mercoledì 7 luglio 2010

la ragazza in catene

Assegno il Premio Dardos a coloro che allietano, informano e divulgano arte, letteratura, valori etici e culturali. Io odio le catene di un noto santo ma questa è diversa e mi onoro di essere stata una tra le assegnatarie, citata dall'amico Dick. Io ora lo consegno a 15 blogghisti che ritengo degni di riceverlo e voi 15 blogghisti fate lo stesso. Bando alle ciance e via…
and the winners are:


complimentoni, non voglio nulla in cambio! :)

la ragazza con la pistola

Disonorata.
Rapimento.
Matrimonio riparatore.
Delitto d'onore.
Cosa nostra.

Meridionale focosa per natura e tradizione che si rode per gelosia, paonazza in viso e giallo-viola giù nelle dita dei piedi contorte fino allo spasmo. L'ultima parola era sì una dichiarazione di guerra? Tutto concentrato in essa: vita morte miracoli, ho letto tutto, m'è passata davanti anche la struttura elicoidale del dna. Guarda che t'ho visto, cosa credi che abbia nella coda dell'occhio? Una mazza ferrata! Lo so, brutta bestia, mi si annebbia l'attività pensante, percuoto violentemente la gamba per simulare il tremito della mano, la voce mi si spezza e vorrei solo che lui, lei e l'altro, cieco e fesso, sprofondassero tutti mentre io recito Cecco…
S'i fosse foco, arderei 'l mondo; s'i fosse vento, lo tempestarei; s'i fosse acqua, i' l'annegherei; s'i fosse Dio, mandereil' en profondo, chi è Cecco? Ecco appunto, pure integralmente ignoranti, lasciate perdere, andate giù all'inferno e basta!
Io, a dirla tutta, detesto essere gelosa, ma è un impeto, indifferente a qualsiasi logica, non lo si può trattenere, travolge e sconvolge. Trasforma e sposta, Furia, nera e improvvisa, ti verrò a cercare anche in capo al mondo, vi vendicherò onore e orgoglio, ti sedurrò e ti abbandonerò, suggellando la rivoluzione del pensiero maschio…



bottana eri e bottana sei rimasta

martedì 6 luglio 2010

Martin

Per giorni ho ascoltato la lettura di un libro che non 'leggevo' da anni… Martin Eden di Jack London, programma su Radio Tre Rai, ad Alta voce si chiama, la voce, splendida, è quella di Massimo Popolizio, attore teatrale e ugola italiana di Ralph Fiennes, Tim Roth, Bruce Willis, Tom Cruise, Kenneth Branagh… e subito e con maggior coscienza si è rivelata a me quella medesima sensazione che suscitò in me ragazzina. Può comprendere una undicenne la falsità della borghesia ricca, la voglia di elevarsi al di sopra delle differenze di classe, la delusione di fronte all'incanto che si scioglie e lascia, solo, esigue tracce di amor proprio? Non lo so, se l'avessi capito quel cupo e povero marinaio; ne è rimasto un unico grande grumo, e a forza di rimescolare forse mi si è amalgamato bene, tanto che devo essermici infilata anch'io come in un burro, m'ha portato giù giù con lui. Non ho un ricordo chiarissimo di quelle letture. Si rubava un libro dallo scaffale degli adulti e lo si sfogliava, le mani agitate rischiavano di lasciare segni inconfondibili, sgualcire sicurezze e macchiare innocenze, ma lo si leggeva tutto, in preda a uno stato di trance nel quale avrebbero potuto chiamarti per ore, tu non sentivi, perché semplicemente eri da un'altra parte… Bruciavo e mi facevo consumare volentieri, è scrittura generosa, spazio incolmabile, tenace e intelligente temperamento e lui si spendeva nel racconto senza risparmiarsi, senza misura e senza finis come quel mare nel quale ti tuffi e vorresti che non avesse mai fondo. C'è stato un momento in cui ho avuto paura di immergermi dopo il conseguimento del brevetto, io che sono stata sempre una incosciente, una barbara, una guastatrice, un'avventura-dipendente. E l'ho ripensato, l'avido e insaziabile divoratore di testi, il sognatore-realizzatore di migliore vita, il prodigioso fautore della sua ascesa sociale, il conquistatore della distante Ruth, la vittima sacrificale dell'industria editoriale… il mio Martin che entra dalla porta della ricca famiglia, attraverso la quale gli si spalanca una profonda metamorfosi rapida e crudele e gli si chiude la vita, diventata per lui una bianca luce incandescente che ferisce gli occhi affaticati di un malato, ed esce dall'oblò del piroscafo per evadere e infrangere le solide leggi del branco e nudo liberarsi di ogni dubbio, forse capire, furente, orgoglioso, innocente e intangibile, liquido eden.


