvale di protagonisti inventati, sposta le nuvole, ammicca e invita al nuovo incontro attraverso l'impossibile: pieno, decresce, quarto, cresce, pieno… a risentirti.
mercoledì 22 dicembre 2010
a caso
lunedì 20 dicembre 2010
ci vorrebbe un'amica
mercoledì 15 dicembre 2010
bugiarda
Gli uccelli attaccano un chiasso atonale
non sincopato
da un albero all'altro,
canti di rugiada
le cui canzoni non hanno parole
da un albero all'altro
quando la notte si mette le sue lenti scure,
una su questa fronda, altre due là dietro.
- Le parole, come tutte le cose, colte nella loro finitudine.
Qui iniziano, qui finiscono
per quanto in alto si sollevino -
io lo so, e questo è il mio castigo,
e non amo mai nulla così tanto
da imprimere in me un marchio
e calarmi di colpo nella beatitudine.
Charles Wright
È una fase delicata. Uno di quei giorni in cui, quello che hai sempre desiderato è calpestato, quello che non avresti mai considerato si sta avverando, ciò che consideravi un cimelio da mettere all'asta non rende un centesimo, ciò che avresti venduto, appena acquistato, ti regala un sorriso a sorpresa. Sì ma mi diverto poco in verità. Ed è per rendere omaggio alla mia secolare indecisione che entro, mi guardo intorno, mi siedo cinque minuti, cerco nel menù qualcosa che mi piaccia, tanto ma troppo costoso, mi alzo, per niente a disagio, scivolo via e fuori alzo gli occhi all'insegna luminosa, smorfia di curiosità, come se non l'avessi mai vista. Questa è la scena mia preferita. Sembra un messaggio cifrato. Ma no, sei tu che credi che esista una comunicazione perfetta scritta. Io devo guardarti in faccia, cancellare ogni traccia di contraddizione, con una manata spostare tutti i fraintesi, evitare che si corrompa ogni utilizzo di inflessione, stabilire un rapporto stabile tra parola ed espressione, una convergenza e concordanza di codici di comportamento… voglio una pacifica ricezione di ogni tuo gesto. Ma se riesci ad essere talmente infida e oscura che nemmeno tu, rivedendoti, saresti in grado di riconoscerti! Oh, però ti diverti!
Sei il termine ultimo di un processo mistico. Metto fine alla serie di presagi e prendo posto insieme all'assoluto. Sostituisco ogni forma aliena, ti rendo fedele, enigma affascinante, unico scopo della vita, ma io avvolta dalla nube dell'incertezza, potrei in una sintesi suprema presentarti una o due, al massimo, ipotesi possibili relative alla natura del nostro amore, io incarnata e finita. No rinvio, ritrovo il mito, la metà di me non esiste all'infuori di me, nello slancio a possedere una verità potrei indebolirmi e perdere, sul serio, l'unica aspirazione, vera… alcune per anni, altre per un giorno.
Soltanto le cose inerti non aggiungono nulla a ciò che sono… la vita è il romanzo della materia.
lunedì 13 dicembre 2010
scomparto mente

giovedì 9 dicembre 2010
lo-fi
lunedì 6 dicembre 2010
sconsacrata
giovedì 2 dicembre 2010
con dedica

martedì 30 novembre 2010
ombre
…
Ci soffocavano i lamponi che, bisbigliando,
spiccavi, e il nostro bisbiglio tacque nell’aroma
solo quando con le labbra colsi dal tuo palmo
i frutti che il profumo del tuo corpo intrideva.
Divennero i lamponi strumento di carezze
le prime, le più stupite, che nel cielo intero
altre ebbrezze non sanno, che non siano esse stesse,
e nella propria stranezza vogliono ripetersi.
Poi non so, com’è stato, né in che palpebrare,
hai sfiorato col labbro la mia fronte sudata,
io ti ho preso le mani - me le hai date, raccolta,
in quel persistere intorno, denso, dei lamponi.
Bolesław Leśmian
mercoledì 17 novembre 2010
Are you dead?
venerdì 12 novembre 2010
L'avrei saputo…

Perché non cominci la distruzione - rispondono. E richiesti se temono che appena tolte le impalcature la città cominci a sgretolarsi e a andare in pezzi, soggiungono in fretta, sottovoce: Non soltanto la città. Se, insoddisfatto delle risposte, qualcuno applica l'occhio alla fessura d'una staccionata, vede gru che tirano su altre gru, incastellature che rivestono altre incastellature, travi che puntellano altre travi. Che senso ha il vostro costruire? - domanda. Qual è il fine d'una città in costruzione se non una città? Dov'è il piano che seguite, il progetto? Te lo mostreremo appena terminata la giornata; ora non possiamo interrompere - rispondono. Il lavoro cessa al tramonto. Scende la notte sul cantiere. È una notte stellata. Ecco il progetto - dicono. Sto esplorando, ho tracciato la rotta su un foglio a quadri, ora i segni si confondono, ma è lì, non vedi? Io sbircio qua e là, a volte mi basta uno scorcio ed è mia, quella visione. Era una vecchia cartolina sulla quale, bimba, avevo scarabocchiato, me, papà, mamma e Giando. Su quattro piani differenti. Ai confini del mio impero. Affiora e la rintraccio. Ed è così chiara e triste, ché quasi piango. Ci ho giocato così tanti giorni, minacciando tutti in incubi e maledizioni: non la toccate, ch'è così bella, tonda e stretta. Ci torno spesso, ormai. Sembrava non interessarmi, è in fondo, come l'ultimo appiglio, una spirale che mi risucchia nella corrente infernale, un vento che sfoglia e spinge in direzione non più propizia. Avrei voluto far spazio a qualcun altro… qualcuno da riconoscere in tanto chiasso, qualcuno da cercare e trovare in così grande rischio. È diventato raro e innocuo l'inferno. Cosa dovrebbe essere questo? Paradiso? Deve proprio assomigliargli tanto. E io nascondo bene la sorpresa dietro il neo alla mia sinistra e le lacrime dentro la seconda ruga a destra, archiviato proprio sotto il discorso segreto, l'ultimo, non ultimo, povero mio lobo in fuga verso altre possibilità esistenti. Mi appoggio esausta al muro. Mani sulla fortezza pensata e occhi su quella vera. Avrei dovuto imparare a far la sfinge molto tempo fa. Insegnare ad altre le regole, gli inganni, gestire desideri e sogni, costruire domande e risposte, demolire coincidenze e sospetti. Io non so, se basteranno queste mura a contenere tutti gli scontri, a cacciare o ad accogliere, a sostenere o ad abbattere, a proteggere o a intimare la resa. Avrei potuto individuare i punti deboli, affrontare le nuove resistenze, fuggire le vecchie congetture, seguire il principio e assistere alla fine, entrare, perdermi, girare, ecco l'uscita, la vedo, ne vengo fuori, la guardo dall'esterno, non la riconosco all'inizio, poi apro bene gli occhi, l'abbraccio tutta, la stringo a me, che non vada via, che non mi allontani troppo, sovverto, caccio un urlo, mi poso, distesa su un lato a contemplarla e ad accarezzarla… anche le città credono d'essere opera della mente o del caso, ma né l'una né l'altro bastano a tener su le loro mura, d'una città non godi le sette mura o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. O la domanda che ti pone obbligandoti a rispondere… le città non sono altro che la forma del tempo. Non lo sai?