and at the instant he knew, he ceased to know

lunedì 5 luglio 2010

and justice for all

Perché anche quando la traduzione è corretta a me piace in lingua originale… vabbeneeeee???? Da donna, da fan del'Al che dire? Riuscita interpretazione e drammaticità del personaggio che cresce gradualmente, si sviluppa e culmina nell'appassionata rivelazione del reato realmente commesso. Accertamento della verità… e subito il pensiero vola alla scandalosa 'sparizione' dell'emendamento per eliminare dal testo l'intera questione dell'arresto obbligatorio in caso di violenza e atti sessuali contro i minori. Di più lieve entità è la specifica e io non posso esimermi dal chiedere a me e a voi, che significa? Non entrerò nei particolari, ho cercato di leggere, informarmi, spulciare tra i testi di psicologia infantile, rapporti di vari organismi tesi a studiare il fenomeno sviluppatosi in rete, ma dopo un po' mi rifiuto di andare avanti. L'analisi fredda e scientifica interesserà gli addetti ai lavori e coloro che sono chiamati a svolgere attività di indagine, cura, io no… a me già provoca ribrezzo il pensiero che un individuo possa nutrire interesse morboso e non corrisposto nei confronti di una donna, di un uomo, e non riesco nemmeno a immaginare che possa violare un bimbo o una bimba. Io penso che c'è bisogno di una nuova cultura, eticamente compatibile con la tutela dei minori, la libertà e la dignità umana, sensibilizzando e coinvolgendo l'opinione pubblica, il mondo della cultura, della politica e cercando di contrastare questa assurda volontà di mettere a tacere le voci del dissenso, di imbavagliare chi ancora si oppone a ogni forma di sfruttamento, abuso e maltrattamento. Queste alte considerazioni valgono nei confronti di chi legiferi, approvi, applichi… nel caso dell'affetto da gravi disturbi, comincio a nutrire dubbi seri, perplessità gravi sulla efficacia di una cura che li guarisca, di una pena che li guarisca [¿]. La legge del più forte è disumana, bestiale, distruttiva e incomprensibile, segna e uccide la speranza! A lungo termine potrebbe suscitare un'ondata di riprovazione talmente devastante da lasciarci tutti sgomenti, a pensare che sarebbe stato meglio agire per tempo, prevenire, mentalizzare i danni scaturiti dalla violenza, in caso di violenza all'interno delle mura casalinghe far in modo che il maltrattamento imposto sia sostituito efficacemente con il buon trattamento. Penso prima di tutto ai bimbi indifesi, sfortunati e lesi a vita, a loro prima che ai malati che infliggono simili torture alle piccole vittime, forse perché la mia sicurezza nel ritenere la pena di morte sbagliata in questi casi vacilla e non mi piace…



really wrong…

domenica 4 luglio 2010

sound track -9


Quando hai eliminato l'impossibile, qualsiasi cosa resti, per quanto improbabile, deve essere la verità.
(Arthur Conan Doyle)

ummagumma

Chi più ne ha, più ne metta. Ok, sì, sono d'accordo, ma non credi che ci voglia un criterio di scelta, che sia necessario un momento per decidere tra questo e quello, non sono poi tutti uguali, non è che tutti siano pronti e veloci come te. Che cazzo! Cos'è un'orgia? Un'ammucchiata? Scrivete dei nomi, ognuno faccia una lista e poi ne riparliamo. Io le facce le ho viste. Voi dovreste solo immaginarle. Qualcuno avrà pensato: questa è la mia occasione. Qualcun altro: ma è pazzo? Io: ti piazzo dei nomi che ti verrà un infarto. Anzi farò di più. Insieme ai nomi ti butto giù un bel programma, sì, parole e immagini, tutto scritto per filo e per segno, nove mesi… figuratevi, ne ho! E lo firmo, te lo a u t o g r a f o! Quando voglio so essere intraprendente, e ora mi hai fatto proprio incazzare. Nove mesi di gestazione e intanto sarò impegnato in altri progetti, in altre storie, in altri lavori… non volevi uno disposto a tutto? Che non si facesse problemi, più esperienze hai, meglio è! Mi inviti a nozze… anzi no, per cortesia, facciamo tutto come se: Ci vediamo quando ci vediamo! Ognuno a casa propria. Lo sai che i rapporti fissi mi fanno venire le bolle. Veniamo al succo. Senza segreti e senza doppi fini. Ho un unico obiettivo: farti fare una figura di merda. E intanto prende forma l'idea di immortalare alcuni disegni che ho in testa da un po' e aggiungere musica, titoli e testi, con significato, quasi una dichiarazione di intenti, un'antologia ordinata e rielaborata con uno stile preciso, non m'hai forse rimproverato di instabilità e immaturità? Dopo il periodo travagliato e lisergico arriva il metodo, sperimentale e levigato, lissssscio, geometrico. Ed è tutto talmente vivo, dilatato, istintivo, diverso dal pianificato; rarefatto e innaturale sì, ma vero. Faccio un giro a immaginazione e riesco a ipnotizzare la tastiera, diventa forsennata, le dita accelerano, incuranti della stanchezza improvvisano ta-ta-ta-swiss-ta-ta-ta… lettera-lettera-lettera-spazio-lettera… nemmeno riesco a distinguerle, scorrono indiavolate e i suoni attingono al mistero, fondendo temi d'avanguardia e composizioni classiche, subiscono l'incursione di versi animaleschi e grotteschi, talmente bizzarri che sorprendono persino me. Sotto tua insistenza ho cercato di spiegarti, di anticiparti qualcosa, ma tu non sei tardo, ché andrebbe a mio vantaggio, no, sei incapace e superbo, ti ostini a dichiarare che sarebbe stato meglio che tu dirigessi, orientassi, posizionassi… rimango in silenzio, ora sono reticente, divento inaccessibile. Avvezzo oramai ai tuoi sproloqui mi faccio coraggio, ti interrompo bruscamente e me ne vado nel bel mezzo della reunion, sì sbraitami dietro, sono in anticipo caro mio, figlio prematuro il mio, ma bellissimo e sano, già assaporo la festa, che piacere che m'hai fatto sperimentare, frustarti e legarti, gran bella scoperta, questa sì che è una svolta! Il flauto apre e chiude…

sabato 3 luglio 2010

liberate gli uccelli


Filosofia per immagini… Il pensiero è invisibile… ma la pittura fa intervenire una difficoltà: c'è il pensiero che vede e che può essere descritto visibilmente, Magritte ha detto. Non ci si prefigge un tema, non si stabiliscono criteri di scelta, si dipinge e misteriosamente alla fine si scopre il mistero della natura del proprio io: unico tema possibile e impossibile oggetto della propria ricerca l'enigma, il paradosso dell'esistenza umana, unico campo d'indagine la Natura. Quella natura che non è perita soffocando, che ci offre il sogno, che ci apre alla libertà, imperativo impellente dell'uomo.
Mistero=sogno? Realtà=sogno! Tutti gli aspetti della realtà convivono ed esistono l'uno nell'altro, in una corrispondenza continua, in una contemporaneità di giorno e notte che sorprende e incanta. Non è irrazionalità, è semplice poesia, forza umanissima e reale in un contesto impossibile, rappresentata su tela, essenza al centro del palcoscenico illuminato dalla luce cruda del giorno.
Ironia, pane mio, onnipresente e indispensabile, scardina la realtà dal suo interno, instilla il dubbio vorace all'interno della rassicurante quotidianità, vocaboli nuovi di un particolare linguaggio che acquista dalla realtà per restituire mistero. Son giunta alla conclusione: se verità è mistero, mistero è natura, conoscenza è visione, visione cosciente, aspettami felicità, sto per risolvere l'enigma, mi sto sforzando per conoscerlo, mi esercito coerentemente con me stessa sul linguaggio che mi è più congeniale, lo indosso come si fa con un vestito, cambiandolo ogni giorno… non conciliandolo, non abbinandolo.
Questa non è una gabbia, quelli non sono uccelli, scollata arte, liberata da ogni vincolo, diversa e sempre uguale innocenza che disarma, spezza le catene che ci costringono e ci impediscono di vedere e comprendere finalmente la verità e la luce del sole, ah, occhio mio incantato guidami e disorientami mentre perseguo, inseguo e seguo la conoscenza…
Dal 2008 (dicembre - milano)

venerdì 2 luglio 2010

la torre di babele


Ti amo e ti odio.
Dividi il mio spazio interiore
amplifichi quello esteriore.
Ci separano case, strade, piazze,
ci combinano innumerevoli corridoi.
Scavano a fondo ambigui,
risollevano irreali, distorti, ridisegnati
dalle intime geografie del cuore.
Un campanile conflittuale e aspro, rigonfia
al suo fianco, memoria incancellabile, emblema
insignificante, segna i cittadini,
freddi e distanti evocati in una cartolina
in cui la città ha sempre fatto da sfondo.
Bianco profilo, quasi intangibile,
frammento in lontananza esasperato e stanco.
Ricchezza inquietante ed orgogliosamente intatta.
Arrivo di lontano e la vedo. È lei?
No, mai, eppur sempre.

giovedì 1 luglio 2010

un buon inizio

Ci andrò…

un giorno sarò ghiaccio e fuoco, brucerò e scioglierò
la fragilità del tuo tormento, suggestione e
rifugio del mio occhio vuoto.

Ho già guardato fuori, è una bella giornata, l'ideale per decollare dalle tue ginocchia sorvolare le tue anche e atterrare sui tuoi zigomi, non prima d'aver lanciato qualche bel missile terra-aria coordinate indefinite, a circumnavigare il tuo ombelico. Bel tempo per bombardamenti aerei.
Io sensibilità tormentata con gusti tipicamente nordici, tu fortemente caratterizzata in senso istintivo, fragile ed emozionalmente calda. Aliena, catalizzi sulla tua bocca tutta la mia attenzione, nuvolette dall'aura mitologica ammantano la tua fronte, stille di impetuoso impatto confondono e penetrano l'algida muraglia. Non comprendo appieno ciò che mi sussurri all'orecchio, è lingua totalmente inventata, caldo fonema liquido, coinvolge tutto il mio essere e vago, vagheggio e vogo ora repentino, ancora acerbo, poi fluttuante e sconfinato.
Con un'ultima presa l'afferro, la tua bellezza, m'appartiene, pur inquietante, m'affaccio timido, mentre tu esplicita riecheggi ancora piacevolmente in un inno all'amore trascinante e fisico, sfoci e t'avvolgi in rilucenti spirali, sei un mantra ritmico e sicuro. Siamo miscelati perfettamente in una forma unica, soffice, dolce, dilatata prima, ristretta dopo, quando all'improvviso come un raggio di sole attraverso le nubi, in un caleidoscopio di emozioni, sospesa in una morbida tensione, tu mi guardi, prima vera volta, sognante, misteriosa e spicchi per il definitivo decollo, casuale ed emblematica manovra, ma nel contempo precisa, decisa, ariosa.
Torniamo? vuoi? Suonata al contrario sarà ancor più irruente, in perenne equilibrio tra levità e cupezza, in afflato vibrante, quasi disorientante per me, che ti osservo, eterea, ma acuta, in torsione incredibilmente armoniosa, permeabile al tuo pathos, sarò sempre cielo buio, sfondo compassato in cui costellerai e cesellerai, infinite stelle a tinte violente e io ti cullerò, senza farti addormentare, con brevi agganci, diluiti nel tempo senz'ore, soffuso e indolente, inesorabile… magia irripetibile, ma ripetuta, interpretata con sempre maggiore entusiasmo, insisti e rompi il classico e consueto rituale, mirabile impennata, ti svincoli e torni di proposito a provocarmi… palindroma elegia, cerimonia solenne stretta su un toccante crescendo priva di finale.

mercoledì 30 giugno 2010

moon in june

Un'ombra sul muro di calce, è azzurra e violacea, è una curva dolce, un intro sintetizzato si sovrappone ad essa, e io mi son già persa, cotta nel brodo, mi sento risucchiare nel buco nero aperto al suo ingresso sul palco. Che strano, ma non dovrebbero essere freddi, distanti e algidi? Non credo più alle teorie, cosa me lo chiedi a fare? Guarda e ascolta invece di dire stronzate. La melodia subdola, corteggia e conquista, sembra un ululato a tratti, lacerante e insinuante. Lui si contorce, si eleva, si riabbassa, sprofonda, dà grossi scossoni, dà vita a quei tasti, e quelli, prima lievi, poi solenni, crescono e culminano in una serie di armonie apparentemente casuali, vere e proprie frustate, scomposte e rullanti. Forse ho la bocca spalancata? C'è il tipo affianco che mi scruta… Che guardi? A lui e solo a lui devi prestare attenzione! Si erge e sconfina, rabbioso e irregolare, è una tempesta, una deflagrazione, i frammenti rimangono sospesi per un po', il tempo per guardarsi intorno, orientarsi, capire dove si trovi, dove sia finito nel suo ultimo salto in avanti o indietro nel tempo e nello spazio infinito. Si riaccomoda e riprende il viaggio, e questa volta non è solo, io gli siedo accanto, giù la visiera e sù, lo accompagno nelle remote regioni del subconscio. Straniati dal ritmo cullante della nota più alta mi son dimenticata di te: Aspetta, ritorno tra una manciata di vite, ho già visto una cosa che mi piacerebbe prendere…

martedì 29 giugno 2010

il tempo passa

Tante righe una sotto l'altra, un elenco di ingredienti da mescolare, amalgamare, comporre, cuocere… La ricetta non rimane mai uguale, non è mai quella giusta, il risultato, mai ottimale. Frequenza e frequentazione frequente. Il nuovo che lieve ti soggioga e ti scuote e ti sconquassa, ti inebetisce, ti rende incapace di intendere e di volere… nulla se non lei. Lei che ti passa accanto per andare a sedersi al tavolo dietro te. Le vostre schiene sembrano così vicine da toccarsi. Le vostre mani abbandonate lungo i fianchi potrebbero sfiorarsi, una tensione sotterranea che fa tremare le tue gambe e fa vibrare i suoi tacchi. La tua compagna di fronte a te parla, parla e straparla e il suo interlocutore alle tue spalle al suo tavolo canticchia, anzi urla, storpiandola, una meravigliosa canzone di P.J. Harvey. Passano i minuti, nessuno di voi due si muove, nessuno dei due decide di andar via. Non avete toccato cibo, avete sorseggiato la vostra coca. Lui rutta. Lei blatera. La testa vi fa male. Il dolore e la noia vi abbracciano. Il vostro non sarà mai un incontro. La vostra rimarrà una ricerca del piacere insoddisfatta. Mai esaudito sarà il desiderio, mai finito sarà l'orgasmo. Non avrà mai un'occasione di consumo, mai una data di scadenza.

lunedì 28 giugno 2010

guazzo

Pure tu te si' 'mbrugliato
mmiez'o 'mbruoglio 'e sti 'mbrugliune,
cu'sta vita 'mbriacata
cchiù 'mbriaca d'e 'mbriacune…

Potrei aggiungere del miele, del bianco d'uovo, del latte di fico, passarci sù dell'acquavite, appena ben asciutto una mano di cera bianca liquefatta, e lustrato e bruciato. Pastoso e vellutato, è così delicato negli accostamenti cromatici che quando la luce mescoli al marzacotto quello diventa più robusto, potentemente impresso ma destinato a perdersi, ad alterarsi col passar del tempo, ad uniformarsi e a coprirsi con una sottile polvere come di cenere eruttata tale da oscurare tutto anche di giorno. Si son spente le fiamme altissime ed incandescenti, al chiaro di luna calante posso cogliere la sua identità segreta, specchiandola ne traggo spunto e immagine, sarà apprezzata o depennata, ma io la condenso ora, vapore che si posa e s'impregna. Grazie ai vicoli, alle fontane, alle mura, ai cancelli, alle finestre che si aprono e posano, clamore di moda, per me, ispirata verista, in immediato assorbimento di suggestioni popolari ed echi antiche di snervanti ritornelli sù per balconi scioccati che mai più vedranno rotolare rinfrescanti dinieghi e sospirosi assensi. Sogno, canto e lentamente richiudo. Rimane la mia mano insicura e l'anima che ancora aspetta. L'ultimo guizzo, l'ultima raffica, ennesimo racconto di vita e domanda senza risposta. La voce rompe l'indugio, la storia e il finale son già scritti, miei i sottotitoli invisibili, nessuna rozza interpretazione proclamata.

domenica 27 giugno 2010

un sentiero lunghissimo


Ci camminano al fianco, somigliano a vortici in continuo moto, unica pausa breve, e poi si rituffano nel gorgo, travolgono tutto senza accorgersene, mutilando e sconvolgendo. Cos'è un ingranaggio? A che servono i procedimenti? E i manuali? Ma perché, esistono le regole? Non conoscono routine, non sanno nulla della frivola occupazione della chiacchiera, né importa loro di far trascorrere le ore in maniera più veloce, anzi… non c'è forse un metodo per arrestarlo? Esattamente nel preciso momento in cui hanno più amato hanno più intensamente vissuto. Altrimenti che senso avrebbe farlo trascorrere, percorrere, rincorrere? E questo dev'essere, pieno di significato, effettivo e sicuro ormeggio. Chi è per sventura distratto supera se stesso lungo il corteo, guardandosi indietro, calcola la distanza minima e non tiene il passo con la folla che ora lo precede, e se reputasse più opportuno tornare indietro? Forza per ricostruirne la struttura, fantasia per alterarne la cadenza, coraggio per ridargli quella dignità persa per strada. Si ricomincia. Chi dal fondo ne sappia pescare una, chi riesce a risalirla quella corrente e ha ancora vita per farlo, vada. Gli altri rimangono spauriti e sospesi sulla furia dei venti, cavalcano i mulinelli sollevati, saltano sui pensieri privi di sostegno sicuro. Ci si può adeguare? La fantasia non aiuta, l'inventiva non ricrea la visione, l'insicurezza aggiunge un nuovo anello alla catena di incomprensione. Chi è per natura fallito demolisce l'armonia interiore, fa fatica ad espandersi, dimentica il ritmo e non conosce la trama delle corrispondenze, ignora i richiami della bellezza del creato, gravato da pesante e ingombrante fardello, precipita e vorrebbe non esser solo. Ci si può far perdonare? Chi distrugge l'equilibrio è condannato senza indugio mentre intorno esseri petalo si lasciano trasportare, colorando e profumando i sentieri della conoscenza.
Tu costringi molti a cambiare opinione al tuo riguardo; essi te ne fanno una grave colpa. Giungesti vicino a loro ma passasti oltre: non te lo perdoneranno mai.

sabato 26 giugno 2010

autobahn

Seme seminato e semi-universale. Sono "in marcia" con i kraut-rocker più popolari, più intrepidi e sperimentatori. Hanno amalgamato il battito caldo e primitivo della black music con le più algide atmosfere della white music. Musica in movimento, A V A N G U A R D I A! Alla guida io, ascoltatrice di gusti difficili, alla mia destra snob, ma pedalatore infaticabile alla ricerca di sempre nuove alchimie sonore, metà uomo metà macchina, Moog che equilibra rumore e melodia, tecnologia e arte. Dietro Kling e Klang che fondono i ritmi e i suoni che producono le fabbriche, i treni e le automobili, operai della musica, otto dieci ore di lavoro quotidiano per realizzare questa sorta di relazione semi-erotica, dal quale nasce il suono del futuro, un futuro cibernetico in cui affiorano tracce di minimalismo tutto omogeneo e compatto, suoni secchi e asettici, o morbidi e suadenti, un nuovo linguaggio, una koinè del villaggio globale. Sarà un lungo viaggio, ragazzi, mettetevi comodi. Scorro arteria pulsante, scintillo e batto, incessante; pompo ritmo e zig-zago, rilassante ed ipnotica, senza strappi, uniforme viaggio, viaggio. Moog mi guarda sardonico e beffardo: davanti a noi si distende una vallata larga, il sole brilla con raggi sfavillanti... la strada è un nastro grigio con strisce bianche e bordo verde, ora accendiamo la radio, dall'altoparlante escono i suoni… Lancio un'occhiata nello specchietto retrovisore, i due sono in bilico tra divagazioni e conversazioni intime e intense, più lento e atmosferico l'uno, più veloce e allegro l'altro e si susseguono echi, bleep, cigolii, non è una semplice passeggiata, è un tuffo a capofitto nella scarica di una cascata, tenetevi forte che si vola! Siamo dei veri alternativi alla deriva, siamo lo spartiacque ideale, un altro balzo in avanti e saremo definitivamente fuori. Intuisco e li anticipo… tienimi il volante, con una acrobazia sono sul portabagagli, slaccio, apro e tiro fuori: camicia rossa, cravatta e pantaloni neri, ci si veste così, ahhh ahhh avant-garde.

IO sto avanti, non mi raggiungerete mai!

venerdì 25 giugno 2010

dentro o fuori?

Ma perché debba proprio scegliere? Perché? Non era forse più buono il gelato cioccolato, pistacchio, crema, nocciola con una spruzzata di panna? Cos'altro avrei potuto metterci sù? Dipendeva da quanti gusti fossero esposti. E non erano tanti a quei tempi. L'espressione 'un gelatino' alla bimba non si poteva sentire e io sapevo come far capire al gelataio che non sarebbe stato opportuno dirlo…
Oggi ci son altre scelte da fare. L'uomo dolce e premuroso o l'amico stronzo e mai stanco, la compagnia chiassosa o l'associazione culturale, l'ensemble di musica classica o il gruppo di rock indie, il film d'azione o il lungometraggio d'essai… ma al diavolo, io non ho affatto voglia di donarmi a uno e di negarmi all'altro, ho una grande dose di energia che mi consentirebbe di vogare in un prato o di estasiarmi su una poltrona e allora per quale assurdo motivo dovrei rinunciare?
Si potrebbe esser felici essendo tutto, o almeno tutto quello che si può e si vuol essere. Grande dono che facciamo a noi e che viene da noi. Non la si ha, ma ci si è. E allora non diciamolo sempre, non evochiamola spesso, teniamocela, stringiamocela forte per non farla trapelare, qualcuno potrebbe far tutto per prendercela. Non si vede? Meglio. Per vedere la felicità dovrebbe uscire, e invece facciamo in modo che sia come un bimbo che rimane in grembo alla mamma in eterno. Grazie a te per conservarti bene dentro me. Lo so che rimani volentieri, anch'io.

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta

giovedì 24 giugno 2010

il mio ulysses

Io avrei sempre desiderato essere la sua Molly, o vorrei esser proprio lui? Naufrago senza ormeggi, illeggibile e drammaticamente destinato all'eterno peregrinare. Solo ventiquattrore? Sarò concentrata e stilisticamente rapida a passare dal monologo al flusso, dalla forma aulica alla fredda cronaca giornalistica. Aperta a tutto, mutevole e fluida, in continuo divenire, in viaggio dentro e intorno alla mia coscienza, senza alcun controllo, sprofondo e riemergo in mezzo ad associazioni libere e casuali e disordinate in un continuo bagno germinativo di pensieri e sguardi. Incoerente riproduco l'inafferrabile, affiora indipendentemente dalla mia volontà e io lo riporto a voi senza alcun confine e alcuna censura della coscienza. Anch'io occasionale pubblico assisto incredula all'apertura della mente che non sa di esser ascoltata, pensa tra sé e non sa di comunicare all'esterno, magnetica e allo stesso tempo dispersiva, magmatica. Non c'è più logica, la sintassi si frantuma, esplode la terminologia, fermenta il periodo, si trasforma la visione mia del mondo, tradizionalmente chiusa, ora senza tempo e senza schema, genera crisi e mobilita la mia apertura agli spazi immensi, spacca la carena della mia indecisione, rivivendo le gesta dell'eroe omerico, tesse egli stesso la tela del suo viaggio infinito, lasciando alla sua Penelope il compito di stendere il velo sulla sua faccia stanca e di chiudere il sipario sulla scena muta…

mercoledì 23 giugno 2010

walk on


Premio a un'eco e a un monito: Usare la propria libertà per promuovere quella altrui! Non è sufficiente aver sete di libertà e fame di giustizia. Non è molto aspettare pazienti che qualcuno ce le porti in dono. Non è importante far gli auguri per l'età della saggezza, è importante che rivolgiamo l'appello a restituirla quell'età. E chi potrebbe? A chi attribuire questo pesante compito? Chi farà il primo passo in questo lungo e faticoso cammino la cui meta ultima è pace e libertà? A parte lei naturalmente! Lei ha smembrato pezzo per pezzo in modo coraggioso e doloroso la sua vita, merita ora di rimanere ad attendere che qualcun altro scelga di staccarsi dai propri agi per un amore più grande e illimitato, quello che abbiamo in serbo per realizzare un bene collettivo. Chissà che ora ella veda solo il nostro riflesso nell'acqua, solo le nostre ombre nella polvere. Abbiam noi gli occhi rovinati? Nel mondo conoscibile, punto estremo e difficile a vedere è l'idea del bene; ma quando la si è veduta, la ragione ci porta a ritenerla per chiunque la causa di tutto ciò che è retto e belloUn compleanno che si tinge di zafferano, accendiamo la luce della non violenza e affondiamo il dito nella dolcezza spumosa della solidarietà. Tanti auguri non per un giorno solo Aung Suu Kyi, tanti auguri a noi.

martedì 22 giugno 2010

allo specchio

Poi con il tempo
grandi graffi solcarono lo specchio
lasciando che il mondo esterno penetrasse,
e il mio io più segreto vi affiorasse,
poiché questa è la nascita dell’anima nel dolore,
una nascita con vincite e perdite.

Rifletto. Ma non cerco il riflesso. Passo via veloce. Rapida guizzo. Mi nascondo. Ma non riesco ad evitar di soffrire, di deludermi e tradirmi. Tu passi vicino a me e ti impadronisci della mia immagine. Mi attiri a te, assorbi una parte di me. Ora quella parte ti appartiene. Ma l'altra rimane ombra, dietro un paravento. Una s'atteggia e continua a far parte e a prender parte dell'altrui esistenza, l'altra continua a ricercare la mia identità e le personalità rimosse.
Non guardare, non leggere nell'apparente, ignora quella ruga, rimuovi l'idea del futuro e la piega agli angoli della bocca. Dimentica delle contrazioni del dolore e risaltante la felicità dell'incontro, la mia lingua riassapora tutte le storie invisibili, rimaste nel limbo, sospese tra il vetro e il telaio, intrappolate nella struttura del tempo, opprimono il cuore per poco e ritornano a trasmigrare dallo specchio al muro.
Ho saputo vedere oltre, ho ripercorso tutti i significati reconditi di un gesto distratto, di un esercizio ripetuto più volte, con impegno e con costanza. Ho guardato dentro me, ho raggiunto quello spazio che sta in mezzo, sola e sorniona, la coscienza del sé e dei tanti se disseminati qua e là, si ricompongono in conoscenza del clown che non è più in me, di quella faccia truccata e mossa che ride quando vorrebbe piangere. Ora che ho visto, ripongo lo specchio prima che si rompa in tanti pezzetti, e mi rivolgo al tuo viso. Non sei me, ma mi piaccio.


lunedì 21 giugno 2010

anahit

La mia vita è un doppio. Sento con gli occhi, vedo con le orecchie, ho i sensi spostati. Non sono reale, scrivo d'istinto e nell'irrazionale mi confondo e mi fondo. Tutto collegato, una matassa senza fine, aggrovigliata e spersa… Con un linguaggio simbolico e imperscrutabile, mi parli, ma non ti ascolto, puoi superare ogni barriera, ti amo e in un abbraccio posso sentire ogni singola parola. Hai la chiave di lettura, non affannarti, non c'è gusto. Colma quel vuoto, lirica breve, poche righe, sensazioni possibili e paesaggi interiori, rimescolii di suono e colore, materia ed evanescente vita, tangibile sogno, ricreiamo l'unicum corrispondente, incatenati a me e al mio spazio e compiamo questo corto infinito viaggio, correndo verso quei segni scaraventatici addosso. Come puoi pretendere che io non sfrutti una risorsa così grande? Ti sento arrivare, sento le vibrazioni del tuo pensiero, disordino le mie carte, le getto in un universo parallelo e attendo che tu me le riporti… appoggiale lì su quello scaffale insieme alla crema per le mani e all'atlante dei nostri viaggi, sono parole nuove, mai pronunciate, troveranno, sole, la propria collocazione, ora rifulgono e si intrecciano, si cercano incontenibili, intraducibili, si toccano, si stringono, mani e piedi, fremiti e battiti, è un andirivieni perpetuo e mai domo, forza inesauribile che non lascia possibilità di scelta, devi seguirmi nel baratro o in cima, ovunque io conduca. La mia punta scivola leggera e decisa, unisce e separa le tappe idilliache in una coincidenza continua, misteriosa, profumata e idratata dal miele degli dei, senza l'ausilio dei cinque intermediari, ché il sesto è già nato con me. Dal 2009 (Loco - Maggio)

domenica 20 giugno 2010

air française

Algido e spinoso, quasi siderale. Ti ci vuole un french touch, una spinta morbida e una caduta sul fianco poco spigoloso… curva a destra e rettilineo breve: una scena gloriosa. È un'onda teutonica anomala e improvvisa, la tua difesa ormai si accartoccia in risacca. Non puoi resistere, e il tuo profilo si abbandona sul mio omero, mi porgi le labbra e io ci plasmo un bacio articolato e melodioso.
Sono ambiziosa e non ammetto sconfitte. Sono ossigeno d'oltralpe, rìfolo a donare nuova vita in maestosa grandeur, mi farò comprensibile alla massa ma non mi svuoterò delle suggestioni eteree e metafisiche. Vuoi solo flirtare? È un'idea. Semplice e geniale. Incidiamo in sala da pranzo, convertiamo in bagno, riproduciamo in camera da letto… riascoltiamo in terrazza, pubblichiamo in giardino. Sepolto tra tasti, cavi, ti ci sei avvolto completamente. Non puoi far tutto da solo, è un azzardo. Lascia che ti aiuti, sinuosa evergreen, voglio diventare un tormentone, melodia immediata e ipnotica, spacchi il tuo involucro di ghiaccio e racchiusa, io tra raffiche di vento spettrale, giochi d'acqua, vertigini cosmiche e brividi polari, vagito funereo del theremin e beat accattivante, esplodo, miscelata e fortemente alcolica.
oh, oh… atmosfera spaziale, laser assordante, eco intergalattico, pioggia di meteoriti, sepolta da una cadenza ossessiva e scricchiolo e sfuggo, aliena tra gli androidi, m'investe una tempesta di sabbia stellare; in mezzo a uno tsunami in un oceano artificiale, fischi striduli dell'aks e al cupo rimbombo del synth, odo sirene malinconiche e sempre distanti, mai raggiungibili… io galoppo frenetica, mi apro la strada, scalpitando e sbuffando e sfumo in una spiaggia deserta e sconfinata, lì strido spossata lisciandomi le piume.
Spericolata cavalcata e impressionistica apoteosi, un lungo tappeto giallo alla fine del quale puntella uno svolazzare di tende, la mia oasi personale è quella che forgio ogni qualvolta io, smarrita e disperante, senta il bisogno di oxygene.